Il consumo di sostanze stupefacenti e i ritmi insostenibili della vita sociale

Martedì 4 Febbraio 2020 di Rossano Buccioni
Gaetano Angeletti

Il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha conferito al signor Gaetano Angeletti - un pensionato settantaseienne di Corridonia (provincia di Macerata) - il titolo di Commendatore dell’Ordine al merito della Repubblica. Trovando la forza di aiutare gli altri senza distogliere lo sguardo dall’abisso del dolore, Angeletti, presidente dell’associazione “La rondinella” di Corridonia, dalla scomparsa per overdose del figlio, si è impegnato a sostenere le famiglie gravate dai problemi legati alla tossicodipendenza. Nel nostro tempo i vissuti di tossicodipendenza non disegnano più l’immagine di distanza intergenerazionale che il filosofo Paul Goodman sintetizzava nella formula “gioventù assurda”, pronta a ribellarsi con forme devianti di comportamento da interpretare come immediata messa in crisi degli assetti normativi di un sistema sociale. Le trasformazioni occorse entro il fenomeno della tossicodipendenza, disegnano il passaggio da una fase iniziale in cui la pratica manteneva connotazioni di ordine normativo ad una seconda fase, in cui drogarsi appariva un fenomeno sui generis. La fase attuale invece, vede il ricorso alle droghe come indicatore di un disagio generalizzato quanto mutevole, con gli assuntori (giovani e non) che non hanno più davanti a sé un modello organico di ordine, finendo per aderire a comportamenti borderline ritenuti normali dentro un percorso di vita dominato dall’estrema difficoltà di adattamento al crescente dislivello di complessità tra sistema psichico e sistema sociale. In contesti sociali ad elevata complessità, il sistema psichico si vede privato di efficaci filtri simbolici tra il sé e le dinamiche prodotte dal sistema sociale. A partire dal lavoro sul campo, diversi osservatori sostengono che l’alterità dell’esperienza tossicomanica oggi, appare in crisi, se dovessimo intenderla come esperienza simbolicamente alternativa. Sembrano pertanto venir meno molti degli antichi orizzonti di significato legati al “farsi” e se questo è vero, la grande novità della tossicodipendenza al tempo presente è la sua funzionalizzazione, vale a dire una diffusione trasversale per classi sociali e di età che sposta l’asse del problema dalla critica di specifiche caratteristiche sociali alla loro accettazione incondizionata. Lo statuto sociale delle sostanze stupefacenti muta drasticamente in base all’orientamento dei sistemi sociali, attualmente centrato sulla crescita di razionalizzazione e velocizzazione dei progetti di vita. Questo comporta l’ingresso di persone perfettamente normali in un regime di “additività” che spesso le predispone a pratiche di multi-dipendenza costruite dentro il tentativo di rendere sostenibili a livello psico-fisico i modelli socio-culturali vincenti, tutti o quasi di matrice prestazionale. Per additività si deve intendere sul piano materiale il ricorso ad elementi che - senza soluzione di continuità - vanno dall’egosintonico all’integratore, passando per alimenti variamente arricchiti, stimolanti, bevande energetiche, farmaci analgesici, psicofarmaci, tabacco, alcol, anabolizzanti, per giungere - in un crescendo inquietante - a quelle che vengono classificate come vere e proprie droghe. A fronte della mutazione del profilo esistenziale della dipendenza dentro un quadro sociale di additività, si ha la sensazione di trovarsi dentro uno scarto interpretativo, dato che la riflessione generale sul fenomeno-droga sembra ferma da anni, mentre le caratteristiche del consumo si sono rapidamente evolute. Se per analizzarlo utilizziamo gli stessi schemi logici che hanno dato buona prova nel caso di altre patologie sociali - alcolismo, criminalità giovanile, ecc. - notiamo che queste hanno una storia non necessariamente sincrona con le dimensioni temporali in cui si manifestano. La droga invece manifesta sempre questo carattere sincronico, connaturato all’evoluzione sociale, perchè ne condivide le strutture di significato portanti. Il ritardo interpretativo si palesa anche nel c.d. linguaggio “droga-correlato”, costruito su presupposti da tempo superati dalla realtà che voleva comprendere. Ormai il contesto della tossicodipendenza, non solo risulta variamente declinabile sul piano dello stile di vita, ma parlando di sostanze di possibile abuso -farmaci compresi- diventa difficile seguirne le traiettorie percependolo in opposizione a processi di socializzazione che dall’esterno appaiono normali. Nell’atmosfera culturale della tarda modernità, il “qui” ed “ora” divengono le dimensioni fondanti di bisogni, aspettative e desideri di ogni individuo e l’accelerazione dei tempi sociali ci fa vivere in una cronica (quanto paradossale) mancanza di tempo. Per accelerazione del ritmo della vita sociale il sociologo Hartmut Rosa intende un aumento di singole azioni o esperienze in una unità di tempo, cioè la conseguenza del desiderio o del bisogno di fare molte più cose in meno tempo. L’accelerazione del ritmo di vita la subiamo come qualcosa che è in contrasto con i normali tempi di vita, ed a molte persone sembra ovvio il ricorso ad ego-sintonici, stimolanti o altro per manifestare la propria disponibilità a stare sulla scena del mondo da protagonisti, certamente consapevoli che al loro posto, potrebbe esattamente trovarsi chiunque altro. Inoltre, se il fenomeno droga si mostra sempre nuovo, il mercato delle sostanze oggi sarà caratterizzato non solo da strategie e prodotti innovativi, ma soprattutto dall’essere parte integrante della cultura dominante e non di una sottocultura. In questo senso, il nuovo mercato si rivolge alla maggioranza dei cittadini e non - come accadeva in passato - ad una minoranza costituita da figure epiche della devianza impegnate a vivere dentro una rischiosa controcultura.

*Sociologo della devianza e del mutamento sociale

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