Don Aldo Buonaiuto

Solidarietà, rispetto e amore per un 2024 che riporti pace

di Don Aldo Buonaiuto
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Domenica 31 Dicembre 2023, 06:35

I propositi e le speranze per il 2024 che sta per iniziare si contrappongono alle tante guerre più o meno dimenticate, che poco o nulla trovano spazio nei media e nell’attenzione generale, forse perché non fanno abbastanza audience. Al conflitto in Ucraina si è aggiunto quello a Gaza tra Israele e Hamas. La Siria è martoriata da 12 anni di guerra; in Iraq migliaia di persone hanno perso la vita a causa di decenni di conflitti civili e dell’ascesa del sedicente Stato islamico. In Somalia, che si trova ad affrontare anche forti crisi climatiche, un ventennio di guerre intestine e l’assenza del controllo statale, hanno permesso a gruppi terroristici di insediarsi. La Libia è tra i 20 Paesi più instabili e pericolosi del mondo oltre a essere uno dei principali hub della tratta di esseri umani. Il Myanmar, noto anche come Birmania, dopo il colpo di Stato è falcidiato da forti repressioni militari, sia contro la popolazione civile, sia contro le minoranze religiose, come quella dei Rohingya.

L’Armenia sta vivendo il Natale più difficile della sua storia recente poiché a settembre l’Azerbaigian ha lanciato un’offensiva bellica su larga scala nella regione del Nagorno-Karabakh, a maggioranza armena. Di guerre dimenticate in Africa ce ne sono tante come in Niger, Repubblica Democratica del Congo e Sud Sudan. Nel messaggio Urbi et Orbi di Natale, Papa Francesco ha denunciato ancora una volta lo scandalo delle spese per gli armamenti in un mondo dove la gente muore di fame. La corsa al riarmo ha raggiunto livelli record, mentre le organizzazioni umanitarie fanno sempre più fatica a reperire fondi. «L’immensa espansione della tecnologia – ha scritto il Pontefice per la Giornata mondiale della pace che si celebra domani – deve essere accompagnata da un’adeguata formazione alla responsabilità per il suo sviluppo. La libertà e la convivenza pacifica sono minacciate quando gli esseri umani cedono alla tentazione dell’egoismo, dell’interesse personale, della brama di profitto e della sete di potere. Abbiamo perciò il dovere di allargare lo sguardo e di orientare la ricerca tecnico-scientifica al perseguimento della pace e del bene comune, al servizio dello sviluppo integrale dell’uomo e della comunità».

Invece violenze e sopraffazione sono il pane quotidiano di una società che non è più incline al confronto, ma solo allo scontro. I rapidi sviluppi tecnologici che non creano un miglioramento della qualità di vita dei popoli, ma al contrario aggravano le disuguaglianze e i conflitti, non potranno mai essere considerati reale progresso, ma solo speculazione e vantaggio per i più ricchi.

Dal Vangelo leggiamo come Gesù si commuovesse di fronte al disorientamento popolare che, in epoche come quella attuale, fa assomigliare la massa a un gregge privo di pastori, maestri, educatori, in ambito civile e religioso. Vediamo quanta fatica fanno addirittura i successori di Pietro dell’ultimo secolo a permettere che la loro voce giunga alla gente, sempre più distratta e ripiegata autoreferenzialmente su sé stessa. A maggior ragione, senza modelli, visuali e progetti condivisi non si può manifestare un piano di miglioramento collettivo. Se non si ha chiaro dentro di sé un elevato obiettivo ideale non si può certo indicare al prossimo un fine da raggiungere congiuntamente. Seneca, due millenni fa, aveva spiegato che neppure il vento favorevole può aiutare il marinaio che non sa dove andare. Ai giovani della comunità di Taizé Papa Francesco ha spiegato che bisogna «osare per costruire un mondo diverso, di ascolto, dialogo e apertura…

Ascoltare è un atto d’amore. È al centro della fiducia. Senza ascolto, poche cose possono crescere o svilupparsi. Ascoltare ti permette di dare all’altra persona lo spazio di cui ha bisogno per esistere». Il miglior augurio per il nuovo anno è che l’umanità riesca a risolvere dissidi e problemi nel segno della solidarietà, del rispetto e dell’amore reciproci. Imitiamo l’esempio di umiltà della Madre di Dio affidandole il grido di pace delle popolazioni oppresse dalla violenza, affinché il coraggio del dialogo e della riconciliazione prevalga ovunque sulle tentazioni di vendetta, prepotenza e corruzione.

*Associazione Comunità Papa Giovanni XXIII

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