Dalla Finlandia fino a casa nostra. Così le donne guadagnano spazio

Venerdì 13 Dicembre 2019 di Giovanni Guidi Buffarini
Dalla Finlandia fino a casa nostra. Così le donne guadagnano spazio

dalla Finlandia, l’altra italiana. Hanno trovato spazio sulle prime pagine di tutti i giornali, questa settimana. Suscitato reazioni. In Finlandia è stata nominata premier la socialdemocratica Sanna Marin, già ministro dei Trasporti. Una donna premier non è cosa inedita in quel Paese. Accadde già nel 2010, con Mari Kiviniemi, e in quel momento anche il Capo dello Stato era una donna: Tarja Kaarina Halonen. La signora Marin ha 34 anni, il più giovane Primo Ministro al mondo. Presiederà un esecutivo sostenuto da cinque partiti, tutti guidati da donne. Ai giornalisti ha dichiarato: «Non ho mai pensato alla mia età e al mio genere. Penso piuttosto alle ragioni che mi hanno spinto a fare politica». Superfluo ricordare che una donna a Palazzo Chigi, o al Quirinale, non c’è andata mai (in compenso il pentapartito l’abbiamo avuto, e tanto tempo fa). La notizia che più direttamente ci riguarda è l’elezione, all’unanimità, di Marta Cartabia al vertice della Corte Costituzionale. Primo presidente donna. «Ho sfondato il tetto di cristallo». Coro altrettanto unanime di «felicitazioni» e «finalmente» e «scelta migliore non si poteva compiere», il che senz’altro corrisponde al vero, la professoressa Cartabia essendo autrice di volumi ritenuti fondamentali. Ma fra gli innumerevoli commenti è il caso di citare un passo dell’articolo di Sabino Cassese - altro esimio giurista - pubblicato ieri sul Corriere della Sera. «Ci sono voluti 63 anni perché al vertice di un organo la cui prima missione è quella di garantire l’eguaglianza, si affermasse la parità di genere. Ricordiamolo, dunque, con quanta difficoltà, con quanto tempo, con quali ritardi, l’umanità si libera di pregiudizi, di modelli culturali, di prigioni intellettuali, per riconoscere nei fatti un principio in astratto affermato da secoli, quello di eguaglianza». Principio che in Italia, malgrado il «tetto di cristallo infranto» alla Consulta, non può ancora dirsi pienamente affermato. Cartabia aggiunge infatti: «La neopresidente finlandese ha detto che età e sesso non contano più. In Italia ancora un po’ contano». A uno che scrive su un quotidiano locale può venir voglia di vedere come siamo messi nelle Marche, quanto a parità di genere. Per esempio stilando un elenco - frettoloso, e di eventuali buchi chiedo scusa - di donne che ricoprono posizioni pubbliche apicali. (La questione della parità di genere, beninteso, non si esaurisce qui. Basti considerare le tenacemente e scandalosamente perduranti disparità nelle retribuzioni, le donne pagate meno a parità di mansioni svolte). Partiamo dalla politica e da una rapida incursione fuori regione. A Roma sta facendosi strada l’onorevole Alessia Morani da Sassocorvaro. È sottosegretario al ministero dello Sviluppo Economico e figura sempre più rilevante nel Pd. La giunta Ceriscioli ha 6 consiglieri, 3 sono donne: Anna Casini, Manuela Bora, Loretta Bravi. Casini ricopre inoltre il ruolo di vicepresidente. Valeria Mancinelli è sindaco di Ancona al secondo mandato. Nonché, ancora per qualche mese se non erro (se erro, pazienza) Sindaco del Mondo. Prima di Mancinelli, Ancona non aveva mai avuto un sindaco donna, il mondo non so. Monica Garulli è Procuratore capo ad Ancona, Cristina Tedeschini a Pesaro. Abbiamo tre donne prefetto: Iolanda Rolli a Macerata, Vincenza Filippi a Fermo, Rita Stentella ad Ascoli Piceno. Proseguiamo l’elenco. Rossella Rotondo è a capo della Direzione Regionale della Agenzia delle Entrate, Anna Maria Pollichieni della Direzione Regionale dell’Inail. Segretario generale della Cgil Marche è Daniela Barbaresi, Direttore generale Confindustria Marche Paola Bichisecchi. Chiudiamo con la sanità. Nadia Storti è fresca di nomina alla guida di Asur Marche, mentre Maria Capalbo è direttore degli Ospedali Riuniti Marche Nord. Non è un brutto quadro, le donne nelle Marche stanno guadagnando terreno. Dati i nomi che circolano non accadrà alla prossima tornata elettorale, ma i tempi sono maturi per una donna alla guida della Regione. O al vertice d’uno dei nostri atenei. O di un uomo prefetto di Fermo: dal 2011, quel ruolo è stato ricoperto soltanto da donne (Zarrilli, Pagliuca, Di Lullo e D’Alessandro, prima di Filippi).

*Opinionista e critico cinematografico

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