Investire nel capitale umano è l’unico futuro immaginabile

Investire nel capitale umano è l’unico futuro immaginabile

di Sauro Longhi
4 Minuti di Lettura
Lunedì 27 Giugno 2022, 09:40

Sono un uomo fortunato, ho tanti amici tra gli economisti a cui posso chiedere consiglio per comprendere le complessità che attraversiamo. Viviamo tempi difficili: la guerra che non sembra terminare, la pandemia che tenta di riemergere, le diseguaglianze che invece di diminuire aumentano, i cambiamenti climatici che manifestano tutti i loro effetti devastanti, eppure resto ottimista, o meglio continuo a confidare nell’intelligenza e soprattutto nella positività delle nuove generazioni. Verso le problematiche ambientali i più giovani continuano a restare molto attenti, forse sono quelli che più se ne interessano, lo si vede dalla scelta dei propri corsi di studio, cercano sempre più percorsi di laurea da cui apprendere conoscenze e competenze per una transizione ambientale sostenibile sul piano sociale ed economico.

Nei prossimi anni avremo una classe dirigente che si sarà formata su queste prospettive e saprà reindirizzare politiche economiche per una società più equa e più rispettosa dell’ambiente. Non saranno possibili altre strade, su questo poggia il mio ottimismo. Restano da affrontare le incertezze del presente soprattutto per effetto della guerra a cui eravamo impreparati, che pensavamo impossibile, o almeno io lo credevo. Agli effetti devastanti di ogni guerra, con perdite di vite umane, migrazioni di profughi in fuga e inutili distruzioni, si aggiunge a quella scoppiata nel centro dell’Europa una crisi energetica i cui effetti non sono ancora pienamente compresi.

A livello europeo si è deciso di discuterne ad ottobre, ma per quella data, se la guerra non sarà terminata, sarà tardi trovare rimedi con l’inverno alle porte. Certo viviamo una contraddizione evidente, siamo contro la guerra ma acquistiamo gas dalla Russia e così ne sosteniamo i costi. Negli ultimi decenni abbiamo sempre più legato le nostre risorse energetica alla Russia e oggi paghiamo le conseguenze di quelle scelte, a dir poco improvvide. Occorrerebbe chiedere conto a chi favorì queste scelte, ma forse è inutile. Ma imparare dagli errori non lo è. I costi dell’energia accresceranno i costi produttivi per le imprese e le bollette per le famiglie, bisognerà da subito avviare politiche di incentivazione al risparmio energetico e accelerare la transizione verso le energie rinnovabili. La scorsa settimana, nella presentazione del rapporto annuale della Banca d’Italia su “L’economia delle Marche” si sono evidenziati diversi elementi positivi, sicuramente l’anno trascorso è stato caratterizzato da una ripresa dell’attività economica, in linea con quella nazionale. Ma al contempo si intravedono alcune criticità con il potere d’acquisto delle famiglie che si è ridotto. Il pericolo è che sulle famiglie si scarichi i costi di queste incertezze. Occorrerà rispondere con politiche di aumenti salariali? Qui mi vengono in aiuto gli amici economisti.

Strada percorribile solo a fronte di una maggiore produttività del lavoro e questa la si ottiene con investimenti nelle imprese e in capitale umano. Di questo ne sono convinto, le mie attività di ricerca, di didattica e di trasferimento tecnologico sono da sempre orientata su queste prospettive per contribuire alla nascita e sviluppo di cluster tecnologici regionali e nazionali, di competence center per industria 4.0, di percorsi formativi per trasferire conoscenze e competenze digitali e alla creazione di startup innovative attraverso la contaminazione dei saperi e delle esperienze. Ma perché le diseguaglianze continuano ad aumentare? Sempre gli amici mi dicono che l’intensità degli investimenti non è sufficiente a generare l’effetto moltiplicativo sperato sulla produttività.

Forse, ma allora incentiviamoli accompagnandoli con messaggi chiari e corretti, che studiare serve, altrimenti non avremo mai il capitale umano di cui abbiamo bisogno. Ma sempre gli amici con dati alla mano mi dicono che la produttività negli ultimi anni è aumentata e anche in modo considerevole, ma i salari molto meno. Forse agli investimenti occorre accompagnare un nuovo modello redistributivo? Il lavoro finora ha fatto questo, abbiamo sempre cercato un posto di lavoro dignitoso per noi e per i nostri figli, ma per il futuro basterà?

* Dipartimento di Ingegneria dell’Informazione Facoltà di Ingegneria Università Politecnica delle Marche

© RIPRODUZIONE RISERVATA