La concretezza paziente che tesse i fili della vita

Domenica 3 Gennaio 2021 di Don Aldo Buonaiuto
La concretezza paziente che tesse i fili della vita

È appena passato il 2020, anno per molti da dimenticare e per tanti da cancellare per il male che ha portato. Sono immagini drammatiche quelle che abbiamo ancora dinanzi a noi: vedere un proprio caro entrare in un’ambulanza per poi non poterlo neanche più riabbracciare, lo strazio di perdere un giovane figlio o sposo sempre a causa del Covid e spegnersi tutti i progetti sognati insieme... Un pensiero va anche a chi ha silenziosamente patito la solitudine, ha perso l’occupazione, è malato e continua tuttora a soffrire le conseguenze di quanto sta accadendo. La pandemia ha destabilizzato tutti i rapporti tra le persone, reso insicura l’umanità nei modi di vivere, interagire e socializzare, nelle attività didattiche e lavorative. Sicuramente più di qualcuno ci avrà anche guadagnato da questa sciagura individuale e collettiva (vogliamo credere in modo legittimo e onesto) anche se stiamo purtroppo ascoltando dalle cronache come le varie mafie, comportandosi da avvoltoi senza scrupoli, si avventano sulle loro prede, aggiungendo drammi al dramma. È fondamentale che le istituzioni vigilino affinché approfittatori e speculatori non si prendano gioco dei disperati, come avvenuto in altre situazioni. Tutta la società civile, inoltre, ha il dovere di reagire energicamente e in modo costruttivo, senza cedimenti, impedendo che prevalgano personalismi ed egoismi in tutti i campi. La Chiesa Cattolica, come tutti gli altri settori della collettività, è stata duramente provata da questa grave emergenza, impegnata com’è a stare accanto ai più deboli, nonostante le tante limitazioni. Abbiamo visto uomini e donne esemplari, eroi della porta accanto che, ricompensati solo dalla soddisfazione di aver compiuto del bene per il prossimo, ci hanno commosso e scaldato il cuore, per non parlare dei tanti operatori sanitari che hanno sacrificato anche le proprie famiglie e rischiato in prima persona per soccorrere gli ammalati. Da questa pandemia abbiamo imparato così tanto, specialmente la preziosità di quella libertà nel rapportarsi e nel poter socializzare: insomma la gioia dell’abbraccio e dei volti sorridenti che il 2020 ci ha rubato. Ripercorrendo quanto stiamo passando, «forse – come scritto da Papa Francesco per il Te Deum di ringraziamento di fine anno – possiamo trovare un senso di questo dramma che è la pandemia, come di altri flagelli che colpiscono l’umanità: quello di suscitare in noi la compassione e provocare atteggiamenti e gesti di vicinanza, di cura, di solidarietà, di affetto». Il 2021 si apre nella speranza di una luce in fondo al tunnel. In questa fase delicata è importante il racconto e la testimonianza, senza tacere le preoccupazioni e le zone oscure che continuano a rendere fragile la nostra traversata nel deserto della pandemia. L’auspicio è che evangelicamente fede e ragione (fides et ratio) si uniscano per tirare fuori l’umanità da una delle epoche più dolorose che si ricordino. Il nostro augurio è che la rinascita spirituale e sociale possa restituirci un mondo migliorato dall’esigenza di condividere percorsi di altruismo, vicinanza, fraternità e integrazione. Uno dei saluti più belli e antichi che è stato rivolto lungo i secoli ai pellegrini in cammino verso il Santo Sepolcro (“la Madonna ti accompagni”) riecheggi forte nei nostri cuori facendo memoria della recente celebrazione della Giornata mondiale della Pace e della Maternità di Maria. Proprio in quest’occasione il Papa ha affidato alla voce del cardinale Pietro Parolin la riflessione sulla centralità della figura della Vergine – che è «ponte tra Dio e noi» – nel messaggio cristiano e sul ruolo della donna come portatrice di serena speranza per l’umanità: «Attraverso Maria incontriamo Dio come Lui vuole: nella tenerezza, nell’intimità, nella carne. Sì, perché Gesù non è un’idea astratta, è concreto, incarnato, è nato da donna ed è cresciuto pazientemente. Le donne conoscono questa concretezza paziente: noi uomini siamo spesso astratti e vogliamo qualcosa subito; le donne sono concrete e sanno tessere con pazienza i fili della vita. Quante donne, quante madri in questo modo fanno nascere e rinascere la vita, dando futuro al mondo!».

 

*Associazione Comunità Papa Giovanni XXIII

© RIPRODUZIONE RISERVATA