La sinergia tra credenti e laici per edificare una casa comune

Domenica 16 Gennaio 2022 di Don Aldo Buonaiuto
La sinergia tra credenti e laici per edificare una casa comune

“Pellegrini di speranza” è il motto scelto dal Papa per l’Anno santo 2025 nel quale si realizzerà il 27esimo Giubileo ordinario nella storia della Chiesa. L’importante appuntamento è anche il coronamento di un cammino iniziato nel 2021 con il Sinodo, che quest’anno si concretizza nella prima tappa dal “basso verso l’alto” col coinvolgimento del popolo delle parrocchie. Il secondo passo, nel 2023, sarà un momento unitario di raccolta, dialogo e confronto con tutte le anime del cattolicesimo; nel 2024 il percorso “dall’alto verso il basso” permetterà di sintetizzare le istanze emerse fra la gente realizzando la consegna, a livello regionale e diocesano, delle proposte di azione pastorale. L’ultimo Giubileo è stato l’Anno Santo straordinario dedicato alla Misericordia che Papa Francesco aveva proclamato con la Bolla “Misericordiae Vultus”. Era iniziato il 29 novembre 2015, con l’apertura anticipata della Porta santa a Bangui, in Centrafrica, per terminare il 20 novembre 2016. Nella tradizione millenaria della comunità ecclesiale, le innumerevoli Porte Sante aperte ovunque - e non solo nelle cattedrali - sono state certamente tra le più rivoluzionarie iniziative dell’attuale Pontefice, come quella di designare i Missionari della misericordia. Recentemente le Marche hanno vissuto l’intenso Giubileo lauretano, a cento anni della proclamazione, da parte di Benedetto XV, della Madonna di Loreto patrona di tutti gli aeronauti. Iniziato l’8 dicembre 2019 e conclusosi il 10 dicembre dello scorso anno, è stato accompagnato da numerosi eventi, tra cui la “Peregrinatio Mariae” delle statue della Vergine, che hanno toccato diversi aeroporti italiani e i più importanti scali dei cinque continenti. Il Giubileo lauretano si collega idealmente al motto dell’Anno santo 2025 ricordando le parole pronunciate dal Papa proprio a conclusione dell’evento che si è celebrato nella nostra regione: «Ogni giubileo, secondo l’antica tradizione biblica, ci ricorda che siamo pellegrini in questo mondo: che non siamo padroni della terra – e tanto meno del cielo – ma siamo incaricati di coltivare e custodire questo giardino nel quale Dio ci ha posti». Il Giubileo cristiano, lontano parente di quello ebraico, compare in Europa alla fine del XIII secolo d.C. rappresentando l’anno della remissione dei peccati, della riconciliazione, della conversione. Fu Bonifacio VIII a indirlo per la prima volta, con l’intento di celebrarne uno ogni 100 anni. Clemente VI, però, nel 1350 stabilì di farlo svolgere ogni 50 anni, mentre Paolo II, con una Bolla del 1470, decise di ridurne ulteriormente la frequenza a 25 anni. Nel Nuovo Testamento Gesù si mostra come colui che porta a compimento l’antico giubileo, essendo venuto a “predicare l’anno di grazia del Signore”. In tale ottica ogni Anno santo diviene la prospettiva ideale e finale del progetto del Creatore che desidera per l’uomo un mondo di libertà, verità e amore dove trionfa il Regno di Dio e si attua quando la giustizia divina prevale sull’ingiustizia umana. Il Giubileo offre ai fedeli la possibilità di ottenere l’indulgenza plenaria per sé stessi o per i defunti; è anche un anno di cambiamento di vita, di solidarietà e impegno per la giustizia nel servizio di Dio e dei fratelli. Sicuramente quello che si celebrerà nel 2025 avrà l’impronta di un Papa che, fin dal nome scelto per il suo pontificato - quello del poverello d’Assisi - desidera una Chiesa più umile e povera spingendo l’intera istituzione umana e spirituale a essere più autentica, responsabile e coerente col Vangelo. Al contempo sarà un momento per riscoprire e progettare un nuovo orizzonte, nella speranza che entro i prossimi tre anni saremo definitivamente usciti dai drammi della pandemia. I cristiani, indipendentemente dal periodo storico, sono chiamati a lavorare per una società più solidale e attenta ai bisogni dei giovani e degli ultimi, come espresso dal compianto David Sassoli, che era fermamente convinto della possibilità di concretizzare una sinergia tra credenti e laici per riedificare una casa comune capace di «combattere gli idoli, abbattere muri, costruire ponti, dare corpo ad un nuovo umanesimo».

 

 *Associazione Comunità Papa Giovanni XXIII

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