Le parole di Papa Francesco per i vaccini e per ripartire

Lunedì 15 Marzo 2021 di Sauro Longhi
Le parole di Papa Francesco per i vaccini e per ripartire

Ora è certo, possiamo uscire dalla pandemia, abbiamo lo strumento per farlo. Se vogliamo riaprire le scuole, i musei, i teatri, le attività commerciali e produttive, l’unica scelta possibile è vaccinarsi. Io avrò la mia prima somministrazione di AstraZeneca domani mattina. Molti hanno dubbi, perplessità, ma le evidenze scientifiche sull’efficacia e sulla sicurezza esistono e su queste dobbiamo contare. Così come quando voliamo in areo, ci affidiamo alle competenze di chi ha progettato il velivolo e di chi lo sta conducendo. L’aereo è di per sé un sistema instabile, non galleggia in aria come una nave in mare, eppure è sicuro ed affidabile. Anche nella preparazione dei vaccini sono state utilizzate le competenze e le conoscenze di ricercatori rigorosi e preparati che hanno sviluppato le necessarie verifiche, prima di avviare la somministrazione in larga scala. Dobbiamo prendere questo aereo se vogliamo andare in un paese senza pandemia. Il problema semmai è un altro, è non avere ad oggi tanti aerei per trasportare tutti. Perché se vogliamo debellare la pandemia, si devono vaccinare tutte le persone che abitano il pianeta, abbiamo la necessità di produrre miliardi di dosi. Dobbiamo seguire l’invito di Papa Francesco, affinché «il vaccino anti Covid sia dato a tutti» evitando di chiudersi nei nazionalismi e nell’individualismo, perché oltre che umanamente sbagliato è soprattutto controproducente. Fintanto che il virus si propaga attraverso i contagi e muta la sua natura, anche le persone vaccinate rischiano di ammalarsi. Lo stiamo sperimentando con le tante varianti che si stanno diffondendo. L’Europa dovrebbe contribuire allo sforzo organizzativo e produttivo mondiale per rendere disponibili miliardi di dosi con la creazione di propri stabilimenti produttivi. Forse la Commissione Europea ha commesso un errore finanziando solo la ricerca dei vaccini alle case farmaceutiche senza incentivare in parallelo e da subito lo sviluppo di nuovi stabilimenti produttivi. Le tecnologie e gli impianti necessari si conoscevano già, si doveva avviare in anticipo la loro produzione per averli disponibili ora e non tra sei o più mesi, come ad esempio si sta prevedendo in Italia. Sappiamo costruire aerei, ma per costruire tutti quelli necessari abbiamo perso tempo e continuiamo a lasciare tante persone a terra. Le settimane che ci attendono, saranno le più critiche, con la percentuale dei contagi che sta aumentando. Dobbiamo continuare con le mascherine, il distanziamento e l’igiene personale. Queste difese non andranno abbandonate, fintanto che tutti non si saranno vaccinati, altrimenti la diffusione e le mutazioni del virus non scompariranno. Speriamo che questo continui ad essere condiviso da tutti, è una scelta di altruismo: indossare la mascherina è utile per protegge soprattutto gli altri. Le misure di lockdown imposte a partire da oggi sono necessarie, dobbiamo prima liberaci dal virus e poi riprendere le attività, come del resto sta facendo Biden negli Stati Uniti, al contrario del suo predecessore e dei tanti sovranisti in giro per il mondo, che hanno sempre ignorato la pericolosità del virus causando di fatto la morte di tante persone. Dobbiamo anche noi seguire la stessa strategia, l’unica difficoltà è che non abbiamo i vaccini. In attesa dell’arrivo delle dosi necessarie, sarà bene dettagliare il piano per ripartire attraverso gli investimenti possibili con gli oltre duecento miliardi di euro promessi dall’Europa. La data del 30 Aprile entro la quale presentare il piano si sta avvicinando, auguro al Governo Draghi di completare in tempo la proposta con la coerenza e la completezza dichiarata, accompagnando la transizione ambientale e digitale con le riforme necessarie, ad esempio, per la giustizia e la pubblica amministrazione. Senza dimenticare l’altra grande sfida di contrasto alle disuguaglianze sociali ed economiche che continuano a crescere anche a causa della pandemia. Riprendo alcuni passi dell’intervista rilasciata ieri da Papa Francesco: «Non possiamo più accettare inerti le diseguaglianze e i dissesti nell’ambiente… consapevoli che ogni azione individuale non resta isolata, ma ha conseguenze per gli altri, perché tutto è connesso. Tutto! … un modo nuovo di guardare la nostra Casa comune: non più un magazzino di risorse da sfruttare, ma un giardino sacro da amare e rispettare, attraverso comportamenti sostenibili». Da questa consapevolezza dobbiamo ripartire. Sul lato ambientale dovrà migliorare la cultura verso la sostenibilità, ogni nostra scelta ha ripercussioni sul “capitale naturale” che è finito è spesso non rigenerabile. Questo richiederà un ripensamento dei modelli produttivi e organizzativi. Continuando a credere in uno sviluppo continuo e pertanto infinito si rischia di consumare tutte le risorse naturali di cui disponiamo e che sono, lo ripeto, in quantità finita. È bene quindi iniziare a riportare il nostro pianeta in una condizione almeno di equilibrio evitando ulteriori impoverimenti. Un esempio: per contrastare i cambiamenti climatici, occorre porsi l’obiettivo di contenere le emissioni di gas ad effetto serra al disotto della capacità che la terra ha di assorbirle. Questo richiede importanti trasformazioni ed il coraggio per realizzarle, ma non abbiamo altra scelta altrimenti rischiamo di lasciare ai nostri figli un pianeta più povero. L’obiettivo è quello di consumare meno, ad esempio con la riqualificazione degli edifici e la produzione di energia da fonti rinnovabili. Il piano di ripartenza e resilienza che si sta definendo in queste settimane deve soprattutto contenere misure che condividano queste prospettive per non tornare a come eravamo prima, perché privo di futuro. Per fortuna abbiamo i giovani che stanno prendendo coscienza sulla questione ambientale nei tanti movimenti ecologisti che li vedono impegnati. I Fridays For Future andrebbero trasformati in Everdays For Future!

* Dipartimento di Ingegneria dell’Informazione, Facoltà di Ingegneria, Università Politecnica
delle Marche

 

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