Globalizzazione dell’indifferenza fino all’infanzia terra di nessuno

Domenica 31 Gennaio 2021 di Don Aldo Buonaiuto
Globalizzazione dell’indifferenza fino all’infanzia terra di nessuno

È una legge spietata della comunicazione quella che sprofonda nell’oblio le tragedie individuali quando dilaga una catastrofe collettiva. Mentre infuria la pandemia, sembriamo anestetizzati alle atrocità che le cronache riversano sulle nostre coscienze stordite. Ai due capi dell’Italia, a Como e a Palermo, si sono consumati due abomini rimasti sotto i riflettori mediatici giusto il tempo per una generica costernazione di facciata. Una bimba di un anno e mezzo è stata violentata e trucidata dal patrigno. Negli stessi giorni una ragazzina di appena dieci anni è morta soffocata in una “sfida-spazzatura” su un social molto frequentato dagli adolescenti. In entrambi i casi l’infanzia è divenuta “terra di nessuno” per quelli che potremmo definire “sacrifici umani”. Nelle civiltà primitive più si era fragili, maggiore era l’esposizione sociale al pericolo. La collettività disprezzava la debolezza e le riservava trattamenti aberranti ogni qualvolta si trattava di scegliere quale forma di vita privilegiare e quale scartare. Oggi purtroppo non siamo estranei a queste antiche crudeltà. Anzi, in un rigurgito di atavica indifferenza, le prossime prescrizioni di massa, nei casi di sovraccarico sanitario, prevedrebbero, secondo una bozza di piano pandemico nazionale, l’emarginazione programmata e il diniego di cure a coloro che abbiano minori possibilità di guarire: «Se ci sono poche risorse, bisogna scegliere chi curare». È la stessa e disumana scelta che viene perpetrata in ambito socio-educativo: a parole si tutelano le fasce costitutivamente più deboli, nei fatti le si scaraventa dalla Rupe Tarpea degradando gli indifesi a zavorre costose e inutili. Quante volte si delega alle nuove tecnologie il compito formativo degli adulti? Quante volte si nascondono le piccole e grandi ingiustizie commesse nei confronti di bambini, disabili, malati anziani? Per esempio, perché escludere dalle priorità della campagna vaccinale le Rsd, ossia le residenze per persone affette da gravi disabilità? Quanti genitori, educatori, adulti in generale hanno abbandonato la funzione esemplare ed educativa che per generazioni ha strutturato la maturità degli esseri umani? Geppetto si vende anche l’unica giacchetta per comprare l’abbecedario a Pinocchio. Nella poverissima Italia risorgimentale lo scrittore Carlo Collodi descrive la bontà d’animo e la profondità dell’autentica genitorialità. Allo stesso modo nel disastrato dopo guerra il neo realismo raffigura la straziante devozione dei papà e delle mamme per i loro piccoli quotidianamente strappati alle epidemie, alla miseria e alla fame. Quanti adulti anagrafici sarebbero disposti oggi a rinunciare all’ultimo modello di smartphone o di jeans per garantire alla prole l’educazione che non si compra ma si testimonia con i gesti e le condotte quotidiane? Quelli che una volta erano considerati casi limite oggi attraversano come frequenti meteore l’immaginario banalizzato della nostra disattenzione, concludendo poi la loro orbita nel cupo silenzio che Papa Francesco ha definito «globalizzazione dell’indifferenza». Come non pensare agli scartati richiamati nella Messa papale, di Natale quando ci si addentra in tragedie infantili che affiorano come la punta di un iceberg? L’appello che sento, perciò di dover rivolgere a quanti hanno a cuore le nuove generazioni è di non rifugiarci negli alibi della pur evidente crisi economica, dello sfaldamento del tessuto socio-familiare, delle carenze infrastrutturali del welfare. Perché non riconoscere le carenze della nostra fede, del nostro senso di condivisione e della nostra capacità di sacrificarci per un bene nobile e gratificante come la formazione dei giovani? In epoche passate i nostri genitori e nonni disponevano di risorse materiali ancora inferiori alle nostre in pandemia, eppure si toglievano letteralmente il pane di bocca per proteggere figli e nipoti per garantire loro un futuro migliore. Non si aspettavano qualcosa dall’esterno, trovavano dentro di loro la forza e la credibilità per insegnare ai piccoli come diventare grandi. E lo facevano attraverso qualcosa che il denaro non potrà mai acquistare: l’esempio.

 

*Associazione Comunità Papa Giovanni XXIII

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