Imprese innovative e spin-off incubatori di un’economia green

Imprese innovative e spin-off incubatori di un’economia green

di Michele Germani
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Martedì 14 Novembre 2023, 06:00

Il pacchetto legislativo “Fit for 55” è stato presentato dall’Unione Europea nel luglio 2021 con la finalità di ridurre le emissioni nette di gas a effetto serra di almeno il 55% entro il 2030. Con gli aggiornamenti che si sono avuti nel corso di quest’anno, di cui si parlerà sotto, il pacchetto finale prevede risultati ancora più ambiziosi arrivando ad una riduzione delle emissioni del 57%. La strategia generale è molto ben delineata ma nel corso degli ultimi mesi si sono perfezionate le direttive per i vari settori e si sono definite alcune misure attuative regionali e nazionali.

Ad esempio, a Luglio sono state approvate le norme che fissano nuovi obiettivi di risparmio energetico, ossia i Paesi UE dovranno garantire, collettivamente, una riduzione del consumo energetico di almeno l’11,7 %, rispetto allo scenario di riferimento fissato al 2020. Fino al 2025 si dovrà risparmiare l’1,3% ogni anno, percentuale che verrà progressivamente aumentata arrivando al 1,9% entro la fine del 2030. I settori di intervento sono molteplici e si va dalla pubblica amministrazione ai data center, passando per l’edilizia ed il mondo della produzione manifatturiera. Il settore pubblico farà da volano, in quanto avrà obiettivi in termini di percentuali di risparmio che si avvicinano al 2% per ogni anno. Tra gli interventi si prevede che circa il 25% degli edifici pubblici dovranno essere trasformati in edifici a emissioni zero. Un altro elemento della revisione è la direttiva sulle energie rinnovabili. L’accordo fissa l’obiettivo vincolante in materia di energie rinnovabili, per il 2030, ad un minimo del 42,5%, rispetto al precedente obiettivo del 32%. In pratica, ciò farà quasi raddoppiare la quota esistente di energia rinnovabile prodotta nell’UE.

Il pacchetto, inoltre, comprende obiettivi per “dare un prezzo” all’inquinamento e generare investimenti verso la transizione verde, nonché sostegno sociale per i cittadini e le piccole imprese. Infatti, per garantire condizioni di parità per le aziende europee, il meccanismo di adeguamento alle frontiere del carbonio che è stato introdotto, impone che le merci importate extra UE paghino un prezzo per il carbonio equivalente emesso per la parte di ciclo di vita sviluppata fuori Europa. La tariffazione del carbonio e il tetto annuale alle emissioni comportano che chi inquina paghi e che gli Stati membri generino entrate che possano essere investite nella transizione verde. Il nuovo sistema di scambio delle emissioni estende gradualmente la tariffazione del carbonio a nuovi settori dell’economia, in particolare i combustibili per trasporti e riscaldamento e il trasporto marittimo.

Con questa misura, gli Stati membri spenderanno il 100% dei proventi derivanti dalla tariffazione in progetti legati al clima e all’energia e alla dimensione sociale della transizione verde.

Il nuovo Fondo sociale per il clima dedicherà oltre 86 miliardi di euro per sostenere i cittadini più vulnerabili e le piccole imprese. Questa misura riduce il rischio di “rilocalizzazione delle emissioni di carbonio”, per cui le aziende avrebbero avuto vantaggi nello spostare la loro produzione fuori dall’Europa verso paesi con standard ambientali meno rigorosi. In definitiva, analizzando tutte le traiettorie previste dalla strategia, si possono trarre alcune considerazioni, in massima parte positive e da ritenere opportunità per il tessuto produttivo regionale marchigiano.

In primo luogo, possono esserci numerose possibilità di finanziare gli investimenti per il rinnovo dei siti produttivi nell’ottica di un loro efficientamento energetico. Ad esempio, si può attingere al Fondo per il sostegno alla transizione industriale gestito da Invitalia che si rivolge alle imprese che investono nella tutela ambientale e la cui dotazione iniziale è di 300 milioni di euro. In secondo luogo, queste dinamiche verso nuove soluzioni maggiormente “green”, che interessano svariati settori, dall’edilizia alla meccatronica, possono fungere da volano alla creazione di imprese innovative e spin-off che abbiano come obiettivo la realizzazione di prodotti e servizi eco-sostenibili.

Da questo punto di vista le Piattaforme collaborative marchigiane, finalizzate alla ricerca ed al trasferimento tecnologico, ossia Miracle e HD3FLAB, a Jesi, Marlic, a Camerino, e Fermo-Tech, a Fermo, sono luoghi dove sono presenti le competenze di Università ed imprese sui temi legati al risparmio energetico e all’eco-sostenibilità. Esse possono svolgere il ruolo di incubatori di nuove iniziative imprenditoriali. Infine, i vincoli imposti a chi “importa” emissioni di CO2 sarà un fattore significativo per mantenere, o addirittura riportare, alcuni tipi di produzione in Europa e in Italia.

La rivoluzione “green” in atto è una opportunità enorme e concreta per il nostro sistema Paese, comprese le realtà locali, l’errore da non fare, a livello politico, è quello di non governare le dinamiche con una strategia unitaria implementando meccanismi per gestirla in modo virtuoso. 

* Referente Trasferimento Tecnologico e Direttore Diism, Università Politecnica delle Marche

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