La propensione imprenditoriale e il sostegno alle piccole aziende

Mercoledì 10 Novembre 2021 di Donato Iacobucci
La propensione imprenditoriale e il sostegno alle piccole aziende

Alcuni colleghi e amici che hanno la pazienza di leggere i miei interventi su questo giornale mi hanno rimproverato di sottovalutare il ruolo delle piccole imprese a favore delle grandi. Poiché ciò non corrisponde alle mie convinzioni provo a chiarire il punto. L’occasione mi è offerta dalla recente pubblicazione del Rapporto Gem (Global Entrepreneurship Monitor) per l’Italia, realizzato in collaborazione fra l’Università Politecnica delle Marche e la Fondazione Aristide Merloni. Obiettivo del Gem è la misura della propensione imprenditoriale ottenuta rilevando la quota di popolazione che in un certo periodo si attiva per avviare nuove imprese. La propensione imprenditoriale ha una stretta relazione con il numero delle piccole imprese poiché le nuove imprese nascono generalmente piccole. Da diversi anni l’indagine Gem segnala che l’Italia è agli ultimi posti in Europa e nel mondo per tassi di attivazione imprenditoriale. Nella rilevazione relativa al 2020 è emerso che meno del 3% della popolazione adulta del nostro paese è coinvolta nell’avvio di una nuova impresa contro una media di oltre il 6% nella Ue e del 15% negli Usa. Non è solo il risultato della particolare situazione di difficoltà dell’ultimo periodo; l’Italia sta sperimentando da tempo un calo strutturale della propensione imprenditoriale. La rappresentazione dell’Italia come il paese dell’imprenditorialità e delle piccole imprese non trova più conferma nella realtà. E’ vero che nel nostro paese la quota di occupati nelle piccole imprese è maggiore che negli altri paesi industrializzati ma non perché abbiamo molte (o troppe) piccole imprese ma perché abbiamo un limitato numero di medie e grandi imprese. Vi è abbondanza di piccole imprese in termini relativi ma non in termini assoluti. Se consideriamo il numero delle piccole rispetto alla popolazione anche gli Usa, dove è prevalente l’occupazione nelle grandi imprese, ne hanno in misura simile all’Italia. Non è vero, quindi, che vi sono troppe piccole imprese in Italia e occorrerebbe fare di più per favorirne la nascita. La soluzione non è solo in maggiori incentivi e agevolazioni. Come hanno più volte messo in evidenza le associazioni di categoria degli artigiani e delle piccole imprese si tratta piuttosto di intervenire con decisione per rimuovere i tanti ostacoli che nel nostro paese scoraggiano l’avvio e la gestione di un’attività imprenditoriale. A cominciare dalla eccessiva quantità e farraginosità delle norme e dei regolamenti. O dei tanti ostacoli all’entrata in molti settori di attività, che proprio in questi giorni il governo sta tentando di rimuovere. L’Autorità per la Concorrenza e il Mercato ha più volte segnalato che vi sono centinaia di settori produttivi con ingiustificate restrizioni all’entrata, il cui unico scopo è difendere le rendite di posizione di chi è già presente. Le piccole imprese, ed in particolare le nuove imprese, svolgono un ruolo essenziale per il dinamismo di un sistema economico, stimolando l’efficienza e l’innovazione. Dovremo quindi intervenire in modo più efficace di quanto fatto finora per stimolare la propensione imprenditoriale e aumentare il numero delle piccole imprese. Ciò detto è mia convinzione che occorra prestare altrettanta attenzione alle cause che hanno determinato l’indebolimento delle medie e grandi imprese. L’evidenza empirica dimostra che un sistema produttivo basato esclusivamente sulle piccole imprese non riesce a mantenere il passo in termini di innovazione e crescita della produttività. L’evidenza empirica dimostra che la presenza di un robusto sistema di medie e grandi imprese non implica una contrazione delle piccole; al contrario, per molte delle filiere in cui è specializzato il nostro paese vi è un’evidente complementarità di ruoli fra grandi e piccole imprese di cui si giovano entrambe. Le regioni che negli ultimi anni hanno mostrato le migliori performance sono proprio quelle nelle quali si sono consolidate queste relazioni di filiera. Occorre quindi prestare la stessa attenzione sia nel favorire la propensione imprenditoriale e le piccole imprese sia nel sostenerne i processi di crescita al fine di irrobustire il segmento delle medie e grandi imprese.

*Docente di Economia alla Politecnica delle Marche e coordinatore Fondazione Merloni

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