Quei cambiamenti climatici ignorati e l’ignoranza delle opere incompiute

Quei cambiamenti climatici ignorati e l’ignoranza delle opere incompiute

di Roberto Danovaro
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Giovedì 22 Settembre 2022, 01:55

Durante l’estate in numerosi articoli apparsi su questo giornale e in tutte le testate nazionali si è parlato dell’estate 2022 come di quella più calda a memoria d’uomo. Come sempre accade però a estati bollenti seguono autunni disastrosi per effetto degli eventi climatici estremi. Tutto il calore accumulato questa estate, con temperature da 3 a 5°C superiori alla media, che ha causato anche una delle crisi idriche più forti degli ultimi anni, in autunno genera bombe d’acqua, tornado e grandinate.

Sono leggi della fisica e puntualmente quanto predetto si è verificato in modo drammatico, come successo nelle Marche causando molti morti. Nei primi giorni di luglio scorso, all’indomani dell’evento disastroso del distacco del ghiacciaio della Marmolada, avevo dichiarato che presto conteremo un numero di morti da eventi climatici estremi superiore ai morti sul lavoro. Si tratta di perdite inaccettabili poiché in Italia esiste un piano di adattamento ai cambiamenti climatici che può e deve essere messo urgentemente in azione. Ma dobbiamo agire subito, in modo forte e convinto o perderemo habitat, ecosistemi, biodiversità, infrastrutture e molte altre vite umane. Per agire abbiamo necessità di programmare e condividere le priorità, e qui emerge il punto più preoccupante. Pare che non si voglia riconoscere il problema.

Anche quest’estate abbiamo sentito dei commenti folli, in cui qualche giornalista o qualche politico negavano la stessa esistenza dei cambiamenti climatici, sminuivano il fenomeno, parlavano di ricordi da bambino di estati particolarmente calde. Eppure, negli ultimi vent’anni tutti i dati scientifici riportano un aumento statisticamente significativo sia dell’intensità dei fenomeni estremi sia della loro frequenza. Stiamo assistendo a un’accelerazione della velocità del riscaldamento del Pianeta che va oltre le peggiori previsioni. I dati scientifici sono incontrovertibili ma noi preferiamo renderli soggettivi e ognuno tira fuori le sue opinioni. E più strampalate sono e più rimbalzano nei media. Questo modo di fare è grave e procura danni irrimediabili al nostro paese e sfiducia le persone. Nessun partito dovrebbe disconoscere i problemi ambientali e dovrebbero tutti impegnarsi, indipendentemente dal colore del governo, a trovare le soluzioni. Invece in Italia, e nelle Marche in particolare, una delle regioni a maggiore rischio idrogeologico d’Italia, assistiamo alla parata delle opere sulla carta e mai realizzate. Le opere incompiute non proteggono dai disastri.

I ritardi nell’esecuzione di interventi urgenti per mitigare e contrastare gli effetti dei cambiamenti climatici e per mettere in sicurezza il territorio causano morti e danni economici. I morti che contiamo sono il risultato dell’incapacità e inazione della politica, delle chiacchiere e dei proclami che sostituiscono il fare. Sono lo specchio dell’inefficienza del nostro paese. La mancanza di un allarme da parte degli organi regionali preposti, ove fosse confermato, sarebbe ancora più grave perché avrebbe impedito alla popolazione di mettersi in salvo. Il giorno successivo al disastro era previsto allarme giallo, proprio come nel giorno dell’alluvione e sono andato sul sito della Regione Marche - Protezione civile per verificare gli aggiornamenti, ma il sito non funzionava. Sono cose che non devono succedere in un paese avanzato. Bene fa la magistratura a fare i dovuti accertamenti. Vedremo se ci sono state delle responsabilità rispetto a questa vicenda o se l’evento anche poche ore prima era veramente imprevedibile anche dai dati radar.

Resta un fatto incontrovertibile: dobbiamo agire o questi fatti si ripeteranno. La nostra politica invece di parlare alla pancia delle persone cavalcando temi spesso demagogici e pretestuosi, dovrebbe attuare la prevenzione, contrastare i cambiamenti climatici. Ma la prevenzione non porta voti. Salvare vite umane con la prevenzione non va sui giornali. È una dinamica agghiacciante di cui siamo tutti responsabili perché continuiamo a vivere la politica come soddisfacimento di interessi personali invece che come strumento di individuazione di soluzioni per il benessere collettivo.

*Docente all’Università Politecnica delle Marche e presidente della Stazione zoologica-Istituto nazionale di biologia, ecologia e biotecnologie marine

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