Visione strategica e coraggio per non disperdere i fondi Ue

Visione strategica e coraggio per non disperdere i fondi Ue

di Donato Iacobucci
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Mercoledì 25 Gennaio 2023, 01:50 - Ultimo aggiornamento: 17:12

Il numero di venerdì scorso e quello di ieri di questo giornale hanno dato ampio risalto all’ultima relazione dell’Agenzia per la coesione territoriale relativa all’utilizzo dei fondi di coesione Ue per il periodo di programmazione 2014-2020 nel quale le Marche figurano all’ultimo posto per la percentuale di risorse spese rispetto a quelle disponibili (il 49,21%). Non si tratta di una novità. Le relazioni sull’economia regionale della sede regionale della Banca d’Italia avevano messo in evidenza già negli anni scorsi che la percentuale di fondi spesi rispetto a quelli disponibili era inferiore nelle Marche rispetto alla media nazionale e si attestava al 12,9% a fine 2018 e al 21,5% a fine 2019.

La notizia è che la situazione negli anni non è migliorata. A fine 2022 le Marche erano l’unica regione italiana a non aver superato il 50% dei fondi spesi rispetto a quelli disponibili. La giustificazione fornita dall’attuale Giunta per questa non brillante performance è la stessa fornita dalla precedente: l’arrivo, non programmato, delle risorse aggiuntive a seguito degli eventi sismici del 2016. Si potrebbe pensare che proprio perché si tratta di risorse destinate alle zone colpite dagli eventi sismici ci si sarebbe aspettato un’accelerazione della spesa al fine di garantire la massima tempestività agli interventi. Questa obiezione non tiene conto della considerevole farraginosità dei meccanismi della spesa pubblica in Italia.

Sempre l’Agenzia per la coesione territoriale ci informa che la durata media dei progetti pubblici nel nostro paese è di 4,5 anni, con tempi che si allungano ben oltre al media in funzione dell’entità e della complessità dei progetti. Questa giustificazione non riguarda però gli altri fondi della politica di coesione UE, resi disponibili con programmazione settennale e che danno la possibilità a chi li riceve di programmare per tempo gli interventi (dopo il 2014-2020, cui si riferiscono i dati di spesa prima commentati, si è da poco avviato il nuovo ciclo di programmazione 2021-2027). I meccanismi di allocazione dei fondi UE per la coesione territoriale hanno subito una significativa modifica a partire dal periodo di programmazione 2014-2020 con la richiesta ai paesi e alle regioni che utilizzano questi fondi di dotarsi di una strategia di specializzazione intelligente: di passare cioè da una logica di redistribuzione e compensazione ad una logica di sviluppo e di trasformazione. Per farlo si chiedeva alle regioni di individuare alcuni ambiti prioritari di intervento sui quali concentrare le risorse disponibili al fine di massimizzarne il potenziale in termini di innovazione e diversificazione della struttura produttiva. Nelle intenzioni questa svolta è condivisibile. Nella pratica essa necessità di una capacità di visione strategica e di coraggio politico che difettano in quasi tutte le regioni italiane (e in quelle arretrate in generale).

Con il risultato che in quasi tutte le regioni la strategia è rimasta sulla carta e poco è cambiato dei meccanismi di allocazione delle risorse. Questa tendenza è evidente anche nei nuovi documenti della programmazione 2021-2027. Si torna, insomma, alla logica della spesa compensativa piuttosto che trasformativa. L’imperativo è spendere le risorse anche in assenza di una strategia di sviluppo, di una chiara esplicitazione degli obiettivi che si intendono perseguire e dell’effettiva capacità della spesa di contribuire al loro raggiungimento. La riforma della politica di coesione era nata proprio dalla constatazione del fatto che la precedente modalità di spesa aveva determinato scarsi risultati in termini di sviluppo. Dovremmo finalmente convincerci che la questione fondamentale quando si ragiona di spesa pubblica, a maggiore ragione se si tratta di politiche industriali e di politiche per la ricerca e l’innovazione, non è solo quanto si spende ma soprattutto in cosa si spende e con quali risultati attesi. Alla fine, come ci rassicurano da Palazzo Raffaello, le risorse saranno spese. E’ una rassicurazione che ci viene continuamente fornita anche per i fondi del PNRR: alla fine riusciremo a spenderli. Ma questa logica della spesa purchessia a me pare decisamente poco rassicurante.

* Docente di Economia alla Politecnica delle Marche e coordinatore ondazione Merloni

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