Una campagna elettorale per la scuola degli auspici

Una campagna elettorale per la scuola degli auspici

di Donato Iacobucci
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Mercoledì 7 Settembre 2022, 19:34

È stato da più parti notato che i temi di questa campagna elettorale sono dominati dalle questioni dell’attualità e considerano poco agli orizzonti di lungo termine. Un ambito che per definizione proietta nel futuro è quello della scuola. È quindi interessante esaminare cosa propongono le diverse forze politiche sulla scuola e sull’istruzione. Il tema è presente, seppure con diversa enfasi in tutti programmi elettorali. Nel programma della Lega e di Azione si sottolinea il problema dello scollamento fra istruzione e inserimento nel mondo del lavoro e si fanno diverse proposte di potenziamento dei programmi che consentono di favorire questo rapporto. In tutti i programmi, seppure con diversa enfasi, è presente l’idea di potenziare i percorsi professionalizzanti. In quello di Azione e del Partito Democratico si evidenzia il tema delle disparità territoriali e si fanno proposte specifiche per potenziare l’offerta formativa nelle aree svantaggiate. In tutti i programmi si evidenzia la necessità di investire di più nell’edilizia scolastica. In quello di Fratelli d’Italia è posta specifica enfasi anche sul potenziamento delle strutture sportive. È comune a tutti i programmi l’annoso tema della stabilizzazione e della maggiore professionalizzazione degli insegnanti. Le ricette sono, però, diverse. Nel programma del Movimento 5 stelle la prima proposta sulla scuola è quella di adeguare gli stipendi degli insegnanti alla media europea. Anche in quello del Partico Democratico si propone di allineare gli stipendi degli insegnanti italiani alla media europea, oltre che investire nella loro formazione. Nell’accordo quadro per il governo di centrodestra si menziona un piano per l’eliminazione del precariato del personale docente e l’investimento nella formazione e nell’aggiornamento. A parte le proposte specifiche vi sono due questioni generali che riguardano tutti i programmi. La prima è che si indicano auspici più che obiettivi. Ridurre la dispersione scolastica, cioè l’abbandono o la irregolare fruizione dei servizi di istruzione da parte dei ragazzi, è un auspicio sul quale siamo tutti d’accordo. Riformularlo in termini di obiettivo comporterebbe di indicare di quale percentuale si intende ridurre il fenomeno nei prossimi anni, con quali modalità e con quali risorse. L’indicazione di queste ultime consentirebbe non solo di valutare la loro adeguatezza ma darebbe un’indicazione di quanto quell’obiettivo è importante per chi lo propone. Anche la proposta di adeguamento alla media europea degli stipendi degli insegnanti è enunciata in modo generico. A quale media europea si fa riferimento? Quanto sarebbe l’aumento percentuale rispetto agli stipendi attuali e in che modo verrebbe finanziato tale aumento? In ogni caso, poiché la missione della scuola non è quella di elargire stipendi agli insegnanti ma quella di formare i ragazzi, in che modo l’incremento degli stipendi si tradurrebbe in un miglioramento del risultato formativo? Da quest’ultimo punto di vista è sintomatico che in nessuno dei programmi elettorali si accenni ad una rivisitazione dei contenuti e dei metodi del nostro sistema scolastico. Eppure di questa rivisitazione vi sarebbe urgente bisogno. I dati ci dicono che una percentuale rilevante dei ragazzi che escono dai nostri cicli formativi non ha le conoscenze necessarie ad interpretare un testo o a risolvere elementari problemi di matematica. Ancor più drammatica è l’analfabetismo in discipline che sono diventate fondamentali per interpretare il mondo attuale: a partire dalla formazione economico-finanziaria allo studio dei media e dei loro linguaggi. Inoltre, non sempre la scuola è attrezzata per fornire competenze che sono importanti non solo nel mondo del lavoro ma per la valorizzazione della persona: lo sviluppo del pensiero critico, la capacità di risolvere problemi, lo sviluppo della creatività. L’ultimo intervento organico del nostro ordinamento scolastico risale alla riforma Gentile del 1923. Ci sono stati nel tempo ritocchi e aggiustamenti ma nella sostanza l’impianto generale è rimasto immutato. Considerati i cambiamenti nell’economia e nella società dell’ultimo secolo vi sarebbe ampia necessita per un ripensamento complessivo degli obiettivi formativi del sistema scolastico, della sua articolazione verticale e orizzontale, e dei metodi di insegnamento. Il fatto che nessuna delle principali forze politiche menzioni riforme di questa portata può essere dovuto a due fattori. Il primo è che da decenni il nostro paese non è più in grado di mettere in atto riforme significative in nessun settore. Prendendo atto di questa situazione sembra esservi una rinuncia a priori a proporre riforme di ampio respiro. Il secondo è probabilmente dovuto al fatto che la perdita dei riferimenti ideologici impedisce alle attuali forze politiche di avere idee forti sul riordino della scuola, che implica di avere idee chiare sui modelli di conoscenza e di società che si intendono proporre ai nostri ragazzi e, quindi, per il futuro del nostro paese. Anche nella prossima legislatura per la scuola dovremo accontentarci di aggiustamenti, limature e ritocchi. Per una scuola capace di interpretare le esigenze del presente e proiettarci nel futuro occorrerà attendere. 

* Docente di Economia alla Politecnica delle Marche e coordinatore Fondazione Merloni

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