Da Camila Giorgi a Valentino Rossi l’Italia siamo sempre noi

Venerdì 20 Agosto 2021 di Giovanni Guidi Buffarini
Da Camila a Valentino l Italia siamo sempre noi

Tutto può succedere in questa folle, imprevedibile estate sportiva italiana, le Marche in vetrina, i balzi di Tamberi, la Banda Mancini che riporta la coppa a casa, e ci scuseranno gli amici inglesi ma la realtà è questa e va detta, da noi le coppe son di casa, voi ne avete una e pure conquistata con il contributo del più grave errore arbitrale della storia del calcio. Tutto può succedere nell’estate dei trionfi dei nostri campioni. Anche che Valentino si riprenda di forza le prime pagine dei giornali del mondo intero annunciando l’addio alla MotoGp. Non vi sembra una grande vittoria? Non ci avete riflettuto abbastanza, cari miei. È qualcosa più di un podio: la conquista della consapevolezza. Per un quarto di secolo - fa impressione scritto così, vero? - Valentino non è stato soltanto un immenso campione. È stato il primattore del Motomondiale. Negli anni dei titoli a raffica come negli anni delle sconfitte. Marquez è riuscito a batterlo, non a fargli ombra. Come nessuno è mai riuscito a mettere in ombra Michael Jordan o Maradona o Muhammad Ali. In molti, e da diverse stagioni, gli consigliavano, parlando chiaro o a mezza bocca, di farsi da parte. Valentino aveva tutto il diritto di non dare ascolto, di provare fino all’ultimo e un pezzetto più in là a tornare in vetta. Anche con 42 anni sul groppone e una moto scadente, non ufficiale, sotto il sedere. Aveva il diritto di arrivarci con i suoi tempi a capire che il Tempo è l’unico avversario che non puoi sperare di sconfiggere. Lo ha capito, abbiamo il dovere di festeggiarlo e ringraziarlo per le emozioni che ci ha fatto vivere. La battaglia con Stoner a Laguna Seca non serve nemmeno riguardarla su YouTube, sappiamo tutti a memoria quelle traiettorie impossibili. Chiudi gli occhi, te le raffiguri e sei scosso dagli stessi brividi d’allora. Certo che fa strano sapere che nel prossimo Motomondiale non ci sarà Valentino. Fa più strano ancora sapere che il Campionissimo diventerà padre. Lo ha comunicato via spiritoso post su Instagram, lui vestito da medico, lo stetoscopio appoggiato sul pancione dell’amata Francesca. E la stessa aria scanzonata che ci conquistò un quarto di secolo fa, quando festeggiava col cappello da giullare, si ribattezzava Rossifumi, se ne inventava una diversa a ogni Gran Premio. Difficile crescere senza perdere la leggerezza, il gusto del gioco. Valentino ci sta riuscendo, auguri. Siccome tutto può succedere nell’estate dei campioni italiani e i marchigiani in prima fila, ecco il risultato il meno atteso di tutti. La vittoria di Camila Giorgi nel Master 1000 di Montreal. Camila Giorgi: fino a ieri, più grande promessa mancata della storia del tennis italiano. La giocatrice impossibile da non ammirare e da non detestare anche nel corso della stessa partita, anzi dello stesso game, anzi dello stesso scambio. Capace di battere chiunque e poi di perdere da chiunque. Di regalare punti già vinti. Dotata di colpi da fuoriclasse, sprovvista della benché minima attitudine strategica. Una campionessa antica, Althea Gibson, definì il tennis «come un gioco di scacchi. Devi manovrare, conoscere i punti di forza e debolezza del tuo avversario». Camila di contro non si è mai interessata al gioco delle sue avversarie. «Il mio tennis non prevede un piano B». Il piano A è: colpire la palla più forte possibile, quando è giusto farlo e anche quando non sarebbe assolutamente il caso di farlo. Vietato giocare un colpo interlocutorio, buttare la palla di là aspettando l’errore dell’avversaria. Camila la Picchiatrice Dissennata. Quante critiche ha ricevuto. Puntuali e giustificate alcune, altre crudeli e volgari, non tennistiche ma personali. L’impresa di Montreal, preceduta dal bel torneo olimpico, segnerà la svolta nella carriera? Può darsi, e può darsi rimanga un exploit isolato. Nelle esibizioni di Tokyo e Montreal, gli esperti hanno colto segnali di maturazione tattica. Non le si chieda di più. Non si pretenda diventi saggia, diventi scacchista. Sarebbe inutile del resto, ci metto la mano sul fuoco. Camila continuerà a giocare il suo tennis, sempre all’attacco (o quasi), tutto istinto (o quasi). Continuerà a essere diversa da tutte le altre. È la sua personalità. Evviva la personalità.

 

*Opinionista e critico cinematografico

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