Il filo rosso che unisce Maria Goretti e Willy

Lunedì 14 Settembre 2020 di Don Aldo Buonaiuto
Dalle immagini del volto sorridente di Willy si può comprendere molto. Si leggono i suoi occhi candidi, uno sguardo pulito e luminoso che non è affatto scontato scorgere nei giovani. Purtroppo, capita invece di vedere i suoi coetanei incupiti, volti tesi e spaventati, ammusati o addirittura assenti. Sempre più spesso ci ritroviamo ragazzi che vivono di luce riflessa, schiavi dell’immagine e di una parvenza di libertà che è soltanto fuga dalle responsabilità. Willy aveva invece la non comune capacità di trasmettere gioia ed entusiasmo. Sia in famiglia e accanto alla sua amatissima sorella, sia con gli amici ai quali lo legavano tante passioni condivise, inclusa quella per la squadra di calcio della Roma. Chi semina gioia è un dono per l’umanità. Spegnere il suo sorriso non è solo stata una barbarie ma anche un furto di felicità collettiva. Tanti martiri silenziosi lo hanno preceduto nel farsi carico del supplizio dei fratelli: testimoni religiosi e laici come padre Massimiliano Kolbe e come il giovane carabiniere Salvo D’Acquisto. Willy ha preso il posto di colui che appariva destinato all’assurdo sacrificio. Non è riuscito a voltarsi dall’altra parte. La coscienza è stata più forte della paura. Non ha pensato alle nefaste conseguenze, è intervenuto in aiuto dell’amico aggredito, dimostrandosi vero uomo di fronte a sedicenti super uomini. Ecco la differenza tra il bene e il male: soccorrere invece di scappare, mettersi in gioco invece di fregarsene, affrontare la realtà invece di nascondersi. Quella sera Willy non avrebbe mai potuto immaginare che sarebbe salito sul Golgota. Come Cristo avrà provato il senso di ingiustizia e di abbandono, l’intera insensatezza del mondo scaricata sulle spalle di un innocente, la brutalità della violenza piombata sul suo esile corpo come il peso degli assassini che hanno continuato imperterriti a infierire su di lui ormai esanime. Nulla gli è stato risparmiato del crudele calvario che lo ha visto cadere sotto il macigno di una croce costruita con l’ignominia delle peggiori pulsioni. I negozi e i luoghi pubblici del comune dove viveva espongono ora un cartello: «Chi giustifica l’orrore, qui non è il benvenuto». Benvenuti sono invece tutti i ragazzi che si ribelleranno, riconoscenti per la sua testimonianza, alla sopraffazione della cieca prepotenza. Non sarà morto invano se questo martirio solleciterà i suoi coetanei a scendere in strada, pacificamente e costruttivamente, contro la sottocultura dell’odio e il culto diabolico della violenza. Per l’Anno Santo del 1950 Pio XII canonizzò a sorpresa Maria Goretti i cui genitori erano emigrati proprio in quella Paliano dove abitava Willy. Un segno celeste per rinnovare il valore universale ed eterno del martirio degli indifesi. Quanto sarebbe edificante se il ragazzo massacrato a Colleferro diventasse il santo protettore delle vittime di odio e bullismo, così come la sua concittadina lo è divenuta delle vittime di stupro! Possa il Cielo ravvivare sempre la luce attorno all’eroico esempio di questo fratello, uno dei «santi della porta accanto», come ama ripetere Papa Francesco. Santa Teresa Benedetta della Croce spiegava che molti di loro sono i veri soggetti attivi dell’umanità: «Nella notte più oscura sorgono i più grandi profeti e i santi. Tuttavia, la corrente vivificante della vita mistica rimane invisibile. Sicuramente gli avvenimenti decisivi della storia del mondo sono stati essenzialmente influenzati da anime sulle quali nulla viene detto nei libri di storia. E quali siano le anime che dobbiamo ringraziare per gli avvenimenti decisivi della nostra vita personale, è qualcosa che sapremo soltanto nel giorno in cui tutto ciò che è nascosto sarà svelato». La comunità dei credenti, la nostra preghiera e la sana mobilitazione dei giovani concorrano nel tenere questo uomo di appena 21 anni sempre sopra di noi come presenza benefica e ammonitrice. Nessuno d’ora in poi potrà rifugiarsi nell’indifferenza, mentre i tanti “Willy” delle nostre esistenze hanno bisogno di sentirsi parte di una famiglia che li protegga e di ricevere la grazia della redenzione che sola può arrivare persino ai cuori maggiormente smarriti nel peccato.

*Associazione Comunità Papa Giovanni XXIII © RIPRODUZIONE RISERVATA