Ridurre le tasse? Si può solo tagliando la spesa pubblica

Ridurre le tasse? Si può solo tagliando la spesa pubblica

di Donato Iacobucci
4 Minuti di Lettura
Giovedì 18 Agosto 2022, 08:35

Come sempre uno dei temi maggiormente dibattuti della campagna elettorale è quello del fisco. Le proposte su cui si mette l’accento riguardano soprattutto la riduzione delle imposte. E’ comprensibile poiché è un argomento che piace agli elettori. Negli ultimi giorni sono comparsi diversi interventi di analisi delle proposte di riforma fiscale che cominciano ad essere abbozzate dai diversi schieramenti. Il tenore generale dei commenti è che si tratta di proposte eccessivamente ottimistiche rispetto alle effettive possibilità di attuazione.

Si mette in evidenza il fatto che per alcune proposte di riduzione fiscale mancano le coperture; cioè altre entrate con le quali compensare i mancati introiti. Sembra un paradosso; aumentare le imposte per finanziare interventi di riduzione di altre imposte. Il paradosso si spiega con il fatto di presupporre l’invarianza delle entrate complessive. Se si riduce qualche fonte di entrata occorrerà compensare la riduzione con qualche altra. Ciò è il risultato di un concetto relativamente semplice; le entrate fiscali trovano un immediato corrispettivo nella spesa pubblica. Se si vuole veramente ridurre il carico fiscale, e non solo spostarlo da una tipologia d’imposta ad un’altra, occorre ridurre la spesa pubblica. Lo stato può spendere più di quanto incassa dalle imposte contraendo debito. E’ una politica che il nostro paese ha percorso per diversi decenni con il risultato di accumulare un debito pubblico che in valore assoluto è il più alto in Europa e fra i più alti al mondo. E’ improbabile che si possa continuare in questa direzione e, anzi, avremmo bisogno di procedere in quella opposta; mantenere una spesa pubblica inferiore alle entrate in modo da rientrare progressivamente dal debito.

A maggior ragione qualunque intervento di riduzione della pressione fiscale non può che partire da un piano di riduzione della spesa pubblica. Piani di cui, per ovvie ragioni, non vi è traccia nei programmi elettorali: i tagli alla spesa sono molto meno ‘appealing’ dei tagli delle imposte. Ma in realtà non vi è possibilità di ridurre queste ultime senza ridurre la spesa. A meno che non si voglia spostare il carico fiscale da un’imposta all’altra e da una categoria all’altra. In questo caso per ogni tipologia d’imposta di cui di indica la riduzione andrebbero indicate le tipologie di imposta che saranno aumentate per compensare i minori introiti. Ridurre la spesa pubblica non è solo poco appealing dal punto di vista elettorale ma anche molto difficile nella pratica. Ci hanno provato, senza successo, tutti i governi che si sono succeduti negli ultimi decenni. La spesa pubblica è fatta di due grandi componenti: quella corrente e quella per investimenti. La spesa corrente è quella destinata a finanziarie pensioni, sanità, istruzione, il funzionamento degli enti locali, sussidi e bonus di varia natura. Ridurre la spesa corrente non è affatto semplice poiché significa intervenire direttamente sul reddito di specifiche categorie di cittadini o sui servizi ad essi erogati. Proprio per questa difficoltà negli ultimi decenni il nostro paese ha ridotto soprattutto la spesa per investimenti; con le conseguenze che conosciamo sull’efficacia e l’efficienza delle infrastrutture pubbliche. La spesa corrente nel nostro paese non è solo elevata ma anche poco funzionale rispetto agli obiettivi. Di qui i diversi tentativi di “spending review” al fine di limitare gli sprechi e indirizzare le risorse alle effettive esigenze di cittadini e imprese. Qualcuno ricorderà che Carlo Cottarelli era stato chiamato proprio come esperto a presiedere una task force per un piano di spending review. Piano che è stato elaborato ma che è rimasto sulla carta. Si fa presto a parlare di riduzioni d’imposta ma non appena si passa alle riduzioni di spesa le cose diventano decisamente più difficili. Per questo sarebbe auspicabile che le forze politiche indicassero non quali imposte vogliono tagliare o rimodulare ma quali spese intendono tagliare o rimodulare. Oltretutto, le indicazioni relativa alla spesa pubblica sono più utili per capire la direzione delle scelte politiche. Se si riesce a tagliare la spesa il taglio delle imposte seguirà di conseguenza. 

*Docente di Economia alla Politecnica delle Marche e coordinatore Fondazione Merloni

© RIPRODUZIONE RISERVATA