Serve una regione al singolare per l alta velocità sull Adriatica

Serve una regione al singolare per l’alta velocità sull’Adriatica

di Lolita Falconi
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Sabato 21 Ottobre 2023, 05:55

Il tema dell’arretramento della ferrovia che corre lungo l’asse adriatico va messo in cima alle priorità dell’agenda politica dei prossimi mesi. La visita del vicepremier Matteo Salvini nelle Marche, per l’esattezza a Macerata, lo scorso 29 settembre, ha riacceso il dibattito sul futuro dei binari nella nostra regione. Il ministro, parlando di infrastrutture per le Marche, ha infatti detto di sapere che la rete ferroviaria è oggetto di discussione e aggiunto: «Non imporrò mai una ferrovia, ma sappiate che l’Alta velocità per me è una priorità e mi auguro che i territori si mettano d’accordo».

L’accordo di massima sulla necessità di un arretramento dell’attuale tracciato per il passaggio dell’Alta velocità in realtà già c’è. E i nostri rappresentanti territoriali devono parlare chiaro, sempre più chiaro, su questo tema per non dare alibi a nessuno. La comunità regionale è in grandissima attesa del primo studio di fattibilità, secondo quanto aveva anticipato lo scorso aprile il vice ministro alle Infrastrutture Galeazzo Bignami, che aveva chiarito che sulla dorsale adriatica la nuova linea ferroviaria arretrata è in progettazione.

L’obiettivo è avere le prime ipotesi progettuali per la fine dell’anno. Poi le Marche, regione al plurale, devono sforzarsi di parlare una sola lingua questa volta. Non forniamo sponde a chi vuole tirare la palla in tribuna. L’arretramento solo per il nodo di Pesaro non è stata mai considerata una soluzione percorribile dal momento che così non si realizzerebbe una vera Alta velocità e soprattutto si distruggerebbe un sistema socio-economico fiorente e molto ben avviato lungo la costa marchigiana, da nord a sud.

Basta solo immaginare per un attimo cosa possano significare i treni ad altissima velocità che sfrecciano su e giù per l’attuale tracciato dei binari che costeggia, in molti tratti, le spiagge.

Immaginate locomotive lanciate a 300 chilometri orari a pochi metri dai bagnanti o dalle strutture ricettive che d’estate ospitano migliaia di turisti. Impossibile da pensare. Per le Marche realizzare una nuova linea ferroviaria arretrata rispetto a quella attuale, che potrebbe restare come metropolitana di superficie turistica, sarebbe fondamentale. E a dimostrarlo sono i numeri pubblicati qualche settimana fa proprio dal nostro giornale e contenuti nello studio commissionato da Confindustria Ancona e realizzato dal Centro Studi Confindustria - con il supporto di Open Economics e della Politecnica delle Marche. Per la nostra regione si parla di un investimento da 11,1 miliardi di euro e di entrate fiscali da 2,9 miliardi.

L’Alta velocità in arretramento lungo l’Adriatica genererebbe un impatto sul Pil marchigiano da 3,3 miliardi di euro e la creazione di oltre 4mila posti di lavoro. E questo solo per il nostro territorio. Allargando lo zoom al sistema Paese, l’opera da 44 miliardi di euro totali - e un arco di tempo di 13 anni per realizzarla - che tocca cinque regioni (oltre alle Marche, l’Emilia Romagna, l’Abruzzo, il Molise e la Puglia), si tradurrebbe in 95 miliardi di Pil generato e 144mila nuovi posti di lavoro stabili a tempo pieno.

La mappa dell’Alta velocità restituisce un’immagine per nulla positiva per le Marche visto che siamo tra le poche regioni, insieme ad Abruzzo e Molise (tolte Sardegna e Valle d’Aosta, per ovvie ragioni) a non esserne dotati. Un gap infrastrutturale che si traduce in una frenata anche a livello economico. Perché se non sei ben collegato, non sei attrattivo. E quindi non puoi competere sul mercato globale. Dunque abbiamo davanti mesi importanti e sfide da non perdere. Bisogna disegnare il futuro del nostro territorio che ha bisogno di infrastrutture come non mai per rendere più attrattivo il nostro sistema economico. 

* capo della redazione di Macerata-Fermo

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