Le valutazioni di prof e presidi per la qualità della formazione

Mercoledì 27 Ottobre 2021 di Donato Iacobucci
Studenti impegnati nell'esame di maturità

Il ministro della Pubblica istruzione, Patrizio Bianchi, ha di recente suggerito l’idea di potenziare il corpo ispettivo e gli strumenti di valutazione di insegnanti e presidi con l’obiettivo di valorizzazione il personale e migliorare il sistema scolastico. Oltre a potenziare gli ispettori ministeriali si intende rivalutare l’attività dei comitati di valutazione dei docenti già esistenti all’interno degli istituti.

L’obiettivo non è quello di dare voti agli insegnanti ma di individuare problemi e criticità al fine di migliorare la qualità dell’offerta formativa. Non c’è un piano specifico a questo riguardo ma l’indicazione è di rendere maggiormente efficace la valutazione dei dirigenti e del personale scolastico in modo da raccogliere informazioni utili a migliore la qualità della formazione. Una qualità che nella media non è elevata e che soprattutto presenta un’eccessiva variabilità da territorio a territorio e da istituto a istituto.

Sono bastati questi accenni per scatenare reazioni di netta chiusura. L’idea che si possa valutare e misurare in modo obiettivo l’attività degli insegnati è considerata da molti come un obiettivo impossibile, se non dannoso, e come tale da respingere senza appello. Il risultato, come si notava pocanzi, è l’elevata varietà di situazioni presenti nel nostro sistema scolastico. Tutti noi, da studenti o da genitori, abbiamo esperienza di docenti preparati ed entusiasti del proprio lavoro ma anche di docenti impreparati, inadatti o scontenti. Quando la qualità della docenza è bassa il danno per gli studenti è notevole.

Tuttavia, fra l’esigenza degli studenti ad avere buoni insegnanti e la salvaguardia del posto di un cattivo docente nel nostro paese è sempre quest’ultimo aspetto a prevalere. In ogni caso, i giudizi sulla qualità degli insegnanti o degli istituti sono affidati alle chiacchiere aneddotiche fra studenti, genitori e insegnanti. Vi sono alcuni di strumenti di valutazione che si affidano a criteri maggiormente obiettivi: le prove Invalsi per il livello di apprendimento degli studenti o il sistema di valutazione degli istituti Eduscopio, messo a punto dalla Fondazione Agnelli.

E’ però assente una sistematica valutazione della qualità della docenza, il cui obiettivo non è tanto quello di distribuire premi o penalizzazioni (che nel nostro paese suonano come cose blasfeme) ma di individuare la presenza di criticità e valutarne la consistenza in modo che possano essere adeguatamente affrontate. Siamo d’accordo che la problematica è delicata e complessa. Ma anche di estrema rilevanza. Per questo l’assenza di soluzioni semplici e condivise non può costituire un alibi per non affrontare il problema.

Si tratta di procedere con gradualità e in ottica di sperimentazione, sapendo che prima si inizia e prima si cominceranno ad ottenere i risultati. In ambito universitario sono presenti da anni sistemi di valutazione dell’attività di ricerca che riguardano i singoli docenti, i dipartimenti e gli atenei. Anche in questo caso non sono mancate posizioni di opposizione preconcetta all’idea che si potesse valutare l’attività di ricerca in generale e dei singoli docenti in particolare. E non mancano critiche agli attuali sistemi di valutazione; che non saranno mai perfetti e che per questo sono oggetto di un continuo affinamento.

Questi sistemi di valutazione hanno rilevanza per le carriere dei docenti e conseguenze significative nell’allocazione dei fondi di ricerca alle università, ai dipartimenti e ai singoli ricercatori. Soprattutto, consentono ai singoli e alle strutture di misurarsi e confrontarsi e questo introduce di per sé incentivi a migliorare. Il sistema scolastico italiano, al pari del sistema universitario, soffre di investimenti insufficienti e declinanti. E’ alla cronica penuria di risorse piuttosto che all’assenza di pagelle agli insegnanti che debbono attribuirsi le carenze del sistema italiano dell’istruzione.

Il Pnrr offre una straordinaria occasione per provare ad invertire la rotta. E’ però indispensabile che l’impiego di maggiori risorse sia accompagnato anche da più efficaci strumenti di valutazione della qualità dei risultati. A vantaggio degli studenti e degli stessi docenti. 

Docente di Economia alla Politecnica delle Marche e coordinatore Fondazione Merloni

 

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