Le miserie morali di oggi sono le povertà di domani

Le miserie morali di oggi sono le povertà di domani

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Domenica 13 Novembre 2022, 05:55

l Vangelo proclama beati i poveri, non i miseri. Nella Giornata mondiale della povertà occorre distinguere tra indigenze (vecchie e nuove) e miserie morali, educative, spirituali. Le cronache ribollono dei mali dell’anima individuale e collettiva della contemporaneità. Si tratta delle miserie interiori recentemente tracimate, per esempio, nel pestaggio di un inerme clochard da parte di giovani della “Roma bene” mentre il “popolo della movida” assisteva indifferente e addirittura incitava alla cieca e disumana violenza sui più fragili. Oppure si manifesta nel convergere da ogni parte d’Europa di giovani che si danno appuntamento nei rave party per stordirsi di droghe ed eccessi.

Le miserie morali di oggi sono le povertà materiali di domani. Papa Francesco considera l’odierna ricorrenza (da lui indetta durante il Giubileo della misericordia) come una «sana provocazione per aiutarci a riflettere sul nostro stile di vita e sulle tante povertà del momento presente». Dagli scenari di guerra alla quotidianità di ognuno, il Pontefice richiama le origini del cristianesimo. E cioè l’esortazione di Pietro, Giacomo e Giovanni all’apostolo Paolo: «Non dimenticare i poveri». Ieri come oggi la solidarietà è proprio questo. «Condividere il poco che abbiamo con quanti non hanno nulla, perché nessuno soffra», sottolinea il Santo Padre. Quella testimoniata da Francesco è una Chiesa aperta, che esce da sé stessa, si china sui poveri, si spalanca al mondo e all’umanità, sentendosene parte e sapendo di condividere la sua sorte e di avere contratto, in Cristo, un debito di servizio nei suoi confronti.

La carità, che deve animare la Chiesa al suo interno e la rende sacramento di salvezza, la deve spingere anche verso l’esterno, in modo da trasmettere ciò che ha ricevuto e la costituisce, e assicurandone l’unità negli intenti e nella prassi. La “Chiesa in uscita” è estranea a compromessi o ad alleanze di comodo, laica ma coinvolta, libera e rivolta ai poveri e a ogni situazione di bisogno e di sofferenza, estranea al giudizio e capace di sostenere e accompagnare con volto di madre ancorandosi alla vera ricchezza che le viene da Dio. Riferendosi alla Chiesa povera per i poveri, Francesco cita continuamente i suoi predecessori. E naturalmente tutti citano il Vangelo, che alla fine è la vera radice della continuità. Lo slancio che porta a Dio e quello che porta al prossimo, sia come singolo che nelle strutture sociali che l’umanità ha creato, è lo stesso, come il Vangelo dimostra. La tentazione è da sempre quella di dividere le due cose, mentre l’impegno nell’una è la verifica della bontà dell’alt+ro. Maggiori responsabilità istituzionali si hanno, più forte deve vibrare la sollecitudine verso gli uomini-scarto, l’umanità e la fratellanza dei migranti, la catastrofe ecologica che minaccia la vita soprattutto dei popoli più poveri. Nell’Evangelii Gaudium il Santo Padre scrive «desidero una Chiesa povera per i poveri».

E subito dopo aggiunge che «i poveri hanno molto da insegnarci. È necessario che tutti ci lasciamo evangelizzare da loro». Andare incontro ai poveri, agli afflitti, ai bisognosi può divenire vocazione per credenti e laici. Un programma di azione per la classe dirigente politica ed economica. Da sempre il magistero della Chiesa considera la povertà una privazione grave di beni materiali, sociali, culturali che minaccia la dignità della persona. I poveri sono quanti soffrono di condizioni disumane per quanto riguarda il cibo, l’alloggio, l’accesso alle cure mediche, l’istruzione, il lavoro, le libertà fondamentali.

San Paolo VI chiuse il Concilio vaticano II nel 1963 rivolgendosi proprio agli indigenti con parole che sei decenni dopo riecheggiano quanto mai attuali. Un’appassionata mozione per «tutti voi che sentite più gravemente il peso della croce, voi che siete poveri e abbandonati, voi di cui si tace, voi sconosciuti del dolore». Perché «voi siete i preferiti del regno di Dio, siete i fratelli del Cristo sofferente e con lui, se lo volete, salvate il mondo. Non siete soli, né separati, né abbandonati, né inutili. Siete i chiamati da Cristo, la sua immagine vivente e trasparente».

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