Area marina protetta del Conero, da 20 anni si aspetta un segnale

Giovedì 16 Gennaio 2020 di Roberto Danovaro
La discussione sull’area marina protetta del Conero è aperta da oltre vent’anni senza aver mai trovato una soluzione per la tenace opposizione di interessi privati. I cittadini favorevoli all’area marina protetta, che a mio avviso sono la grandissima maggioranza, subiscono in modo silenzioso questo stallo che ci fa perdere credibilità a livello nazionale e internazionale. Ma è recentissima l’idea di alcuni consiglieri nel Comune di Ancona di istituire una “Zona di Tutela Biologica” nella baia di Portonovo al posto di un’area marina protetta. Le zone di tutela biologica sono tratti di mare in cui viene regolamentata l’attività di pesca. In alcuni casi viene completamente impedita, in altri è possibile la pesca artigianale, e in altri ancora viene consentita la pesca sportiva. Queste aree sono, almeno nella proposta portata in Comune, circoscritte dalla presenza di grandi “dissuasori”, ovvero blocchi e altre strutture di calcestruzzo dal costo molto elevato, messe sul fondale per impedire l’attività di pesca a strascico, come quelli sperimentati in Adriatico a Senigallia molti decenni fa. Ma l’esperienza accumulata in oltre trent’anni in Italia purtroppo non è positiva, molte di queste strutture sono scomparse in pochi mesi, inghiottite completamente dal fondale che si comporta come delle sabbie mobili, ovvero lasciando l’area senza alcuna protezione e con spreco di denaro pubblico. Se sono messe vicino a costa non servono a proteggere dallo strascico perché sotto costa è già illegale. Inoltre, spesso le comunità locali non erano neanche è a conoscenza dell’esistenza di queste zone tutelate, proprio perché mancavano completamente di strutture di controllo, ovvero nessuno le gestiva e le proteggeva. Quasi sempre il controllo è stato affidato alla guardia costiera, la quale però è oberata da mille altre attività e non riesce a impedire la pesca fraudolenta. Nell’area del Conero la pesca illegale è attuata ancora oggi, se pensiamo ai datteri bianchi (i ballari) o alle vongolare che arrivano quasi a riva, senza che si sia riusciti a contrastarla. Quindi continuerebbe ad essere fatta anche nella zona a tutela biologica. I blocchi di cemento spesso non riescono neanche a impedire l’accesso all’area tutelata alle vongolare. Il rischio è che quindi questi “dissuasori” proprio non servano. Inoltre, le zona a tutela biologica non ricevono finanziamenti da parte del governo e sono interamente a carico della comunità locale. Anche i risultati conseguiti in termini di tutela della biodiversità e della pesca non sono esaltanti. Ma allora perché proporla? Una ipotesi è che si voglia fare qualunque cosa, eccetto l’area marina protetta del Conero. I malpensanti sostengono che sia per fare girare l’economia comprando un po’ di calcestruzzo. In altri luoghi d’Italia, infatti, la proposta della zona a tutela biologica è stata giustificata più dalla volontà di fare affari con i blocchi di cemento più che per proteggere l’ambiente marino. Sappiamo che davanti al Conero esiste un’area marina meravigliosa, nota nel mondo, che merita di essere protetta, ma invece di proteggerla seriamente si fanno proposte anacronistiche e costose. Magari sperando che il cittadino comune non conosca bene la differenza tra un’area di tutela biologica e un’area marina protetta e pensi che si stia facendo comunque qualcosa di utile per l’ambiente. I dissuasori possono aumentare la biodiversità in zone sabbiose dell’Adriatico, ma non nel Conero. L’unico posto dove non servono è proprio la Baia di Portonovo. Risparmiamo questi soldi. La via maestra sarebbe l’area marina protetta, con personale che monitora e protegge il mare, segnala l’illegalità, fa campi scuola, guide per turisti e incentiva l’economia locale. Se poi la denominazione “area marina protetta” ci spaventa, in subordine, e vorrei essere molto chiaro, si tratterebbe di un ripiego, possiamo proporre una Zona a Conservazione Speciale (Zcs), ma non una zona a tutela biologica (Ztb). Le zone a conservazione speciale sono in Europa quello che per noi sono le aree marine protette, e vengono promosse e finanziata in tutta l’unione europea e si auto-mantengono senza costi per i cittadini. Queste aree prevedono un piano di gestione, e richiedono un monitoraggio e una gestione effettiva da parte della Regione. Insomma, le zone a conservazione speciale (Zcs) saranno in prospettiva forse anche più importanti anche delle aree marine protette e, se gestite correttamente, serviranno veramente al ripopolamento delle specie marine. L’unico limite è che rinunceremmo ai fondi del ministero dell’Ambiente, che sono ancora a disposizione per fare l’area marina protetta del Conero. Ne vale veramente la pena? O è un prezzo da pagare per una battaglia ideologia contro l’area protetta del Conero?

*Docente all’Università Politecnica delle Marche e presidente della Stazione zoologica-Istituto nazionale di biologia, ecologia e biotecnologie marine © RIPRODUZIONE RISERVATA