C’è il liceo scientifico ambientale: il Torelli di Fano così dà l’esempio

Giovedì 29 Luglio 2021 di Roberto Danovaro
C è il liceo scientifico ambientale: il Torelli di Fano così dà l esempio

Quando ho studiato biologia all’università di Genova, alla fine degli anni ’80, fui molto colpito dal fatto che, per la prima volta, era stato introdotto un nuovo corso fondamentale: “ecologia”. L’ecologia era nata come disciplina circa vent’anni prima, e finalmente trovava la sua collocazione nella formazione universitaria. Ho scelto questo corso con l’entusiasmo del pioniere che studiava come funzionano gli ecosistemi, e come esistessero strette relazioni tra ambiente e biodiversità. Il corso spiegava, in modo relativamente semplice, concetti complessi e attingeva a materie più consolidate storicamente, come l’economia e la sociologia. L’ecologia spiega che organismi e ambiente interagiscono continuamente e che animali e le piante modificano l’ambiente intorno a loro e sono a loro volta condizionati dall’ambiente che li circonda. L’ecologia ci spiega che la che il pianeta resta in perfetto equilibrio proprio grazie all’interazione tra organismi e ambiente. Ad esempio questo permette di avere una costanza nelle concentrazioni di ossigeno in atmosfera, il ciclo dell’acqua, la produzione di cibo, la detossificazione delle sostanze inquinanti e il riciclo dei rifiuti. Dagli anni ’80 a oggi l’ecologia ha fatto tantissima strada ed è diventata sinonimo di qualcosa di “sano”, “equilibrato”, “pulito”. Di conseguenza il prefisso “Eco” è diventato addirittura invasivo. Nel linguaggio comune parliamo a sproposito di “ecosistemi e di cellulari” o di “ecosistemi di infrastrutture”. Recentemente ho sentito parlare anche di “ecosistemi di persone”. Insomma stiamo stravolgendo completamente il senso del termine ecologia. Perché di fatto non sappiamo di cosa stiamo parlando. La stessa cosa vale per il termine “resilienza” che abbiamo appena adottato a simbolo della rinascita post pandemica. È un termine strettamente ecologico: la resilienza è la velocità alla quale un sistema torna nelle condizioni originarie a seguito di un evento di disturbo. Abbiamo bisogno di molta più ecologia. Lo capiamo anche dalla nascita di un Ministero per la transizione ecologica, ma in Italia manca una cultura ecologica e ambientale. Il rischio è quello di perdere, per ignoranza, occasioni, tempo e fondi europei. Rischiamo anche di non cogliere le prospettive di sviluppo occupazionale, che nel futuro saranno sempre più legate all’ambiente. Lo dimostrano i rapporti del Ocse e le Nazioni Unite, che hanno dedicato un decennio al “Restauro degli ecosistemi”, e quindi alla lotta alla deforestazione, al recupero degli habitat degradati, e nel comunicato dei G20 appena conclusosi a Napoli, alle soluzioni ambientali basate sulla natura per contrastare gli effetti dei cambiamenti climatici e la desertificazione. Per creare nuove generazioni di professionisti e dirigenti in grado di cogliere queste opportunità abbiamo bisogno di creare un nuovo modello di formazione, molto più approfondito proprio sul tema ambientale. È per questo che ho salutato con grandissimo entusiasmo l’istituzione del primo liceo scientifico ambientale al Torelli di Fano, che insieme al Liceo Scientifico a indirizzo ecologico di Bologna, rappresentano in primi passi di una necessaria rivoluzione culturale. Scegliere un liceo scientifico a indirizzo ambientale o ecologico rappresenta una scelta assolutamente prospettica, una rivoluzione copernicana che mette il Pianeta al centro delle prospettive di cultura e sviluppo dell’Uomo e non intorno all’Uomo. Questo approccio “cala” l’uomo all’interno del pianeta terra e non come un marziano che guarda alla filosofia, alla storia, alla geografia, all’economia in modo completamente svincolato dalle condizioni ambientali del Pianeta. Sappiamo ad esempio che la crescita e lo sviluppo dell’Europa del medioevo sono legate anche a condizioni climatiche particolari, createsi in un periodo interglaciale, e sappiamo come le risorse di cibo e materie prime o di acqua abbiano determinato gli assetti di forza tra gli stati e gli imperi del passato. Un Liceo scientifico come il Torelli di Fano che articola lo studio delle materie economiche, storiche e scientifiche in stretta correlazione e interdipendenza con l’ambiente fornisce una prospettiva nuova per la formazione degli studenti del futuro. Il programma si articola, nei diversi anni, su temi come acqua, aria, terra e oceani fino alle tecnologie e alle interazioni complesse tra uomo e il pianeta terra. Io se potessi tornare indietro nel tempo sceglierei senza dubbio questo tipo di liceo e credo che una scuola secondaria come questa non debba restare sperimentale, ma dovrebbe diventare un modello su scala nazionale. Il futuro del Green Deal dipende dalla nostra capacità di creare nuove generazioni in grado di rendere sostenibile la vita dell’uomo su questo pianeta e spero tanto che il Ministro dell’Istruzione Patrizio Bianchi, persona estremamente attenta alla realtà della formazione secondaria e profondo conoscitore del sistema universitario, possa cogliere spunto da questo esempio per proporlo come modello anche per altre realtà del Paese. La nostra scuola ha sempre più bisogno di promuovere la formazione che renda le generazioni future consapevoli dei limiti del Pianeta e capaci di trovare soluzioni ai problemi ambientali crescenti che stanno danneggiando anche il nostro sviluppo.

*Docente all’Università Politecnica delle Marche e presidente della Stazione zoologica-Istituto nazionale di biologia, ecologia e biotecnologie marine

 

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