Nuovi modelli dopo il Pnrr per gli obiettivi tradizionali

Nuovi modelli dopo il Pnrr per gli obiettivi tradizionali

di Marco Cuculelli
3 Minuti di Lettura
Lunedì 19 Febbraio 2024, 05:10

Il Piano nazionale di ripresa e resilienza è un’occasione unica per il paese, con una incredibile quantità di risorse destinate ad ambiti cruciali per lo sviluppo delle comunità. Il suo impatto nel medio periodo dipende da una serie di strutture e comportamenti che ne determinano efficacia e risultati. Molto si è discusso sulle prime, ossia sui metodi e sui tempi di attuazione che ne condizionano l’impatto.

Meno, invece, si è discusso sulla visione che il Piano propone e sulle prospettive nuove che potrà attivare, auspicabilmente, rispetto allo stato attuale dell’economia e della società. Al di là del ruolo giocato dalle singole azioni e misure, infatti, una parte significativa degli effetti sarà legata al mutamento di prospettiva che un intervento così ampio potrà produrre sulla crescita del PIL, sui livelli di benessere o sulla transizione verde e digitale.

Un recente lavoro su questo tema (Istituto Tagliacarne - Camere di Commercio, Ministero dell’Economia e delle Finanze e Università Politecnica delle Marche) mostra come una parte significativa degli effetti del Piano dipenderà dalla modifica dei comportamenti degli agenti economici. Questo perché lo scenario che il Piano descrive - in termini di infrastrutture, tecnologia, sanità, sociale, etc. – fornisce chiare indicazioni su quali ambiti saranno prioritari per lo sviluppo del paese, identificando priorità strategiche utili per guidare il comportamento degli operatori. Tra le tante linee di influenza, tre possono essere ricordate. La prima è relativa alla attenuazione dei livelli di incertezza del quadro economico, ancora molto presenti a causa dei tanti shock intervenuti negli anni recenti.

La definizione di priorità strategiche da parte del Piano fornisce alle imprese elementi di stabilità, favorendo comportamenti orientati al medio periodo e agli investimenti. La seconda è quella relativa al cambiamento indotto nelle modalità di competere nel mercato. L’intervento del Piano si inserisce in un quadro economico nel quale la maggioranza dei settori produttivi è nella fase di maturità.

In questi settori, la competizione è meno legata alla innovazione radicale del prodotto e riflette invece la capacità dell’impresa di assecondare i gusti del consumatore.

Dunque, la domanda che il Piano potrà attivare sarà un catalizzatore importante per la riorganizzazione delle imprese, che dovranno muoversi verso un approccio basato maggiormente sull’offerta di servizi associati ai propri prodotti. Infine, la terza è quella relativa alla fissazione dei target da parte delle imprese, indirizzati sempre più spesso verso obiettivi multipli e complementari. Incoraggiando e premiando comportamenti virtuosi su diversi piani (ad esempio green e digitale, tecnologie informatiche ed emergenze sociali etc.), il Piano spinge le imprese a cambiare, o almeno integrare, il tradizionale approccio verticale a favore dell’attivazione di una tastiera più ampia di abilità e competenze.

Conoscenze e relazioni finora lasciate a specialisti esterni diventano sempre più spesso fattori interni di vantaggio competitivo per la singola impresa. Stimolate anche da una policy interessata ad avere operatori generalisti, alle imprese viene sempre più spesso richiesto di estendere il proprio operato al di là dei confini abituali, di innovare in ambiti sociali anche molto distanti dai propri, di utilizzare modelli nuovi per raggiungere obiettivi tradizionali. A questo paradigma emergente le imprese sono ancora poco abituate. L’adattamento sarà per molte certamente impegnativo. Tuttavia, conclude la ricerca, per quelle che sono già in grado di percepire il mutamento di scenario, l’attenzione al profilo imprenditoriale e alla formazione manageriale saranno i fattori abilitanti più efficaci per l’uso di modelli idonei allo scenario complesso che si va delineando.

* Professore ordinario di Economia Applicata all’Università Politecnica  delle Marche  Facoltà di Economia “G. Fuà”

© RIPRODUZIONE RISERVATA