L’insegnante e lo studente: vite sospese dalla giustizia

L’insegnante e lo studente: vite sospese dalla giustizia

di Lorenzo Sconocchini
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Giovedì 18 Gennaio 2024, 04:00

Arrivano dal mondo della scuola, che spesso compendia vizi privati e pubbliche virtù della nostra società, due storie esemplari di come la giustizia sia davvero tale solo se riesce in tempi ragionevoli a pronunciarsi con i suoi verdetti, stabilendo chi è innocente e chi colpevole o riconoscendo l’affermazione di un diritto. Sono serviti più di cinque anni di attesa, di vita sospesa lontano dalla cattedra, a un insegnante di sostegno di Castelfidardo accusato da tre alunne di una terza classe delle medie di molestie sessuali e maltrattamenti, prima che un verdetto della Corte d’appello di Ancona lo mandasse assolto da tutte le imputazioni, dopo che già in primo grado era caduta l’accusa più grave, quella di violenza sessuale per presunti palpeggiamenti.

Nel motivare l’ultima sentenza, di pochi giorni fa, i giudici lasciano intendere che gran parte della classe si fosse coalizzata per vendicarsi del professore e fargli pagare a caro prezzo - accusandolo di condotte indegne - l’unica punizione che gli adolescenti di oggi ritengono inaccettabile: il sequestro di un telefonino. E così il professor Giovanni di Presa, 64 anni, fisioterapista e insegnante di sostegno, s’era ritrovato sotto inchiesta e a novembre 2018 era stato sospeso dall’insegnamento. Nel 2020 il rinvio a giudizio, nell’estate del 2021 l’assoluzione dal reato di violenza sessuale ma la condanna a un anno e 4 mesi per i maltrattamenti nei confronti dell’alunna a cui faceva da docente di sostegno. La ragazzina, seguita per un deficit di apprendimento, lo accusava di averla presa per i capelli tirandole anche qualche schiaffo, ma poi aveva ritrattato, confessando che erano stati i compagni a coinvolgerla in quella messa in scena contro l’insegnante. Così l’ultima sentenza ha cancellato la condanna in primo grado con la formula “perché il fatto non sussiste”.

Intanto però la vita del prof Di Presa è finita in un precipizio. Oltre alla gogna, all’isolamento sociale, è stato allontanato dall’insegnamento. «Avevo una posizione privilegiata nelle graduatorie grazie all’esperienza maturata e a un titolo specifico di insegnante di sostegno conseguito alla Montessori dopo il diploma all’Isef - ci ha raccontato -.

Mi sono mantenuto riprendendo a fare il fisioterapista, la mia precedente attività, ma aspiravo a un posto di lavoro fisso e voglio riprendere ad insegnare, è quella la mia missione». Ben più lunga, esattamente 13 anni, l’attesa di uno studente di Civitanova, prima che il Tar Marche certificasse la regolarità del suo percorso scolastico, arrivato fino alla maturità ma ancora sub iudice, per una bocciatura in prima elementare sospesa all’epoca dai giudici amministrativi, ma non del tutto cancellata, fino al dicembre scorso.

Quando l’avevano bocciato in prima elementare si era da poco conclusa la guerra in Iraq e l'Italia s’apprestava a sorbirsi l’ennesimo tormentone estivo, quello de “er Calippo e na bira”, la benzina costava un euro e 30 e a Palazzo Chigi governava Silvio Berlusconi. Adesso quel bambino è diventato grande e sa provvedere a se stesso, tanto che per presentare l’ultimo ricorso - quello che ha scritto la parola fine su questa lunga vertenza - è stato lui stesso ad attivarsi, chiedendo tramite i legali che fosse cessata la materia del contendere.

Dopo un primo verdetto favorevole emesso dai giudici nell’estate 2010, quando il Tar aveva accolto la richiesta di sospensiva dei genitori contro la bocciatura per «un’evidente ed ingiustificata discrasia fra la valutazione del primo e quella del secondo quadrimestre», il percorso scolastico del bambino diventato ragazzo era proseguito con quel giudizio sospeso.

Fino al 21 dicembre scorso, quando i giudici del Tar Marche hanno riconosciuto che «l’avvenuta conclusione del percorso scolastico dello studente rappresenta una sopravvenienza ostativa ad una pronuncia di merito sul ricorso, con conseguente cessazione della materia del contendere, essendo ormai superata la precedente valutazione di non idoneità per l'ammissione alla classe successiva». Il papà dello studente, purtroppo, ora non c’è più e non si è potuto gustare il sollievo di sapere che la carriera scolastica di suo figlio non potrà più essere riavvolta all’indietro da una sentenza.

* caporedattore  del Corriere Adriatico

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