Due o tre cose che so sui graffiti (dopo che ho provato a ripulirli)

Giovedì 4 Novembre 2021 di Roberto Danovaro
Due o tre cose che so sui graffiti (dopo che ho provato a ripulirli)

Il livello di civiltà espresso dai nostri comportamenti quotidiani è sicuramente migliorato negli anni. Ricordo bene quando da piccolo, passando per strada, era assolutamente normale vedere automobilisti aprire la portiera della loro macchina e scaricare il posacenere per terra o lanciare il pacchetto di sigarette dal finestrino con l’auto in corsa. Oggi queste cose non succedono più o se succedono sono veramente rarissime. Chi le fa prova un certo imbarazzo e viene additato come incivile. Il miglioramento dei nostri comportamenti è stato reso possibile dall’insegnamento dell’educazione civica nelle scuole. Sono state le scuole elementari (oggi chiamato primarie) che hanno insegnato a noi e insegnano ai nostri figli gli elementi fondamentali di civiltà degli adulti del futuro. Tuttavia, è anche evidente che non siamo ancora maturi e non riusciamo a combattere adeguatamente alcuni fenomeni. Tra questi uno dei più fastidiosi è quello delle scritte sui muri che imbrattano praticamente ogni città del Belpaese e che colpiscono anche le città della nostra regione a partire dal nostro capoluogo. Ad Ancona le scritte sui muri stanno invadendo la città ed è diventata ormai una sorta di piaga anche per i bellissimi edifici storici. Non esiste praticamente nessun edificio pubblico o privato che sia che non abbia firme insulse, loghi o dichiarazioni di amore o odio senza senso. Non esiste alcuna ragione artistica dietro questi graffiti. Non esiste alcuna spiegazione. Non stanno colorando il grigio del cemento di una periferia. Stanno deturpando edifici colorati e bellissimi. Andrebbero promosse delle azioni serie di intervento ma a me sembra solo che scritte stiano aumentando. Nel mio palazzo prima una, poi due, tre e ora una decina. Per questa ragione e per educare i miei figli a capire quanto sia facile deturpare e quanto sia invece difficile pulire, abbiamo dedicato un pomeriggio alla pulizia dei muri esterni del nostro condominio. Ci siamo armati di un solvente fatto apposta per la pulizia dei graffiti, spugnette e rotolo di carta e abbiamo cominciato a lavorare con olio di gomito. Purtroppo in oltre due ore siamo riusciti a rimuovere (e solo parzialmente) due graffiti. È stata comunque una bella esperienza, anche apprezzata molto dai passanti, che con volti soddisfatti ci sorridevano e incitavano a fare tutti così. Non si è trattato di un atto straordinario, se non per il fatto che in Italia ci lamentiamo che nessuno faccia nulla ma in realtà neanche noi facciamo nulla per combattere queste cose. Fortunatamente nelle scuole nascono delle belle iniziative con i genitori e figli che dipingono le pareti esterne per rimuovere altri graffiti. Questo problema affligge molte città del mondo, alcune delle quali hanno cercato di convogliare il desiderio di espressione verso forme artistiche utili, creando bellissimi murales come a Londra o a Parigi. A New York, “Graffiti Answers”, una società specializzata, offre anche apparecchiature (idropulitrici, miscelatori di colore) pagate dal governo nell’ambito di un programma nazionale antigraffiti, mentre il Comune mette a disposizione camion e personale. Ogni giorno, per 8 ore al giorno, dieci mezzi girano la città per ripulire i muri imbrattati con getti di decolorante o ricoprendo i graffiti con pittura identica all’originale. Nel nostro Paese la lotta ai graffiti selvaggi è stata mossa da diverse città, come Bologna, Firenze, Roma, Trieste, Torino, Catanzaro per citarne alcune. A Milano il Comune ha stipulato un accordo per identificare degli spazi liberi per queste attività. A Bologna, la polizia municipale ha creato uno specifico nucleo che si occupa del fenomeno graffitari allo scopo di applicare la tolleranza zero. Credo che tutte le città, a partire da Ancona, dovrebbero sperimentare forme di lotta contro questi eventi vandalici. Il degrado delle nostre città passa attraverso 500.000 bombolette spray vendute ogni anno in Italia. In larga parte sono utilizzate per imbrattare muri di edifici, mezzi pubblici e monumenti storici. Si può calcolare che producano oltre 1 milione di graffiti deturpanti all’anno, mentre solo pochi vengono rimossi. Una soluzione potrebbe anche passare attraverso la vendita controllata con registro degli acquirenti, l’aumento dei prezzi e la tracciabilità del prodotto. Qualcosa di concreto va fatto, poiché una bomboletta costa pochi euro ma la sua vernice può distruggere la bellezza dei nostri palazzi, delle opere d’arte e richiedere un tempo indefinito e costi esorbitanti per essere rimossa.

* Docente all’Università Politecnica delle Marche e presidente della Stazione zoologica-Istituto nazionale di biologia, ecologia e biotecnologie marine

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