Tra speranze e aspettative circondati da una violenza che dilaga

Domenica 2 Gennaio 2022 di Don Aldo Buonaiuto
La benedizione Urbi et Orbi di Papa Francesco nel giorno di Natale

Il nuovo anno appena iniziato è carico di aspettative, speranze, ma anche di preoccupazioni che la nostra regione sta vivendo alla pari di altri territori. Circolano un po’ ovunque inquietanti dimostrazioni di violenza e aggressività, inserite nell’attuale clima di insicurezza, paure e contrasti, che coinvolgono anche i nostri giovanissimi. Negli ultimi giorni hanno fatto scalpore gli episodi di minorenni che hanno compiuto atti di vandalismo e bullismo nei confronti di coetanei inermi e delle loro famiglie. Baby gang in giro per l’Italia sempre più organizzate impegnate a compiere tutta una serie di reati con arrogante spavalderia non dimenticando mai di postare le loro malefatte sui social network e contando su una sorta di impunità collettiva dovuta alla giovane età. È l’intera collettività a essere in grave pericolo quando i ragazzi non hanno il minimo rispetto nei confronti degli altri comportandosi in modo violento. E quando devono intervenire le Forze dell’Ordine vuol dire che le agenzie educative hanno già fallito la loro missione. A volte sembra che i giovani non abbiano una grande consapevolezza dei loro gesti: in questo vuoto spaventoso è racchiusa tutta la drammaticità dei fatti e l’amara considerazione che saranno gli adulti di domani... Lo scenario è desolante: ragazzi svogliati, genitori disorientati e insegnanti spesso demotivati, mentre i nuovi modelli educativi sarebbero gli influencer, secondo il “potere” manipolatorio dei vari network. Il bisogno, per certi versi sano e naturale, che i giovani hanno di sperimentare, trovare nuove strade, mettersi alla prova sfidando tutto e tutti, non può portare a umiliare il prossimo e a disprezzare la loro stessa vita. Coloro che banalizzano tali comportamenti si fanno complici di un male irrimediabile. Chi definisce ragazzate tali gesti scellerati dimostra come questa società stia sprofondando verso una crisi valoriale senza precedenti. Cosa stiamo trasmettendo a questi figli? Basta che i ragazzi siano ben nutriti, allenati, esteticamente inappuntabili, iper-alimentati, accuditi e indottrinati di nozioni per farci proclamare di aver svolto adeguatamente il nostro dovere di educatori? I giovani, a immagine e somiglianza degli adulti, si stagliano come statue nel museo del narcisismo di massa contemporaneo. Papa Francesco, nel messaggio per la 55esima Giornata mondiale della pace celebrata ieri, ha osservato che è necessario forgiare un “nuovo paradigma culturale”, attraverso “un patto educativo globale per e con le giovani generazioni, che impegni le famiglie, le comunità, le scuole e le università, le istituzioni, le religioni, i governanti, l’umanità intera, nel formare persone mature”. A volte le persone più care sono le ultime a comprendere cosa stia succedendo mentre i figli fanno del tutto per non far percepire loro lo stato di grande frustrazione che stanno vivendo. Nessuno li aiuta più a riflettere e pensare, il dialogo è sempre più carente, anche nelle famiglie; prevale la fretta del fare, correre, realizzare, ma manca il “midollo” dell’esistenza, ossia la relazione. Non è sufficiente mandare delle faccine via messaggio se poi nessuno si guarda più negli occhi, si abbraccia, si rivela, si confida… I ragazzi si sentono in balia di un ambiente sociale che offre il piacere e l’illusione anziché la felicità e il senso della vita. L’impegno pastorale della Chiesa dovrebbe sempre conservare un aspetto orizzontale e uno verticale, dove entrambi parlano dell’uomo e di Dio, preoccupandosi del dialogo tra e con ogni persona nella ricerca della verità. L’educazione cattolica ha ancora qualcosa da donare e di diverso dal formalismo di un’istruzione di facciata, perché si dedica a ciò che nella quotidianità i giovani non hanno ancora scoperto, quello che con le loro forze non possono raggiungere ma che è il fondamento dell’esistenza umana e spirituale. La missione è testimoniare con entusiasmo la bellezza della vita affinché i ragazzi siano un segnale, una cascata di luce, dando visibilità alla presenza di Dio, l’unico capace di rinnovare il cuore dell’uomo affinché si attui un’autentica rivoluzione, quella dell’amore.

Associazione Comunità Papa Giovanni XXIII

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