Gli anziani, i bambini e la cultura dello scarto

Domenica 15 Novembre 2020 di Don Aldo Buonaiuto

Di voi anziani si parla quasi come di “effetti collaterali” nella guerra del Covid. Quasi foste vittime sacrificali e bersagli predestinati della pandemia. Nel mondo tanti si degradano all’irresponsabile crudeltà di negare o minimizzare la terribile emergenza sanitaria. E usano sempre lo stesso disumano argomento: «Di coronavirus muoiono quasi esclusivamente gli anziani». Ricorrono anche vergognosi riferimenti a una fantomatica improduttività della terza età, smentita da tutti gli indicatori sociologici che fotografano, per esempio, l’essenzialità di voi nonni nella cura dell’infanzia e nell’aiuto anche pratico ed economico ai vostri figli e nipoti. Eppure, i focolai nelle Rsa non fanno più notizia né in Italia né all’estero. In pochi giorni in Francia si sono registrati ottocento decessi negli ospizi e, per restare vicini a noi, sono morti in due settimane tredici ospiti di una residenza sanitaria assistenziale di Fabriano. La vita umana sembra aver perso la sua dignità e sacralità. Veder scomparire in massa voi che avete faticosamente ed eroicamente edificato le basi sociali ed economiche di questa società è equiparato a un taglio nella spesa collettiva. «Di qualcosa si deve comunque morire», è sceso a dire il presidente di un’importante Nazione. La Chiesa domenica celebra la Giornata mondiale dei poveri e oggi i nuovi poveri siete voi anziani. Fragilità e vulnerabilità vi espongono all’emarginazione, quasi al disprezzo, invece di rendervi destinatari di speciale attenzione e doveroso riguardo. La ricetta dell’amore per voi anziani (raccomandata sette anni fa da Papa Francesco alla Giornata mondiale della gioventù di Rio de Janeiro) sembra rimossa e sovrastata da un dibattito pubblico progressivamente imbarbarito e privo di misericordia. Leggendo i segni dei tempi, il Pontefice lanciò il 26 luglio del 2013 un profetico appello per rafforzare il dialogo tra le generazioni. Un tema ripreso e sviluppato durante il suo intero pontificato e che la pandemia rende assolutamente irrinunciabile per guardare avanti con speranza. «Come è importante l’incontro e il dialogo tra le generazioni, soprattutto all’interno della famiglia», disse Papa Bergoglio nel suo primo viaggio apostolico internazionale nella festa liturgica dei santi Gioacchino e Anna, i genitori della Vergine Maria, i nonni di Gesù. »I bambini e gli anziani costruiscono il futuro dei popoli; i bambini perché porteranno avanti la storia, gli anziani perché trasmettono l’esperienza e la saggezza della loro vita». Giovani e anziani, nonni e nipoti. E siete spesso le prime vittime della «cultura dello scarto». «Quante volte – ha osservato il successore di Pietro – si scartano gli anziani con atteggiamenti di abbandono che sono una vera e propria eutanasia nascosta! È l’effetto di quella cultura dello scarto che fa molto male al nostro mondo. Si scartano i bambini, si scartano i giovani, perché non hanno lavoro, e si scartano gli anziani con la pretesa di mantenere un sistema economico ‘equilibrato’, al centro del quale non vi è la persona umana, ma il denaro. Siamo tutti chiamati a contrastare questa velenosa cultura dello scarto!». Ma il Papa avverte che solo la cooperazione tra le generazioni può avviare cammini e trovare spazi per un futuro migliore: «Se i giovani sono chiamati ad aprire nuove porte, gli anziani hanno le chiavi». Non c’è avvenire senza questo incontro arricchente tra anziani e giovani. «Non c’è crescita senza radici e non c’è fioritura senza germogli nuovi. Mai profezia senza memoria, mai memoria senza profezia. E sempre incontrarsi», raccomanda il Pontefice auspicando addirittura che venga dato il premio Nobel agli anziani, inestimabile patrimonio e preziosissimo tesoro delle nostre comunità. Voi nonni e i vostri nipoti siete stati improvvisamente separati dall’isolamento del Covid. Per il profeta Gioele «i vostri anziani faranno sogni, i vostri giovani avranno visioni». Quindi i giovani devono prendere i sogni di voi anziani e portarli avanti. Coprire di indifferenza la strage silenziosa degli anziani significa condannare la società alla distruzione. Perché senza radici non possono esserci germogli.

 

*Associazione Comunità Papa Giovanni XXIII

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