Quei nuovi imperialisti che arrivano da oriente

Domenica 12 Gennaio 2020 di Don Aldo Bonaiuto
Il colonialismo otto-novecentesco è stato uno delle pagine più vergognose della storia europea. Per secoli le potenze del vecchio continente hanno spolpato l’Africa, l’America latina e l’Asia, depredandole di materie prime e forza lavoro. In particolare, i Paesi africani sono stati letteralmente saccheggiati di tutto ciò che di prezioso custodisse il loro sottosuolo. Sono passati diversi decenni, ma la cronica mentalità imperialista ha soltanto cambiato latitudine. Oggi, infatti, ci sono neo-colonialisti, ammantati di ideologia, a fare incetta di metalli rari e contesissime risorse energetiche con l’obiettivo di dominare l’economia globalizzata del terzo millennio. Il colonialismo vecchio e nuovo, come spiegato da Papa Francesco nel suo viaggio in Bolivia, «genera violenza, povertà, migrazioni forzate e tutti i mali che abbiamo sotto gli occhi... proprio perché mettendo la periferia in funzione del centro le si nega il diritto ad uno sviluppo integrale». Come sacerdote impegnato al servizio degli ultimi, raccolgo quotidianamente le testimonianze dei profughi costretti a migrare dalle loro terre per ovviare all’impoverimento provocato da una dinamica epocale. I nuovi imperialisti che arrivano da oriente, irrompono nei palazzi presidenziali in Nazioni poverissime, impossibilitate a rifiutare la loro proposta. Sono gli attori del grande capitalismo di Stato e sono capaci di garantire ciò che nessun traballante governo africano può assicurare: contratti a scadenza ultradecennale per lo sfruttamento di giacimenti petroliferi e risorse minerarie. Ovviamente questi individui di altissimo livello non si presentano a mani vuote: operano su larga scala e quindi, oltre a valigette ricolme di valuta pregiata, offrono infrastrutture colossali che i governanti locali si indebitano fino al collo per ripagare. Siccome, sull’esempio della millenaria via della seta, a ogni debito non saldato corrisponde un usufrutto inestinguibile, costoro diventano in breve tempo i proprietari dello “staterello” a sovranità limitata. E oggi, guarda caso, gli aspiranti dominatori dello scacchiere internazionale (ammiratori segreti dei patti tra tiranni del secolo scorso) tornano protagonisti negli scenari geopolitici più appetiti. Insomma, per paura che gli antagonisti dichiarati, ossia i capital-comunisti, inghiottano tutto di un fiato il terzo mondo, i nipotini dei signori del novecento mettono in scena un teatrale revival della peggiore storia contemporanea, dividendosi le Nazioni già in gravissima crisi come l’Iraq, la Libia e soprattutto la martoriata Siria. Intanto l’Europa stenta persino ad accordarsi su una misura minima di civiltà che noi operatori umanitari invochiamo da tempo (i corridoi umanitari comunitari), i singoli Paesi dell’Ue si arrovellano su come trarre cinico e spregiudicato vantaggio dalle disgrazie di popoli in disperata fuga. Formulo perciò un auspicio, in apparenza utopico, ai nostri “statisti” (ammesso che ce ne siano): nessuno in Europa cerchi più di firmare contratti economici con dittatori in smobilitazione. Va bene concordare mediazioni (a patto di riuscirci) però non è dignitoso rincorrere autocrati di dubbia democraticità sul terreno diabolico delle convenienze “tribali”. Sappiamo che l’Europa ha sulla coscienza ben due conflitti mondiali e che alcuni Stati da decenni hanno pesantissime responsabilità nelle decine di guerre dimenticate e rinfocolate ad arte in giro per il globo. Recentemente il Pontefice, ricevendo tutti gli ambasciatori accreditati in Vaticano, ha cancellato ogni alibi: lo spirito di pace può soffiare ovunque, a patto che non si rinunci al dialogo. Il Vangelo parla chiaro, non si mette vino nuovo in otri vecchi. Per le nuove generazioni non funzioneranno mai le vecchie ricette, la speranza sopravvive agli spettri del peggior passato. La rincorsa a “Cinafrica” (una sorta di neologismo per indicare il moderno connubio del colonialismo) e i nuovi imperialisti ingrassano i trafficanti di morte rubando il futuro ai giovani. Si continua ad armare la mano del boia, obbligando i poveri a impugnare un mitra oppure a scappare da casa propria persino nascosti nel carrello di un aereo.

*Associazione Comunità Papa Giovanni XXIII © RIPRODUZIONE RISERVATA