In difesa di mister Tiong e dei suoi asini che volano

In difesa di mister Tiong
e dei suoi asini che volano

di Giovanni Guidi Buffarini
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Venerdì 7 Giugno 2024, 06:10

Ci provo, dai. A difendere Tony. Pure i criminali di guerra hanno diritto a un avvocato difensore. Figuriamoci se non ne ha diritto Tony, che ci ha illuso e fregato, tutti noi anconetani, come l'uomo del gioco delle tre carte: «Hop hop hop. Dov'è l'asso? No, spiacente signore, era qua. Un’altra puntata? Coraggio che è facile, vado più lento. Hop hop». E merita un avvocato del mio calibro, laurea in giurisprudenza e praticantato ed esame, tutto in una notte di sogni convulsi: troppo robusta quella cena. La linea difensiva ve l'ho già anticipata. Tony c’ha fregato, ma noi siamo stati fessi, come è fesso quello che al banchetto si ostina a giocare, convinto di trovare l’asso. La puzza c’era, bella forte. Abbiamo preferito non sentirla. La passione per l’Ancona Beckettiana («Fallisci ancora. Fallisci meglio», e sono 20 anni che stiamo a prendere fin troppo in parola quel gran genio irlandese), il tifo per l’Ancona Che Ti Distrai Un Attimo E Scopri Che Ha Dovuto Cambiar Nome Di Nuovo ci ha occluso le vie nasali. Murate. Punto primo. Ci siamo affezionati a un numeretto, anzi un numerone: 1,3 miliardi di dollari. Sta, da due anni, in tutti gli articoli che parlano del mio cliente. Solo alcuni articoli specificano che quei soldi non sono di Tony ma della sua famiglia. Di Tiong Hiew King (che va per i 90) e dei suoi tre figli. Fra i quali non c'è Tony Illusionista, «Now you see me, now you don't». Tony Illusionista è solo uno dei (non so quanti) nipoti. Quanti quattrini credete siano nella sua effettiva disponibilità? Aggiungo che il numeretto da cui ci siamo fatti abbindolare non corrisponde più al vero. Lo scorso 15 aprile la rivista Forbes ha indicato il patrimonio di “Tiong Hiew King & family" in 0.87 miliardi. Signori della Corte, Signori della Giuria, gli affari del nonno del mio assistito hanno subito una pesante battuta d'arresto lo scorso anno. Credete che il nipotino non abbia sofferto? Credete di pietra il suo cuore? Punto secondo. Perché i magnati asiatici (magnati veri, quadrini sua ennò denonno) e anche i fondi d’investimento americani acquistano club calcistici europei? Perché contagiati dalla febbre per il pallone? Ok, guardate lassù, c’è un asino che vola. Gli uomini d'affari investono se fiutano l'affare, diretto o indiretto. Ora, che benefici sarebbero mai potuti derivare per il business denonno, sempre ricco sfondato ma non più miliardario, dal possedere Tony Nipotino una squadra di Serie C, con promessa di portarla in B con tutta calma, secondo programmi enunciati con chiarezza? Dovevamo porcela questa domanda. Capire che per Nephew Tiong Ancona non era che una tappa (verso Verona? e però, dopo ‘sta figura di palta, bye bye Verona, a meno che sotto il balcone di Giulietta non siano tutti in togna dura da spritz) oppure l’insignificante capriccio d’un momento, la palla di vetro con la neve dentro che non puoi fare a meno di acquistare, ma non fai a tempo ad arrivare a casa che già non ti interessa più, non la guarderai più, se ti gira la butterai per terra. Punto terzo. Tiong JuniorJunior in città s’è visto (poco, in verità) finché c’erano da incassare applausi e pacche sulle spalle, e farsi immortalare in fotografie grondanti sorrisi. Quando s'è trattato di saldare i conto con il Comune (per 1,2 milioni) non si è più fatto vedere: «Impegni di lavoro mi impediscono il viaggio, ci vedremo più avanti». Che il mio assistito non si sia comportato da galantuomo è pacifico. Noi anconetani tutti, però, siamo stati più che ingenui a credere alle sue promesse, anche se in 2 anni gli stipendi e i pagamenti sono stati regolari fino alla tragica scoperta. La questione è semplice. Si fa impresa con il denaro sonante, non con i pagherò. Fintantoché sul tavolo ci stanno solo i pagherò di continuo reiterati, quel tavolo è vuoto e urge prenderne atto. Punto quattro. Quanto alla notturna beffa atroce in cui è culminato il martedì orribile, beh di quella Tony è innocente. Era già evaporato. Noi invece (non tutti), come bambini di tre anni, abbiamo creduto alla favoletta del bonifico effettuato giusto in extremis da “imprenditore ignoto”. Ma chi scucirebbe 430mila euro sull'unghia senza trarne il minimo vantaggio? Ragazzi, diamoci una sveglia, quando si parla di calcio. Ammesso e niente affatto concesso che esista un futuro per il calcio, ad Ancona.

*Opinionista e critico cinematografico

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