Il mercantile delle Due Sorelle? È tempo di restituirlo al mare

Giovedì 17 Settembre 2020 di Roberto Danovaro
Il mercantile delle Due Sorelle? È tempo di restituirlo al mare
Correva l’anno 2003 quando, nella notte tra il 26 e il 27 gennaio, la nave “Nicole” affondò a causa di una forte mareggiata mentre era diretta a Porto Levante, nel delta del Po. Trasportava un carico di feldspati, minerali molto comuni, e probabilmente uno spostamento del carico o lo sfondamento della carena le sono stati letali. La nave si è adagiata a circa due miglia al largo del porto di Numana. La modesta profondità, poco più di 10 metri, ha fatto sì che il pennone della nave restasse emerso. Ovviamente andava subito bonificata dal greggio e da altre sostanze tossiche, messa in sicurezza e segnalata per la navigazione. Anche se sono stato da subito favorevole a questa operazione, la questione dell’affondamento di navi in realtà è molto delicata poiché in Mediterraneo, per la convenzione di Barcellona, non è possibile affondare intenzionalmente navi o aerei o treni come avviene negli Stati Uniti. E nel caso di affondamento accidentale, la nave dovrebbe essere recuperata. Ricorderete tutti il caso della nave da crociera Costa Concordia affondata il 13 gennaio 2012 all’isola del Giglio. È stata messa in sicurezza, bonificata e poi rimossa. Il rischio, infatti, è che rilasci sostanze inquinanti. Ancora peggiore è il caso in cui una nave venga affondata intenzionalmente con carichi tossici o radioattivi trasformando il mare in una pattumiera, una sorta di terra dei fuochi sommersa. Ma nel caso della nave Nicole il naufragio si è trasformato in una vera risorsa. Infatti, una volta bonificata, dopo poco tempo la vita marina l’ha fatta propria ed è diventata una specie di reef naturale, un bellissimo e ricco giardino sommerso, l’unico che si trovi nel raggio di diverse centinaia di costa sabbiosa del centro Adriatico, diventando anche una importante zona di ripopolamento ittico. L’immersione su questo relitto, nonostante la modesta profondità, è uno dei tuffi più interessanti che si possano fare nel medio Adriatico. Negli anni, la nave Nicole si è progressivamente “consumata” soprattutto a causa del moto ondoso. Ma sub e appassionati si sono ormai affezionati a questa struttura tanto che ci sono state anche idee per la sua ricostituzione. Per questa ragione, quando proprio sulle colonne del Corriere Adriatico è stata riportata la notizia della volontà di rimuovere il mercantile che schiantandosi nel 1962 sui faraglioni delle Due Sorelle è naufragato, ho pensato che si potrebbe cogliere questa opportunità per fare di questo relitto un esperimento scientifico e un’occasione unica per la promozione delle immersioni in medio Adriatico. La cosa sarebbe potenzialmente possibile se consideriamo che il relitto del mercantile di fatto non è più considerabile come rifiuto speciale e poiché l’esperimento di re-immersione a largo delle Due Sorelle potrebbe essere fatto per scopi scientifici con il supporto dell’Università e del Cnr che studiano da molti anni la biodiversità dell’Adriatico. Si tratterebbe di un esperimento utile a capire tempistiche e modalità di ripopolamento su queste strutture e determinare gli effetti su biodiversità e pesca a livello locale. Inoltre, essendo in mare da quasi 60 anni il relitto non contiene inquinanti che non abbia già rilasciato, e il ferro di cui è fatto non costituisce un vero problema per il mare anche in caso di sua corrosione. Basterebbe riportarlo a largo e riporlo sul fondale, magari proprio vicino al relitto della Nicole, essendo la zona già da molti anni segnalata ai naviganti. Un altro esperimento, per certi versi analogo a questo appena proposto venne fatto alcuni anni fa con lo spostamento della balenottera comune denominata “Conerina” che spiaggiò e morì proprio tra Sirolo e Numana. Grazie a quell’intervento per niente facile della Capitaneria di Porto, la “Conerina” fu riaffondata con una zavorra legata alla coda di 5 tonnellate. Proprio in prossimità del relitto della Nicole. Inizialmente ci furono anche perplessità da parte degli operatori locali per paura che la carcassa di balena potesse alterare la qualità del mare, ma queste furono rapidamente superate dall’evidenza della mancanza di impatto e dall’occasione di studiare l’evoluzione della sua decomposizione. Fu una bella occasione di ricerca e studio per i ricercatori e studenti di Biologia Marina dell’Università Politecnica delle Marche che permise anche collaborazioni internazionali. Per questa ragione, se ancora non è stata individuata una destinazione per i rottami del Mercantile, invece che smaltirli a terra proporrei di farne una occasione di sviluppo del turismo blu, per il ripopolamento e per la ricerca marina.

*Docente all’Università Politecnica delle Marche e presidente della Stazione zoologica-Istituto nazionale di biologia, ecologia e biotecnologie marine © RIPRODUZIONE RISERVATA