Selma, Vera, Irina: dignità e ironia contro l’infamia di tutte le guerre

Martedì 22 Marzo 2022 di Rossano Buccioni
Selma, Vera, Irina: dignità e ironia contro l infamia di tutte le guerre

Un papà siriano di nome Abdullah Al-Mohammad tramutò l’orrore della guerra in un gioco per distrarre dal frastuono delle bombe la figlioletta Selma di quattro anni. Su Twitter si vedono il papà e la sua bambina scoppiare a ridere subito dopo l’esplosione di un ordigno che avrebbe potuto ucciderli. L’uomo faceva credere alla bimba che si trattava di armi finte e che chi sparava lo faceva solo per gioco. Sulle città ucraine cadono gli stessi missili, con molti papà coraggiosi che hanno imbracciato le armi, mentre hanno usato quelle dell’arte la violinista Vera Lytovchenko - che abbiamo visto suonare nel rifugio di Kharkiv - e la pianista Irina Maniukina, che accarezza un’ultima volta la tastiera prima di scappare dalla sua casa a sud di Kiev. Le tragedie del tempo presente fanno evaporare il senso del tragico che si muta in una sintesi di incomprensibilità ed innominabilità. I conflitti della tradizione mitologica appaiono oramai del tutto secolarizzati, esprimendo unicamente “un rifiuto intramondano del mondo” (M. Weber). L’incommensurabile è decostruito e nessuna legge trascendente appare inaccessibile alle rappresentazioni banalizzanti degli uomini. L’incomprensibile si è tramutato in un “innominabile attuale” (R. Calasso) che fa ricadere sugli esseri umani il peso di una condizione paradossale, dove le categorie interpretative del reale diventano i primi limiti alla sua possibile emendazione. Il tragico diventa aspra ingiustificabilità, dissolvendosi nella terribile contingenza di molteplici casi individuali, spesso capaci di mantenere una sorta di “doppio parodico” (G. Celati) come riserva di pensiero ed emozione, vero corridoio umanitario nell’asfissia bellica del senso. La stessa origine dell’umorismo risiede in una minaccia, di fronte alla quale si elabora una strategia che conduce ad accettare ciò che non può essere mutato. La liberazione umoristica serve quindi ad accettare e dominare il dolore. Il riso gioioso della bambina sotto le bombe trionfa dimostrando che anche nel nonsenso c’è un senso, che emerge nel momento stesso in cui ci prospetta una prospettiva di liberazione. L’umorismo muove all’ilarità nonostante ogni nonsenso che costringe e terrorizza, nella certezza che la libertà alla fine prevale e gli ostacoli si rivelano ridicoli. Molti criteri di intellegibilità adatti a rappresentare la successione critica che stiamo attraversando, cedono di fronte alla ingiustificabilità della situazione, alla sua incomprensibilità ed alla necessità di dover vivere malgrado tutto, necessitando di meccanismi di elaborazione dell’angoscioso quadro psicotico imposto dalla sospensione bellica di ogni punto di riferimento sociale. Nella difficile parodia della tragedia del papà siriano, l’umorismo si esprime come sopravvivenza della capacità di percepire e rappresentare gli aspetti più curiosi ed incongruenti di una realtà altrimenti consegnata all’orrore senza uscita. A livello cognitivo, la capacità di godere dell’umorismo, è un meccanismo che potenzia l’abilità umana di analizzare una situazione tragica, trovando significati supplenti negli stimoli da elaborare. Il divertimento della bambina, come le performances delle due artiste ucraine, rappresentano tipiche forme di “discomunicazione”, dove gli aspetti impliciti del comunicare prevalgono su quelli espliciti e codificati. Si tratta di un epifanico “dire per non dire”, dove lo scarto rilevante fra il detto ed il non detto deflagra nella coscienza dell’osservatore, testimone della rianimazione del processo di umanizzazione che si compie nel sorriso e nell’arte. L’ostinazione della normalità - in stile “ridere per vivere”- svela una dura messa in mora della realtà imposta e l’asimmetria tra prassi comunicativa dell’attore e dirottamento critico della sua intenzione espressiva, definisce con chiarezza il rifiuto e l’elegante condanna delle miserie umane del contesto armato. La bambina siriana ed il suo papà attivano una forma di comunicazione ironica molto potente centrata sull’inversione semantica fra il significato letterale (manifesto) e il significato implicito (latente), destinato a avere la meglio sull’insanguinato abbrutimento delle armi. La comunicazione ironica fa sorgere l’effetto comico mettendo in contrapposizione antitetica due dati di realtà, in questo caso lo scoppio della bomba - prontamente disinnescato dal quadro ludico che lo sovra-rappresenta – ed il rafforzamento del senso di protezione della bimba, che trasforma una potenziale disperazione in divertimento. La forte ed immediata complicità fra gli autori ed i destinatari di quella inversione situazionale degli eventi bellici, si propaga facilmente agli osservatori: le bombe noi non le sentiamo, non possono colpirci, ma di fatto diventiamo i primi testimoni del miracolo ironico che fanno essere Selma ed il suo Papà più forti della guerra. La discomunicazione irritante delle due musiciste, aumenta il grado di libertà di chi è schiacciato rudemente dal contesto di vita perchè dischiude nuove possibilità di interazione sul piano della condivisione dei significati, muovendo dal pieno mantenimento di tutti quegli elementi che operando un perfetto distanziamento da una condizione “malgré tout”, scagliano una protesta umanissima contro la più volgare follia intenzionata. Le due suonatrici ci dicono che per essere meglio intesi, occorre essere “fraintesi”, nel puro spettacolo che, muovendo dall’arte, offre al senso molteplici percorsi di rigenerazione, anche nelle crisi più plumbee. La polemica esibizione delle artiste ha facilmente ragione del peso dell’implicito, mitigandone la grevità, dato che una critica soave espressa in modo ironico - come amore della vita - appare più leggera e più forte di ogni aperta condanna.

 

*Sociologo della devianza e del mutamento sociale

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