La tragica storia di Lorenzo: morire per il posto di lavoro

Lunedì 24 Gennaio 2022 di Sauro Longhi
La tragedia di Lorenzo: lo studente morto durante un turno di lavoro

Lorenzo, uno studente come tanti, convinto di costruire un proprio futuro su un lavoro e un mestiere concreto e affidabile, ma che muore nell’ultimo giorno di tirocinio in fabbrica. Nella settimana che inizia sono tanti i temi che meritano attenzione. Il Giorno della Memoria per ricordare le vittime dell’Olocausto e della persecuzione dei cittadini italiani di religione ebraica imposta dalle leggi razziali promulgate nel periodo fascista. La minaccia del Covid ancora ben presente e che non consiglia di abbassare la guardia. L’elezione del nuovo Presidente della Repubblica e il probabile cambio di Governo.

Ma scelgo Lorenzo. Non conosciamo la sua storia, i suoi sogni, sappiamo solo che frequentava un Istituto Professionale ed è morto in un brutto incidente mentre stava completando il suo percorso di formazione che l’avrebbe portato ad un lavoro certo, magari con la speranza di un contratto a tempo indeterminato. Questo tragico fatto ci ricorda ancora una volta quanto sia alto il numero degli incidenti mortali sul lavoro. Nell’anno appena trascorso sono stati più di mille e quattrocento.

Tra questi, decine di giovani che svolgevano lavori senza nessuna preparazione come Luana, giovane operaia deceduta in un’azienda tessile di Prato. La sicurezza nei posti di lavori, con i necessari protocolli, è spesso trascurata e vista come un costo, o un impedimento, mentre deve essere assunta come un aspetto fondamentale e centrale per migliorare la competitività e la qualità. In un posto “sicuro” si incrementa la produttività perché si lavora meglio. La sicurezza impone organizzazione e controllo e, dove queste azioni si attuano, vi sono meno sprechi e più efficienza.

La cultura della sicurezza deve continuare a crescere. Con l’automazione si riduce la fatica del lavoro e si aumenta la qualità dei prodotti, ma si può anche incrementare la sicurezza rendendo tracciabile e riconoscibile ogni azione. Nella transizione digitale dei processi produttivi si può costruire un lavoro “molto più sicuro”, perché ogni azione genera dati e dall’analisi di questi si possono evidenziare situazioni di pericolo ed intervenire per eliminarle.

È bene non perdere questa occasione se vogliamo “azzerare” gli incidenti sui posti di lavoro. La precarietà del posto di lavoro, spesso retribuito male con un tirocinio formativo o con un contratto a tempo determinato, non aiuta a far crescere la cultura della sicurezza: nella precarietà del posto di lavoro si riduce la formazione sulla sicurezza e con questa la capacità di richiedere il rispetto dei protocolli di protezione. Nei primi dieci mesi del 2021 dei quasi seicento mila nuovi posti il 76% sono a tempo determinato.


Lorenzo frequentava un progetto di PCTO: percorsi per le competenze trasversali e l’orientamento, la vecchia alternanza scuola-lavoro, con un accordo tra la scuola e l’azienda, doveva “imparare facendo” come studente e non come lavoratore evitando situazioni di pericolo. Un bravo studente di un Istituto professionale con la certezza di un posto di lavoro. Le scuole professionali sono state molto trascurate, spesso ridimensionate e ora incapaci di formare un numero adeguato di tecnici di cui se ne ha tanto bisogno.

La formazione tecnica e la cultura della sicurezza devono tornare ad avere un ruolo centrale altrimenti sarà impossibile realizzare le tante transizioni di cui abbiamo bisogno come Paese, da quella digitale a quella ambientale. Nella Scuola serve anticipare e non inseguire. È necessario immaginare le figure professionali necessarie nei prossimi anni e programmare questi percorsi con il coinvolgimento della società, per scegliere le idee e le esperienze da trasmettere ai più giovani.

Se nel secolo passato si diceva: «se non studi ti mando in fabbrica o nei campi a lavorare», ora per entrare in fabbrica o lavorare nei campi occorre prima andare a scuola. La formazione nel lavoro e nella sicurezza è fondamentale. Questo Lorenzo l’aveva compreso e con lui tante ragazze e tanti ragazzi. Non deludiamoli, creiamo le condizioni affinché possano acquisire la libertà di scelta, la capacità di intraprendere, l’abilità del costruire, senza rischiare di morire per ottenerle. 

* Dipartimento di Ingegneria dell’Informazione. Facoltà di Ingegneria dell'Università Politecnica delle Marche

 

© RIPRODUZIONE RISERVATA