Il mondo cambia in meglio: anche l’Italia fa la sua parte

Giovedì 17 Giugno 2021 di Roberto Danovaro
Il mondo cambia in meglio: anche l’Italia fa la sua parte

Il mondo sta veramente cambiando e in meglio (questa sì che è una novità). E questa volta lo fa a una velocità superiore a ogni più audace aspettativa. Sono passati solo poco più di 20 mesi da quando il 20 agosto del 2019 il Presidente del Consiglio Giuseppe Conte faceva il suo discorso in occasione della crisi di Governo innescata dai partner della maggioranza. Nell’ultima parte del suo discorso, quella che si rivelò poi “programmatica”, il Presidente Conte affermava: «La politica deve adoperarsi per elaborare un grande piano che attribuisca all’Italia una posizione di leadership nel campo dei nuovi modelli economici ecosostenibili. Guardate che partiamo avvantaggiati: in Europa già ci distinguiamo per l’utilizzo delle energie rinnovabili; dobbiamo puntare all’utilizzo delle tecniche scientifiche più innovative e sofisticate per consolidare questo primato. Abbiamo già progetti all’avanguardia - pensate - nello sfruttamento dell’energia derivante dai moti ondosi. Possiamo sfruttare nuove tecniche di produzione in base alla cosiddetta biomimesi». E poi proseguiva con: «L’obiettivo da perseguire deve essere un’efficace transizione ecologica… sviluppo equo e sostenibile deve spingerci a integrare in modo sistematico nell’azione di Governo un nuovo modello di crescita, non più economicistico». Il nuovo governo nato nel febbraio scorso sembra aver preso piena ispirazione da queste parole. È nato infatti il Ministero della Transizione Ecologica e Solidale e in questi giorni il Presidente del Consiglio Draghi insieme ai leader del G7 ha discusso una nuova partnership sugli investimenti infrastrutturali per stimolare la crescita economica verde globale, mentre tutti i leader mondiali si impegnano ad aumentare i finanziamenti internazionali destinati a contrastare i cambiamenti climatici. L’Italia nel frattempo ha approvato un Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza nel quale ha stanziato fondi ingenti per la transizione ecologica (circa un terzo dei fondi complessivi a disposizione) e quasi 500 milioni di euro per la protezione e il restauro degli ecosistemi marini del Belpaese. Il Regno Unito proprio in questi giorni ha lanciato (chissà se ispirato dal nostro Paese) il Blue Planet Fund da 500 milioni per proteggere l’oceano e la biodiversità marina. Ma non si tratta di un’azione isolata, i G7 stanno stanziando fondi per contrastare la pesca non sostenibile, proteggere e ripristinare gli ecosistemi costieri, come le mangrovie e le barriere coralline, e ridurre l’inquinamento marino. Il G7 dovrebbe anche approvare un ambizioso Nature Compact per contrastare e invertire la perdita di biodiversità entro il 2030. Da almeno un anno l’Unione Europea ha messo al centro delle proprie iniziative la protezione della biodiversità marina e terrestre e il restauro degli ecosistemi, stanziando fondi ingenti per la ricerca di soluzioni basate sulla Natura. Sullo sfondo, una rinnovata battaglia ai cambiamenti climatici che grazie al Presidente Biden ha riacquistato la priorità che merita. L’Italia può giocare un ruolo importante e essere tra i primi Paesi a operare questa transizione. Serve visione, efficienza e un pizzico di audacia. Per certi aspetti servirebbe un modello “ponte Morandi” anche per l’ambiente. Non solo per poter fare le infrastrutture necessarie presto e bene, ma anche per proteggere meglio i nostri mari e le nostre oasi di biodiversità. È impensabile che un paese come l’Italia, che protegge meno del 5% dei propri mari e si è impegnato a proteggerne il, 20% entro il 2020 e il 30% entro il 2030, dipenda dagli umori di sindaci che cambiano idea, o politici che credono che la protezione della Natura sia un ostacolo allo sviluppo. Il modello verde per uno sviluppo sostenibile non ha alternative e questo processo deve essere accompagnato e, se possibile, accelerato, sia nella pubblica amministrazione sia nell’impresa. Proprio come sta cercando di fare il Governo guidato da Draghi. L’accelerazione impressa dall’Europa e dal G7 verso una nuova economia verde rende i vecchi sistemi industriali insostenibili privi di futuro e fa apparire come anacronistici i politici che ignorano la portata di questi cambiamenti o ancora avversano la protezione dell’ambiente.

* Docente all’Università Politecnica delle Marche e presidente della Stazione zoologica-Istituto nazionale di biologia, ecologia e biotecnologie marine

 

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