Formazione per il lavoro e la sicurezza da garantire

Lunedì 21 Febbraio 2022 di Sauro Longhi
Manifestazione dopo la morte di Giuseppe, lo studente morto in un incidente stradale durante uno stage di lavoro

Alcune settimane fa la tragica storia di Lorenzo, morto nell’ultimo giorno di tirocinio in fabbrica. Oggi di Giuseppe morto a sedici anni in un incidente stradale mentre svolgeva uno stage formativo. Due storie diverse ma con un minimo comun denominatore, morti mentre seguivano un percorso di formazione. Ho sempre sostenuto che la scuola è fondamentale non solo per formare cittadini ma anche per preparare i più giovani ad entrare nel mondo del lavoro. È utile confrontarsi con il lavoro già nel periodo della scuola. Nella mia esperienza da giovane diplomato tecnico in elettronica, e poi da giovane laureato, ricordo la mia impreparazione ad affrontare il mondo del lavoro, di come entrare e di come scegliere. I tirocini, gli stage formativi sono utili per osservare e comprendere l’organizzazione, l’impianto lavorativo, ma senza svolgere vere e proprie mansioni lavorative. Devono rimanere delle esercitazioni, delle simulazioni, per acquisire, per imparare, per comprendere. Si devono accompagnare a specifici percorsi di formazione che educhino anche alla sicurezza nei posti di lavoro. I sistemi produttivi sono sempre più complessi e il rischio di gravi incidenti tende ad aumentare. La sicurezza nei posti di lavori non deve essere trascurata ma assunta come un aspetto fondamentale e centrale per migliorare la competitività e la qualità. Lavorare in un posto sicuro incrementa la produttività perché si lavora meglio. La sicurezza impone organizzazione e controllo e, dove queste azioni si attuano, vi sono meno sprechi e più efficienza. La cultura della sicurezza deve continuare a crescere e come spesso ripeto, investendo in automazione oltre che ridurre la fatica del lavoro si incrementa la sicurezza rendendo tracciabile e riconoscibile ogni azione. Nella transizione digitale imposta nei processi produttivi si dovrà costruire un lavoro molto più sicuro, perché dall’analisi dei dati raccolti si possono evidenziare situazioni di pericolo ed intervenire per eliminarle. Nel paradigma di Industria 4.0, se si vuole, si possono azzerare gli incidenti sui posti di lavoro. Le tragiche morti di Lorenzo e Giuseppe ci devono anche far riflettere sulle condizioni sociali in cui si trovano a vivere, a maturare i più giovani. Nel lungo periodo di isolamento imposto dalla pandemia, il ridursi delle occasioni di interazione sociale, i lunghi periodi lontani dalla scuola, le interminabili lezioni a distanza, forse stanno riducendo le capacità di socializzazione e condivisione e la propensione all’inclusione. Se poi ci aggiungiamo la precarietà del posto di lavoro al termine degli studi, spesso retribuito male con un tirocinio formativo o con un contratto a tempo determinato, abbiamo un quadro che può farci intuire le situazioni di disagio in cui vivono i più giovani e che sfociano spesso in azioni di rifiuto, di violenza e di divisione. Ricordo un video messaggio di Papa Francesco, in piena pandemia nell’ottobre del 2020: “È tempo di sottoscrivere un patto educativo globale per e con le giovani generazioni, che impegni le famiglie, le comunità, le scuole e le università, le istituzioni, le religioni, i governanti, l’umanità intera, nel formare persone mature”. In quel messaggio che vi invito a rileggere su internet, basta “googlare”: Papa Francesco catastrofe educativa, nell’ultimo dei 7 punti, si proponeva di coltivare la casa comune con stili più sobri secondo principi di sussidiarietà, solidarietà e economia circolare. Quanto è stato fatto di tutto questo? Credo poco se non nulla, si stanno dimenticando le promesse fatte, nulla doveva ritornare come prima ed invece tutto sta ritornando peggio di prima, con ulteriori e significativi incrementi delle diseguaglianze sociali, culturali e economiche. Mettiamo al centro dei nostri progetti la Scuola, l’Istruzione, investiamoci risorse, tempo ed energie, da qui troveremo le soluzioni per tutti i problemi. Se avessi la responsabilità di poter decidere su queste azioni investirei tutte le risorse disponibili, con la convinzione di riuscire a cambiare per migliorare. Questo chiedono gli studenti che sono ritornati a manifestare con rumori e colori anche molto forti per farci riflettere che il futuro parte dalla scuola.

*Dipartimento di Ingegneria dell’Informazione Facoltà di Ingegneria Università Politecnica
delle Marche


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