Choc da cambiamenti climatici. Bisognava adattarsi in tempo

Choc da cambiamenti climatici. Bisognava adattarsi in tempo

di Roberto Danovaro
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Giovedì 1 Dicembre 2022, 08:05

Le Marche sono una regione a forte rischio idrogeologico, come molte regioni della nostra penisola, basti pensare alla Campania di questi giorni, alla Calabria o alla Liguria. Complessivamente il nostro Paese, tra le terre più belle del pianeta, è collocato in una posizione geografica soggetta a un forte rischio idrogeologico, vulcanico e sismico. Questi elementi multipli di rischio ci dovrebbero obbligare a un atteggiamento intelligente e prospettico. Se uno conosce le proprie debolezze, lavora per ridurre i rischi, compensare i problemi e i danni che ha causato al territorio. Avremmo dovuto da tempo pianificare con attenzione e cura l’utilizzo del territorio, costruire in aree esterne a quelle a rischio frana, lontane dagli alvei fluviali, lontane dalle spiagge, sicure in caso di terremoti, energeticamente efficienti. Insomma, avremmo dovuto fare esattamente l’opposto di quello che abbiamo fatto. L’alluvione del 15-16 settembre nelle Marche, il dramma di Ischia di questi giorni, il ciclone che ha colpito la Sardegna due giorni fa, la mareggiata che ha distrutto le palafitte e gli stabilimenti balneari il 22 novembre scorso a Civitavecchia sono solo una parte del lungo evento di calamità che si stanno abbattendo sul nostro Paese. Per non parlare dell’estate più calda degli ultimi 200 anni che ci siamo appena lasciati alle spalle e che ha determinato evaporazioni così forti da provocare le successive alluvioni e i cicloni di queste settimane. Si tratta di qualcosa cui non eravamo abituati, perché 30 anni fa non avevamo mai sentito parlare di uragani in Mediterraneo. Secondo stime recenti il numero di eventi meteorologici estremi nel 2022 sarebbe già oggi quasi del 30% superiore a quello del 2021. Ma i problemi non finiscono qui perché secondo le attuali previsioni tutti i fenomeni estremi aumenteranno in intensità e frequenza nei prossimi anni. I cambiamenti climatici rappresentano e rappresenteranno una delle sfide più rilevanti per il nostro territorio. I risultati dell’ultimo rapporto di valutazione dell’Ipcc ci dicono che l’area del Mediterraneo dovrà fronteggiare nei prossimi decenni impatti più significativi rispetto a altre regioni. L’aumento delle temperature, della siccità e delle ondate di calore in estate e delle precipitazioni intense in autunno metteranno a rischio la qualità e quantità di risorse naturali, e con essere la nostra economia e la salute della popolazione. A questo dovremo aggiungere un numero sempre crescente di morti, che dovremo definire “fatalità dovute ai cambiamenti climatici”. Affinché questo non avvenga o si paghi lo scotto più basso possibile, le nazioni unite evidenziano come la soluzione passi da un lato attraverso la necessità di riduzione delle emissioni di gas serra in atmosfera, ad esempio abbandonando i combustibili fossili (carbone, petrolio e metano) a favore delle energie rinnovabili (vento, sole, idroelettrico, geotermico) dall’altra sviluppare un piano di adattamento ai cambiamenti climatici (Pnacc). Questo piano a livello italiano è stato scritto all’indomani dell’Accordo di Parigi sul clima del dicembre 2015, raggiunto con la Convenzione Quadro sui Cambiamenti Climatici (COP21). Nel 2015, l’accordo prevedeva anche l’adattamento come aspetto fondamentale delle politiche per contrastare l’effetto dei cambiamenti climatici prevedendo che ciascun Paese si impegni in “processi di pianificazione dell’adattamento e nella attuazione di misure che consistano in particolare nella messa a punto o rafforzamento dei pertinenti piani, politiche e/o contributi” (art. 7 punto 9). L’Unione Europea ha formalmente adottato la Strategia di Adattamento ai Cambiamenti Climatici nel 2013. Il Rapporto italiano è pronto dal 2018 ma mai approvato a livello finale e quindi mai adottato. Siamo rimasti gli ultimi in Europa. Non posso dire che se lo avessimo adottato avremmo salvato delle vite umane, ma sono certo che se non lo adotteremo e applicheremo in fretta, se non attueremo le misure necessarie per adattarci ai cambiamenti climatici, le 13 vittime della alluvione di settembre nelle Marche e le 8 vittime accertate di Ischia di questi giorni non saranno le ultime.

*Docente all’Università Politecnica delle Marche e presidente della Stazione zoologica-Istituto nazionale di biologia, ecologia e biotecnologie marine

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