«Ecco perché io difendo il reddito di cittadinanza»

«Ecco perché io difendo il reddito di cittadinanza»

di Sauro Longhi
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Lunedì 23 Gennaio 2023, 07:39

Ma siamo sicuri che il reddito di cittadinanza sia l’ostacolo principale alla crescita del paese? In molti talk show televisivi, pagine di giornale, compreso il Corriere Adriatico, si raccolgono testimonianze di imprenditori e ristoratori che non trovano persone interessate alle loro offerte di lavoro. Oppure si rileva che i giovani preferiscano il reddito di cittadinanza piuttosto che un lavoro, portando come evidenza solo qualche caso. Il reddito di cittadinanza e la pensione di cittadinanza sono le uniche vere misure di contrasto alla povertà e alle tante diseguaglianze economiche e sociali cresciute negli ultimi anni. La salvezza per milioni di italiani che ha permesso di evitare conflitti e disagi ancora maggiori. L’analisi corretta va fatta con i dati globali che l’Inps ha presentato recentemente. I nuclei familiari beneficiari sono stati più di due milioni, per un totale di oltre cinque milioni di persone, con un importo medio per nucleo di circa 550 euro al mese. Il 20 per cento di chi percepisce questo aiuto ha già un lavoro sottopagato ed ha bisogno del sussidio per raggiungere la soglia di povertà. Mentre il 65 per cento sono anziani, disabili, minori, persone che non possono essere ricollocate nel mondo del lavoro. Il 10 per cento ha trovato lavoro, mentre un 5 per cento ha il reddito e non lavora e potrebbe essere inserito nel mercato con politiche mirate, anche se la ricollocazione nel mondo del lavoro potrebbe presentare qualche difficoltà oggettiva dato che il 70 per cento dei percettori del reddito di cittadinanza ha un livello basso di istruzione. Nelle Marche, nell’ultima rilevazione, i nuclei familiari che hanno richiesto almeno una mensilità sono aumentati a poco più di 20 mila, in percentuale inferiore al resto del centro Italia. Le percentuali più alte restano al sud, dove storicamente è più difficile trovare lavoro, e da dove sono partiti i flussi migratori del secolo passato che hanno cambiato il Paese. 

Da questi dati emerge una fotografia nitida che giustifica pienamente il mantenimento del reddito di cittadinanza e semmai il suo rafforzamento per renderlo ancora più equo ed efficace con politiche più incisive per la ricollocazione nel mondo del lavoro, spostando l’attenzione e la discussione da quello che andrebbe fatto per impedire brogli. Ricordo i casi di falsi invalidi, di non vedenti che guidavano l’auto e percepivano la pensione di invalidità, ma nessuno ha mai pensato di eliminare tali pensioni. Perché di fronte a qualche caso a cui il sostegno non andrebbe concesso, si vorrebbe abolire questa misura di aiuto sociale? Invece che estenderlo a chi già lavora ma con salari sotto la soglia di povertà, si opera per cancellarlo. Come sembra voler fare l’attuale Governo sia su questo fronte che sull’introduzione del salario minimo, portando a giustificazione generiche motivazioni di incremento della spinta inflazionistica e della propensione al lavoro nero in qualche modo stimolate da tali misure. Certo la contrattazione collettiva potrebbe equilibrare i salari, ma non sempre viene attuata e seguita in tutti i contesti produttivi e dei servizi. 
In Italia il 13 per cento delle famiglie è in povertà assoluta: non è in grado di soddisfare i propri bisogni primari. Dal reddito di cittadinanza sono stati esclusi la metà dei poveri assoluti e, per il requisito di residenza, gli stranieri. Il reddito di cittadinanza andrebbe quindi migliorato in un’ottica più inclusiva, introducendo politiche attive del lavoro che ancora non esistono. Si è invece iniziato a prefigurare l’essere poveri come una colpa, e a trattare i percettori del reddito di cittadinanza come dei criminali. Raccontare che il reddito di cittadinanza non ha funzionato è sicuramente sbagliato, i dati dell’Istat mostrano una realtà ben diversa, con milioni di persone salvate dalla povertà. È sbagliato presentarlo come una misura di politica attiva del lavoro, il suo principale scopo era e resta di protezione dalla povertà e di aiuto per chi non ha reddito. Ben vengano le discussioni sul reddito di cittadinanza ma per migliorarlo e non per cancellarlo!

* Dipartimento di Ingegneria dell’Informazione Facoltà di Ingegneria Università Politecnica delle Marche

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