Alla ricerca del Natale perfetto superando i conflitti personali

Martedì 21 Dicembre 2021 di Rossano Buccioni
Alla ricerca del Natale perfetto superando i conflitti personali

Il Natale perfetto ormai esiste solo negli spot pubblicitari e gli esperti suggeriscono strategie relazionali per non trasformare le feste di fine d’anno in momenti di conflitto ed incomprensione nell’ambito familiare. Spesso l’aggressività nasce perché si è incapaci di nominare i propri sentimenti (oppure si è costretti a reprimerli) all’interno di dinamiche familiari in cui le feste vengono sovraccaricate di attese, con il comprensibile aumento di richieste/dimostrazioni di affettività che fa malamente i conti con la norma “feriale” della neutralità affettiva, attingendo a mediazioni psichiche frutto di acrobatiche ipocrisie. La Festa trovava uno specchio sociale nella famiglia, specialmente in quella estesa o patriarcale, guidata appunto dal “patriarca” che solitamente si identificava con il più anziano del gruppo, persona d’età capace di calamitare attorno a sé più nuclei coniugali conviventi. Tutte le attività educative e lavorative si concentravano all’interno del nucleo familiare. L’omogeneizzazione delle sensibilità individuali trovò un ostacolo nelle c.d. “famiglie nuove”, nuclei familiari differenti che si sono insediati all’interno della società complessa, rappresentandone - in termini di disincanto e flessibilità relazionale - l’estrema differenziazione. Si pensi alla famiglia mono-genitoriale (oggi rappresentata in larga parte da persone divorziate), oppure alle “famiglie ricostruite”, cioè nuclei familiari in cui uno dei due genitori è risposato e vive con gli eventuali figli del nuovo partner. La festa dunque, come occasione per ri-accomunarsi, può contemplare l’improvviso urto di sensibilità assai variegate che, muovendo da una diversa cultura del legame, si percepiscono sovente in chiave oppositiva. Inoltre, l’individuo contemporaneo vivendo una forte esigenza di flessibilità e mantenendo un indubbio desiderio di stabilità, spesso si percepisce all’interno di una “crisi nella crisi”. Se un vero e proprio centro del nostro perimetro esistenziale non esiste più, a molte persone in difficoltà non si potrà promettere un porto sicuro, ma un serio aiuto a stabilizzarsi nella crisi. Allora, anche la relazione (di coppia e familiare) nel suo complesso, dovrà costruirsi nell’instabilità, dato che non è più interpretabile come momento di passaggio nella ricerca di una identità personale definita una volta per tutte. Le trasformazioni psico-sociali della Festa religiosa testimoniano a loro modo questa crisi, con la delicatezza (e crescente improbabilità) delle trame emotive intra-familiari ed inter-generazionali che viene pericolosamente a contatto col rischio di infrangere la regola dell’indifferenza civile in cui normalmente immergiamo la nostra vita di relazione. Al netto delle dissuasioni pandemiche, ai conviti festivi natalizi partecipano spesso persone disilluse circa il possibile incontro con la propria anima gemella, costrette ad un ménage da “intimi estranei” in una relazione a tempo, prede del disincanto affettivo che ha sostituito l’antico, quanto umanissimo, desiderio di fusione. L’ufficializzazione festiva del dovere di vicinanza alla cerchia parentale si esplica a fronte di un fragile equilibrio che le persone vivono tra completa dedizione e disimpegno emotivo nei confronti del partner oppure, tra ricerca di autenticità e fughe nella solitudine tipiche di quella che è stata definita “epoca dell’individualismo affettivo”. Anche i rapporti tra le generazioni risentono delle profonde trasformazioni dell’orizzonte relazionale dove la libertà di scegliere diventa l’elemento-base della circolazione affettiva, ma all’interno di un’ambivalenza che contempla la crescente instabilità dell’istituzione familiare, rendendo “l’amore come passione” un simulacro e l’incontro autentico una illusione. Se ci dobbiamo misurare con nuovi modi di stare insieme e con forme diverse che vanno dalla reciproca condivisione al freddo distacco, nelle condizioni di ambivalenza e di vuoto relazionale della modernità l’incertezza occuperà un posto sempre più significativo nella vita psichica, condizionata non soltanto dalla precarietà economica e lavorativa, ma soprattutto dall’insoddisfazione sentimentale. Nelle feste familiari del Natale molti modi di essere e di costruire relazione vengono a contatto e gli esiti rocamboleschi, spesso aspramente conflittuali, malcelati dal debole senso di appartenenza - ancora garantito dalla parvenza di un comune richiamo emozionale - esprimono il fatto che si è indisponibili ad aderire all’amplificazione dei doveri che la festa comporta a fronte del fraintendimento del senso di rigenerazione temporale che spesso ci rimprovera. Del resto, se il senso del tempo festivo risultava centrale in epoche in cui il ruolo era interpretabile come nesso inscindibile tra individuo e società, ora domina una struttura comportamentale che privilegia l’espressione all’interiorizzazione, dimostrando scarsa propensione ad accettare richieste ed adeguamenti ispirati da un qualsivoglia valore (laico o religioso che sia). Se l’individuo non si costruisce più in rapporto ad un mondo sociale di cui fa parte integrante, rispetto al quale si sforza di mantenere i valori ricevuti, i giochi relazionali si miniaturizzano, diventando giochi di faccia che seguono regole di tipo attoriale, non più sostanziale. L’individuo si costruisce socialmente e tutti noi possiamo decidere chi voler essere, con la faccia che è l’immagine di me che voglio proiettare all’esterno e che voglio che gli altri riconoscano, identificandovi uno specifico progetto esistenziale. Un modo per “fare la festa” al significato più profondo della Festa tradizionale.

 

* Sociologo della devianza e del mutamento sociale

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