Non difendere il mare equivale a distruggerlo

Non difendere il mare equivale a distruggerlo

di Roberto Danovaro
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Giovedì 10 Febbraio 2022, 15:35

La Camera ha approvato in via definitiva, con 438 voti (ovvero con una larghissima maggioranza) la proposta di legge che prevede la modifica della Costituzione Italiana con l’inserimento della tutela dell’ambiente, della biodiversità e degli ecosistemi. Il testo, che il 3 novembre scorso aveva già ottenuto il via libera in Senato, è ora definitivo. La nostra Repubblica introduce quindi nei suoi principi fondanti la tutela dell’ambiente e della vita sul pianeta. I commenti sono stati quasi unanimemente positivi o entusiastici. Il presidente della Camera, Roberto Fico, ha sottolineato che questa modifica “stabilisce che l’iniziativa economica privata non può svolgersi, tra le altre cose, in modo tale da recare danno alla salute e all’ambiente. Si tratta di un passaggio storico. Un segnale chiaro del Parlamento che dovrà essere un faro per il presente e il futuro del nostro Paese”. La necessità di non recare danno all’ambiente è prevista dalla normativa nazionale e comunitaria. Tuttavia, la nuova costituzione rafforza in modo decisivo l’importanza della protezione dell’ambiente e della biodiversità. Ora l’approccio sostenibile e responsabile è inalienabile, cosa ancor più importante alla luce dell’enorme quantità di attività e infrastrutture previste nell’ambito del Pnrr, il piano nazionale di ripresa e resilienza. Si tratta di oltre duecento miliardi di euro che la Ue darà all’Italia per rilanciare l’economia colpita dalla pandemia Covid a condizione che tutte le opere siano “green e blue”, ovvero pienamente eco-compatibili. Tutto quello che faremo in futuro non deve solo essere rispettoso dell’ambiente e della biodiversità ma capace anche di ridurre gli impatti dei cambiamenti climatici e sanare le ferite inferte agli ecosistemi in decenni di attività distruttive e inquinanti. Pochi giorni fa Papa Francesco intervistato da Fabio Fazio ha parlato chiaramente dei problemi del pianeta e del rapporto insostenibile tra uomo e natura. Il Papa ha citato la deforestazione dell’Amazzonia con la conseguente perdita di biodiversità e di ossigeno che questa produce. Ha parlato anche del mare, citando i pescatori di San Benedetto del Tronto che testimoniavano il crescere della spazzatura e della plastica nelle loro reti. Li ha elogiati per aver contribuito con il loro lavoro alla pulizia del mare, inteso come bene comune. Tutto questo mentre la legge “salvamare”, proposta dal Ministro Costa, che permetterebbe ai pescatori di ripulire il mare senza essere multati, ancora giace in senato dopo il parere favorevole della camera. Il Papa, come fece già con la pubblicazione della sua enciclica Laudato si’, ha ribadito che tutte le persone, e in particolare i più deboli e indifesi, hanno necessità e diritto di vivere in un ambiente sano e ha rinnovato l’invito a prendersi cura della natura a rispettare la biodiversità per non distruggere la nostra terra madre. Si tratta di una lezione importante, potremmo dire per tutti gli uomini di buona volontà. Questa modifica costituzionale deve promuovere un cambio di passo nelle politiche ambientali nel nostro Paese. L’Italia detiene il record di procedure di infrazione e di violazioni di direttive europee in materia ambientale e di leggi sul clima. È proprio questo il problema, gli italiani sono molto bravi a sottoscrivere accordi a firmare degli atti di impegno nei confronti della comunità internazionale, per poi disattenderli, o posticiparli a data indefinita, salvo sanzioni. Purtroppo il problema ricade anche a livello territoriale. Basti pensare al Comune di Ancona, che ha appena rifiutato la proposta di un referendum sull’istituzione dell’area marina protetta del Conero. Qui i gli interessi delle lobby sono molto più forti del parere dei cittadini. Ma non difendere il nostro mare equivale a contribuire al sua distruzione. Chi assiste a un delitto ambientale, come quello il degrado della costa del Conero, senza agire ha responsabilità precise. Anche perché ora è chiaro a tutti che avremmo potuto istituire un’area protetta con fondi pubblici del ministero, è stato ribadito diverse volte negli ultimi tre anni. Tutti sanno che avremmo potuto dar voce ai cittadini con il referendum. I riflettori sono accesi da tempo sull’area marina protetta e chi ha responsabilità non può dire che non lo sapeva. Esiste una politica intelligente e capace. È necessario che questa politica si faccia sentire, rilanci la protezione del Conero e lo faccia ora. È arrivato il momento di agire nell’interesse delle nuove generazioni, ora lo dice anche la nostra costituzione.

*Docente all’Università Politecnica delle Marche e presidente della Stazione zoologica-Istituto nazionale di biologia, ecologia e biotecnologie marine

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