Lo spiraglio di un grado e mezzo come unica strada per il futuro

Lunedì 1 Novembre 2021 di Sauro Longhi
Lo spiraglio di un grado e mezzo come unica strada per il futuro

G20 a Roma: un evento molto atteso che ha reso possibile un ulteriore confronto sulle maggiori problematiche del presente, a partire dai cambiamenti climatici e dai rischi pandemici, con la condivisione di obiettivi comuni per contrastarli. Vi sono visioni diverse e anche condizioni diverse che rendono difficile trovare un accordo forte e incisivo. La scienza sulle soluzioni fornisce indicazioni chiare, se non si contiene l’innalzamento della temperatura globale sotto 1,5 gradi nei prossimi 30 anni il pianeta rischia di perdere il proprio equilibrio, se non si vaccina la popolazione mondiale, soprattutto quella dei Paesi poveri il Covid continuerà a circolare mutando in ulteriori varianti, riducendo l’efficacia dei vaccini.

Sembrano problematiche molte lontane dalle nostre Marche alle prese con i problemi della ricostruzione post terremoto, con le crisi industriali dove i lavoratori rischiano di perdere il proprio posto di lavoro, con un sistema sanitario da potenziare e integrare nei territori. Ma non è così. Nella ricostruzione si potrebbero incentivare soluzioni più compatibili con l’ambiente, riducendone i consumi energetici oltre a garantire una maggiore resistenza sismica. Le riorganizzazioni industriali potrebbero essere incentivate verso produzioni green su una prospettiva di economia circolare per ridurre, ad esempio, il consumo di materie prime. Il sistema sanitario più attento ai bisogni delle persone, strutturato con una maggiore interazione e collaborazione con la medicina di base. È dal piccolo che si contribuisce al grande.

Iniziamo nella nostra Regione a investire su queste transizioni capaci di contribuire positivamente ai grandi obiettivi che il G20 si è dato. Opportunità del resto favorite dai finanziamenti contenuti nel Pnrr, che dovranno facilitare concrete transizioni energetiche e ambientali. Una occasione importante da non disperdere. Nel G20 si è anche discusso di aspetti economici e finanziari, come l’indebitamento dei Paesi più poveri, ma senza impegni condivisi. Occorrono misure più incisive come la cancellazione di parte dei debiti da affiancare a politiche economiche adeguate. Ma anche su questo mancano coraggio e determinazione. Così come per la gestione dei flussi migratori che non ha trovato spazio nel G20. Chi ha coraggio, invece, è Papa Francesco, nell’Angelus di due domeniche fa, ha espresso la vicinanza alle migliaia di migranti e rifugiati detenuti in condizioni disumane in Libia: «Non vi dimentico mai, sento le vostre grida e prego per voi».

Nel suo messaggio chiede alla comunità internazionale di mantenere le promesse e cercare soluzioni per la gestione dei flussi migratori in Libia e in tutto il Mediterraneo; «Preghiamo insieme per loro in silenzio». Occorre prendere coscienza di questi problemi, non girarsi dall’altra parte come se fossero problemi che interessano gli altri, chiedere a chi abbiamo eletto e ci rappresenta in Parlamento e nel Governo di impegnarsi su questo fronte per chiudere i lager in Libia. Questo deve essere il nostro impegno civile e morale, per evitare di dire, tra qualche anno, che non sapevamo delle atrocità che si commettevano in quei luoghi, così come sentimmo raccontare al termine della Seconda Guerra Mondiale, e purtroppo in alcuni casi ancora oggi, che non esistevano i lager nazisti dove si è compiuto il più grave genocidio che la storia ricordi.

Le crisi umanitarie che richiedono il nostro aiuto sono tante, tra queste la più grave è forse quella in Afghanistan da quando i talebani hanno preso il potere ad agosto. La notizia della bambina afgana venduta per 500 dollari da una famiglia affamata credo che ne rappresenti la fotografia più nitida e atroce. L’impegno preso dal G20 ad inizio ottobre dovrà portare ad azioni concrete. Concludo rivolgendomi ai più giovani, che stanno costruendo il proprio progetto di vita, chiedendo loro un impegno forte e determinato per ridurre le disparità e le incomprensioni tra culture e storie diverse e fondare ciò che nelle università già esiste: una cittadinanza globale che riconosca a tutti diritti e doveri. 

 

* Dipartimento di Ingegneria dell’Informazione Facoltà di Ingegneria Università Politecnica delle Marche

 

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