Uno sportello obbligatorio per gli uomini maltrattanti

Uno sportello obbligatorio per gli uomini maltrattanti

di Lorenzo Sconocchini
4 Minuti di Lettura
Sabato 11 Novembre 2023, 05:30

L’ultimo caso giudiziario, l’altro ieri al tribunale di Ancona, vedeva imputato un imprenditore che, oltre ad abusare sessualmente dell’ex moglie, l’avrebbe presa a calci nel sedere e frustata con la cinghia, meritandosi una condanna a due anni di reclusione. Pochi giorni prima, nelle aule di giustizia, s’era trattato il caso di un operaio che picchiava la moglie con mestolo e scopa.

«Vai a morire», era una delle tante tenerezze che le riservava, ripagate giustamente con una condanna a quattro anni di carcere. Sono stati 848 nel 2022 gli uomini maltrattanti nelle Marche, secondo il rapporto appena divulgato dalla Regione Marche sulla violenza di genere. Donne prese a schiaffi, tirate per i capelli, scaraventate giù dalle scale, sottoposte a vessazioni psicologiche di ogni genere, umiliate davanti ai figli e in tre casi - purtroppo - vittime di femminicidio. Il più delle volte le violenze di genere si consumano in ambiente domestico (nel 37,3% dei casi ad opera del coniuge, nel 9,3% dell’ex marito e nel 23% di conviventi attuali o passati).

Ma il dato che forse fa più riflettere è la quota ancora largamente minoritaria (98 casi su 848, l’11,5%) di uomini che, dopo essersi resi protagonisti di violenze di genere, sono stati presi in carico da uno dei 4 sportelli aderenti al Cuav Marche, Centro Uomini Autori di Violenza, progetto sperimentale realizzato con il contributo del Dipartimento per le Pari Opportunità della Presidenza del Consiglio. È lì che dovrebbero essere seguiti uomini che hanno avuto comportamenti violenti nei confronti delle donne o dei loro figli, o che temono di poter usare violenza oppure sono stati allontanati dalla casa familiare su intervento delle forze dell’ordine. Capita sempre più spesso - ma non ancora abbastanza - che siano i giudici ad indirizzare gli imputati verso percorsi di riabilitazione che obbligano i maltrattanti a rivolgersi agli sportelli del Cuav, affinché diventino persone migliori.

Era successo il 20 settembre scorso a un giovane afgano residente a Falconara, condannato a 8 mesi per aver avvolto un cavo elettrico al collo della moglie e minacciato di gettare dal balcone la figlioletta. Stessa condizione, per evitare il carcere, era stata imposta a un giovane papà dell’entroterra senigalliese che non lesinava schiaffi e spinte alla compagna neanche quando era incinta. Ìl giudice Alberto Pallucchini, condannandolo a un anno e 4 mesi per maltrattamenti, aveva subordinato la sospensione condizionale della pena all’obbligo di frequentare un percorso riabilitativo per uomini maltrattanti.

Una condizione prevista per altro dalla normativa sul Codice Rosso del 2019 e ribadita da una sentenza della Cassazione del luglio scorso, che in un processo per maltrattamenti in famiglia al tribunale di Verbania aveva annullato una sentenza perché la sospensione condizionale della pena non era stata subordinata a un percorso riabilitativo. Il rapporto tra frequentatori degli sportelli Cuav e uomini violenti (più o meno 1 a 9) nelle Marche è ancora troppo basso e sarebbe auspicabile che sempre più spesso i giudici subordinassero i benefici di legge alla frequentazione obbligatoria e partecipe di sportelli con esperti che aiutano gli imputati a superare la loro condizione di uomini maneschi e incattiviti.

Anche perché, dai dati che emergono dal rapporto 2022 sulla violenza di genere nelle Marche, emerge che solo in un caso su 10 i 98 uomini inseriti nel progetto Cuav si sono presentati spontaneamente allo sportello, chiedendo di essere aiutati a contenere la loro aggressività. Nel restante 90% dei casi, gli uomini sono presi in carico dal Cuav su disposizione dei tribunali (93% del totale) o delle forze dell’ordine per soggetti ammoniti dal questore (7%). E gli accessi spontanei? Avvengono su indicazione del terapeuta (29%), in modo autonomo (15%) e su indicazione di coniugi, familiari o avvocati (14%). Solo una minoranza trascurabile dei maltrattanti si rendono conto spontaneamente della gravità delle loro condotte e chiedono aiuto agli sportelli Cuav.

Anche per questo sentenze come quelle del giudice Pallucchini aiuterebbero (evitando almeno ricadute) a contenere il fenomeno della violenza di genere. Un “veleno” purtroppo già entrato in circolo anche nelle nuove generazioni. Il rapporto sulla violenza di genere evidenzia infatti che anche giovani e giovanissimi sono coinvolti nel fenomeno praticando forme nuove di violenza digitale, come cyber bullismo, cyber stalking e revenge porn.

*  caporedattore del Corriere Adriatico

© RIPRODUZIONE RISERVATA