Dalla pandemia alla guerra siamo sempre più poveri

Lunedì 20 Giugno 2022 di Sauro Longhi
Dalla pandemia alla guerra siamo sempre più poveri

La situazione non è delle migliori. L’inflazione cresce a valori fino a poco tempo fa impensabili, avendo raggiunto a maggio il 6,9%, con previsioni di ulteriori aumenti. La spinta impressa dal costo dell’energia non sembra destinata ad interrompersi anche per il perdurare della guerra. Gli effetti più dirompenti si avranno dopo l’estate, con la ripresa dei consumi energetici i cui costi saranno ancora maggiori.

 

Le transizioni verso le energie rinnovabili ancora da realizzare e le fonti energetiche fortemente vincolate al gas i cui costi sicuramente aumenteranno. La pandemia prima e la guerra ora stanno sempre più impoverendo le persone e le famiglie con i redditi più bassi. La scorsa settimana è stato pubblicato il rapporto Istat sulla povertà in Italia con una fotografia del 2021 non proprio rassicurante. Si sono stimate circa 5,6 milioni di persone (pari 9,4%), in povertà assoluta, stabile rispetto all’anno precedente, quello della prima pandemia in cui si è registrato un significativo peggioramento. Si sperava che la ripresa economica registrata nel 2021 portasse ad una riduzione del numero delle famiglie povere, ma così non è stato. Nell’Italia centrale e quindi nelle Marche, una famiglia di 4 persone con una spesa per consumi inferiore a quasi 1.600 euro al mese entra in questa triste graduatoria. Questo accadeva nel 2021 quando l’inflazione era al 1,9%, ora con l’inflazione in costante aumento, la percentuale dei poveri sarà destinata a crescere. Cibo e bollette peseranno sempre più sulle famiglie con redditi bassi e bloccati, con una previsione per il 2022 di oltre il 10% della popolazione in povertà assoluta. Dai dati di quest’anno emerge che l’istruzione e il lavoro contrastano la povertà. L’incidenza della povertà assoluta decresce al crescere del titolo di studio della persona di riferimento della famiglia. L’istruzione non svolge più quella funzione di ascensore sociale di cui hanno beneficiato le generazioni passate, ma costituisce ancora una difesa contro la povertà. Le fasce della popolazione con i redditi bassi non potranno comprimere i consumi essenziali e rischieranno di scivolare in povertà. Sempre dai dati presentati dall’Istat, le misure per il contrasto alla povertà negli anni passati hanno alleviato questi disagi, l’introduzione del reddito di inclusione prima e del reddito di cittadinanza a partire dal 2019 hanno aiutato molte famiglie in povertà assoluta, poi con l’arrivo del Covid tutto è peggiorato. Inutile negare questo fatto, senza questi aiuti molti più italiani sarebbero ancora più poveri. Ma ora occorrono nuove proposte, ad esempio aumentare i salari con il rischio prevedibile di creare una spirale con un continuo rincorrersi di aumenti di salari e di inflazione. Se non si vuole percorrere questa strada, l’altra possibile è proporre una redistribuzione della ricchezza con meccanismi che portino ad una maggiore equità fiscale e ridistribuzione dei costi. Se in Italia nel 2021 i dati evidenziano che il 10% della popolazione detiene il 48% della ricchezza nazionale, mentre alla metà più povera va il 10%, si potrebbero rivedere i meccanismi di contribuzione sociale per alleviare i disagi di una parte sempre maggiore della popolazione. Ad esempio, in un recente studio coordinato dall’economista Andrea Roventini, si propone l’aggiunta di un’imposta sulla ricchezza dell’1% sulle eccedenze patrimoniali oltre i 600mila euro netti, per richiedere un contributo più equo da quel 5% che detiene questi patrimoni. Non è possibile seguire neanche questa strada? Allora ne vanno cercate altre. Ben vengano proposte concrete con conteggi e simulazioni verificabili, altrimenti alla fine di quest’anno ci troveremo in condizioni di disagio sociale ampie e di difficile gestione. Invece di preoccuparsi del caldo in arrivo e dei condizionatori d’aria, occorrerebbero pianificare serie azioni di programmazione per affrontare le crisi economiche e sociali in arrivo. Il caldo passerà ma i disagi economici e sociali di molte persone purtroppo no. Mai come in questa occasione spero di sbagliarmi, ma ho paura che ciò non avverrà. 


*Dipartimento di Ingegneria dell’Informazione Facoltà di Ingegneria Università Politecnica delle Marche


© RIPRODUZIONE RISERVATA

 

© RIPRODUZIONE RISERVATA