Serve un nuovo approccio ai cambiamenti climatici

Serve un nuovo approccio ai cambiamenti climatici

di Roberto Danovaro
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Giovedì 30 Giugno 2022, 01:45

Nonostante l’eco assordante delle bombe in Ucraina, la guerra sembra riscuotere sempre meno interesse. In questi giorni, la priorità è diventata il caldo soffocante. La siccità mette a rischio i raccolti, la biodiversità e la nostra salute. Avevo scritto diverse settimane fa, proprio nelle colonne di questo giornale, che ci stavamo avviando verso una delle estati più calde degli ultimi 200 anni. Sarà possibile fare un bilancio solo alla fine dell’estate ma è evidente che in un quadro internazionale così fragile con la paura di non essere in grado di far fronte alla crisi energetica, la crisi idrica e climatica non può che preoccuparci ulteriormente. Al di là delle statistiche, che indicano temperature anche 4-5 gradi sopra la media, abbiamo anche capito che l’Italia, una regione con grande ricchezza d’acqua e tante centrali idroelettriche che producono l’energia rinnovabile, potrebbe essere costretta a spegnere alcune di queste e a fare i conti con un’ulteriore povertà energetica. So che a questo punto potrà suonare un po’ retorico come un: «Ve l’avevamo detto…» ma è proprio così: i ricercatori dicono da molti anni che ogni estate sarà seguita da altre estati anche peggiori. Va detto chiaramente che il riscaldamento sul Pianeta non sarà omogeneo, né costante, ma si manifesterà con andate di calore sempre più forti e durature, a cui seguiranno delle vere e proprie tempeste, scatenate dall’eccessivo calore che scalda il mare. Lo dimostra lo sviluppo di uragani, anche in Mediterraneo, dove non c’erano mai stati. Altra conseguenza saranno le bombe d’acqua che si riverseranno sulle nostre regioni in autunno, senza però risolvere i problemi dell’agricoltura anzi aggravandoli perché gli ecosistemi hanno bisogno di una pioggia più frequente e meno intensa. Questo scenario apocalittico è sempre più evidente anche negli ultimi anni con le alluvioni del centro e del Nord Europa. Le soluzioni sono sempre state due: la prima è quella di sviluppare un piano di adattamento ai cambiamenti climatici che ci permetta di subire meno danni possibili dai cambiamenti in corso; la seconda è la mitigazione dei cambiamenti climatici, ovvero agire in modo robusto per diminuire le emissioni di CO2. Il rischio è che la politica italiana prenda ancora una volta la strada sbagliata. La transizione ecologica è la risposta a questi problemi, ma la guerra sembra aver rallentato la spinta propulsiva di questa rivoluzione. Nelle ultime settimane abbiamo sentito parlare di riapertura delle centrali a carbone, dei pozzi petroliferi o addirittura del rilancio (folle) del nucleare di quarta generazione che, per inciso, vorrebbe dire avere almeno 50 piccole centrali nucleari in Italia e almeno due nelle Marche. Anche la politica locale non è da meno se consideriamo che l’ambiente viene ancora concepito come un problema invece che la soluzione. Come se un ambiente sano e protetto, la disponibilità di acqua e un clima tollerabile non fossero un diritto di tutti cittadini ma un problema di visioni politiche. Da sempre la destra ha manifestato una scarsa sensibilità all’ambiente, derubricandolo a una posizione eccentrica degli ambientalisti. Ma il centro-sinistra non ha trovato, e forse neanche cercato seriamente, un percorso alternativo. In questo contesto le Marche però sono uniche in Italia, basti pensare alla triste vicenda dell’area marina protetta del Conero, perché qui, sia la destra sia il centro-sinistra, invece di andare verso la direzione di un cambiamento indispensabile nei confronti dell’ambiente, sono concordi nel non volere potenziare la protezione del mare e con essa le opportunità anche di consolidamento e crescita economica sostenibile blu. Anche in questa fase delicata di individuazione di possibili maggioranze per le prossime elezioni emergono tutte le contraddizioni della nostra politica locale: il centro-sinistra resta in mezzo al guado senza prendere una posizione chiara sull’ambiente e produce documenti con giri di parole infiniti per dire che vorrebbe fare qualcosa ma non si capisce cosa, come dire: poche idee ma confuse (con qualche rara eccezione). L’attuale posizione del centro-sinistra somiglia molto a un: “vorrei (fare qualcosa per l’ambiente) ma non posso (perché magari qualcuno di lamenta)”. Cose da fare per contrastare i cambiamenti climatici ce ne sarebbero molte. Agricoltura di precisione? Raccolta di riserve strategiche di acqua? Potenziamento delle energie rinnovabili? Protezione della natura? Campagna dei comuni per la riduzione di acqua e di energia? Nulla. Mentre la destra, che da sempre ha manifestato attenzione “zero” nei confronti dell’ambiente, pensa che solo aumentando il numero di poltrone nella gestione del Parco del Conero si possa gestire meglio anche la protezione dell’ambiente. I marchigiani, persone serie e laboriose, non saranno indifferenti al greenwashing politico. Capiranno perfettamente di essere stati presi in giro.

* Docente all’Università Politecnica delle Marche e presidente della Stazione zoologica-Istituto nazionale di biologia, ecologia e biotecnologie marine

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