Per innovare il processo produttivo le Regioni devono cambiare modelli

Per innovare il processo produttivo le Regioni devono cambiare modelli

di Donato Iacobucci
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Mercoledì 28 Settembre 2022, 09:18 - Ultimo aggiornamento: 29 Settembre, 14:56

Il dibattito relativo all’impatto sulle Marche dei risultati della campagna elettorale e la discussione intorno al Pnrr hanno concentrato l’attenzione sul tema delle infrastrutture. Tema quanto mai rilevante per i ritardi accumulati su questo fronte. E’ importante, quindi, non perdere queste due occasioni per provare a invertire la rotta. Si tratta però di progetti che avranno bisogno di anni o decenni per arrivare a concretezza. Nel frattempo il sistema produttivo regionale continua a manifestare le difficoltà determinate dalla sequenza di choc negativi che si sono prodotti negli ultimi anni e che hanno avuto un impatto particolarmente negativo su alcuni settori e territori. Nell’impossibilità di influire sulle dinamiche macroeconomiche e sugli choc di portata internazionale ciò che le scelte politiche regionali possono fare è cercare di indirizzare il sistema produttivo verso configurazioni che lo rendano maggiormente resiliente agli choc esterni e maggiormente adatto a fronteggiare i nuovi paradigmi della competizione internazionale. Il riferimento è soprattutto al sistema manifatturiero, poiché a differenza di molti comparti dei servizi è quello maggiormente esposto alla concorrenza.

La capacità di un territorio di trattenere e sviluppare produzioni manifatturiere è un’importante cartina al tornasole della capacità di essere competitivo nel contesto internazionale. Con la riforma del titolo 5 della Costituzione le regioni hanno notevolmente accresciuto le competenze in materia di politica industriale, in particolare nei confronti delle piccole e medie imprese. A fronte di queste competenze le regioni dispongono di scarse risorse nazionali o regionali ma possono contare sui fondi strutturali europei. Nel periodo di programmazione 2021-2027 la Regione Marche, passata nel frattempo fra le regioni in transizione, riceverà oltre un miliardo di euro dai fondi Fesr e Fse, in gran parte destinati a favorire i processi di innovazione del sistema produttivo. E’ un ammontare rilevante in termini assoluti ma che se commisurato al Pil regionale, pari a circa 40 miliardi di euro, determina un’iniezione di risorse pari allo 0,4% all’anno. Una percentuale significativa ma non sufficiente ad influire sulla direzione di marcia del sistema a meno che non è indirizzata su specifici obiettivi.

E’ proprio per aumentare l’impatto dell’allocazione dei fondi strutturali che a partire dalla programmazione 2014-2020 la Commissione Ue ha obbligato le Regioni a dotarsi di una strategia di specializzazione intelligente; cioè ad individuare, di concerto con i principali stakeholder, alcuni ambiti prioritari su cui concentrare le risorse. La concentrazione delle risorse è fondamentale per ottenere massa critica negli investimenti in ricerca e innovazione e in questo modo determinare effetti significativi di trasformazione e diversificazione del sistema produttivo. Sulla carta tutte le Regioni hanno adottato questa strategia (essendo condizione per ricevere i fondi) ma di fatto poche sono riuscite e sviluppare politiche di effettiva concentrazione delle risorse. La Regione Marche non fa eccezione e per la programmazione 2021-‘27 ha adottato una strategia tendente a sostenere i processi di innovazione in tutti i principali ambiti produttivi presenti nella regione. Gran parte delle regioni italiane si sono orientate in questo senso, anche per la necessità di aiutare il sistema produttivo in un momento di difficoltà.

L’attenzione a sostenere l’esistente piuttosto che a favorire il cambiamento è comprensibile in ottica di breve periodo; rischia però di essere poco efficace a preparare il sistema ad essere più competitivo e resiliente nel medio e lungo periodo. Ieri sono rientrato da Praga per l’invito ad intervenire all’annuale conferenza dei cluster europei organizzata dalla Commissione Ue. Si è discusso del ruolo dei cluster e delle politiche regionali per promuovere l’innovazione e la transizione digitale ed ecologica. Il confronto con le diverse esperienze europee conferma l’impressione che su questi temi le Regioni italiane stanno manifestando maggiore propensione a sostenere l’attuale modello di specializzazione piuttosto che a favorire il cambiamento.

* Docente di Economia alla Politecnica delle Marche  e coordinatore Fondazione Merloni

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