Emergenze caro-energia e guerra: senza pace non ci sarà progresso

Emergenze caro-energia e guerra: senza pace non ci sarà progresso

di Sauro Longhi
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Lunedì 3 Ottobre 2022, 02:00 - Ultimo aggiornamento: 18:25

Come era prevedibile, con l'autunno oltre ai funghi sono arrivati i consistenti aumenti del costo dell’energia, ancora non pienamente quantificati ma sicuri. Negli anni passati, quando decisero di aumentare la quota di gas proveniente dalla Russia, in molti evidenziarono la fragilità della nostra strategia energetica, per una consistente dipendenza da un unico fornitore. Così è accaduto, l’azzeramento del gas proveniente dalla Russia ha prodotto una crisi energetica in Italia ed in Europa di cui ancora non se ne vedono tutte le negative implicazioni. Gli attentati ai due gasdotti nel Mar Baltico e da ieri l’interruzione delle forniture di gas all’Italia attraverso l’Austria, rischiano di lasciare l’Italia e tutta l’Europa al freddo con l’arrivo dell’inverno. Per fortuna nei giorni scorsi si sono aperti due nuovi gasdotti dalla Norvegia verso la Polonia e tra Bulgaria e Grecia.

Ma una cosa è certa, non potremo contare sulla stessa quantità di energia e soprattutto sugli stessi prezzi dell’anno scorso. Le nostre forniture dalla Russia si sono ridotte dal 40% al 10% sul totale dell’importazione di gas, senza trovare nuove forniture affidabili e idonee a compensare tale calo. L’incremento di gas dal Nord Africa, di gas liquido dai rigassificatori, in prospettiva dovrebbero compensare questo calo, ma sono tutte soluzioni da verificare nella misura e nella rapidità con cui potranno contribuire già da quest’inverno. In attesa che l’Europa approvi la proposta per un tetto massimo al costo del gas, o comunque una strategia comune per affrontare la grave crisi in atto, i costi continueranno ad aumentare facendo facilmente prevedere bollette per le famiglie e le imprese non più sostenibili. Si stima che oltre un certo limite il costo dell’energia non andrà, ma nelle previsioni questo limite si sposta sempre più in alto e più in là nel tempo. 


I problemi legati ai costi dell’energia non ci devono far dimenticare l’altra grave tragedia che ha colpito l’Europa, la guerra in Ucraina. Abbiamo assistito alla farsa del referendum di annessione alla Russia dei territori occupati, con schede aperte inserite in un’urna trasparente, di fatto non garantendo la segretezza del voto. L’energia è usata come arma contro chi sta aiutando l’Ucraina. Ma con l’autunno la situazione sembra peggiorare, invece di tentare una via di pace, si alzano minacce di guerra con uso di armi nucleari. Abbiamo coscienza di dove stiamo andando? Di fronte a questo scenario si argomenta che è solo una minaccia e che mai si arriverà a tanto, ma in ogni caso si è pronti a reagire. Qualche mese fa pensavo impossibile una guerra in Europa e ora stiamo discutendo se l’escalation può portare all’uso di ordigni nucleari. Ci siamo forse dimenticati che l’uso di queste armi non lascia vincitori?

È tempo di cercare la pace. Sono ancora convinto che la richiesta di pace deve partire dal basso, dalle persone, attraverso movimenti di base che scuotano le coscienze e forzino la ricerca di una soluzione. Si rischia una terza guerra mondiale. Spero di sbagliare, ma più passa il tempo e più reale è il rischio che corriamo. L’unica persona che invoca la Pace è solo Papa Francesco, ma stranamente ogni sua presa di posizione non trova spazio nei giornali e nei mezzi di comunicazione se non in coda ad altre notizie. 


Ma con i tanti problemi contingenti che dobbiamo risolvere ci preoccupiamo di una guerra lontana? Ricordiamoci che molti dei problemi contingenti di oggi sono nati come conseguenza di questa guerra. Risolvere questa porterà a risolvere tutto il resto. Se le strategie fin qui utilizzate non hanno portato ad una pace forse è tempo di percorrere altre strade. Tra qualche settimana avremo un nuovo Governo che avrà di fronte gli stessi problemi del vecchio. Se non si cambiano strategie ho idea che non registreremo miglioramenti. Occorre coraggio per intraprendere nuove strade, occorre una visione sul futuro per orientare le scelte del presente, occorre proporre con determinazione e forza una scelta di pace per la guerra in atto. Senza la pace non potrà esserci progresso.

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