Le Marche e il dinamismo del sistema manifatturiero

Mercoledì 11 Maggio 2022 di Donato Iacobucci
Le Marche e il dinamismo del sistema manifatturiero

A fine aprile l’ufficio statistico regionale ha reso note le stime macroeconomiche per le Marche fino al 2025, sulla base delle previsioni fornite da Prometeia. Queste previsioni tengono conto dell’impatto negativo determinato dall’invasione dell’Ucraina da parte della Russia e prospettano per l’Italia un dimezzamento della crescita del Pil per il 2022: dall’iniziale +4,1% al +2,2%. Per le Marche la crescita prevista nel 2022 è dell’1,5%. In realtà si tratta di stime ottimistiche poiché il protrassi del conflitto potrebbe determinare un rallentamento dell’economia globale e nazionale anche più consistente e diversi istituti ipotizzano per l’Italia una crescita di poco superiore all’1%.

 

In una recente analisi di Banca d’Italia si prefigura un possibile calo del Pil per il 2022 e il 2023 in uno scenario pessimistico di peggioramento della situazione di conflitto in Ucraina fino all’interruzione delle forniture di gas da parte di Mosca. In realtà il livello di incertezza sull’evoluzione della situazione nei prossimi mesi è talmente elevato da rendere estremamente aleatorie le stime, anche quelle a breve termine. Indipendentemente dal valore assoluto, le stime di Prometeia relative agli aggregati macroeconomici regionali evidenziano una dinamica delle Marche sistematicamente inferiore a quella media nazionale. Ciò vale per il Pil, per i consumi delle famiglie, le esportazioni e gli investimenti. Proseguirebbe, quindi, una situazione di affanno della nostra regione a mantenere il passo non solo con le regioni più dinamiche del nord ma anche con la media nazionale. Situazione che la regione ha già sperimentato dalla crisi finanziaria del 2008-2009. Si può non dare rilevanza a queste previsioni o ritenere che la bassa crescita non sia un problema; vi è anche chi plaude ad un rallentamento della crescita per i vantaggi che da ciò deriverebbero in termini di impatto ambientale.

Bisogna però considerare che un minore dinamismo rispetto ad altre aree territoriali riduce l’attrattività per le attività produttive e per i giovani, in particolare quelli alla ricerca delle migliori opportunità di impiego. In questo ambito vi sono già segnali preoccupanti della capacità delle Marche di trattenere giovani o di attrarli. Negli ultimi anni le Marche sono risultate fra le regioni con il più alto tasso di emigratorietà (cioè di persone che cancellano la residenza anagrafica per l’estero) e sembra accentuarsi il fenomeno dei giovani, in particolare laureati, che preferiscono cercare opportunità di lavoro in altre regioni. La minore attrattività per i giovani e per le attività produttive contribuisce a sua volta a ridurre il tasso di crescita. In sostanza la minore crescita relativa prevista per i prossimi anni rischia di innescare un circolo vizioso che accentua la tendenza negativa. Il fattore chiave per invertire questa tendenza rimane il dinamismo del sistema manifatturiero.

Le situazioni di crisi aziendale e settoriale osservate nell’ultimo decennio sono fra gli elementi che spiegano il rallentamento dell’economia regionale. Ciononostante, il sistema delle imprese regionali ha tenuto e le Marche continuano ad essere fra le regioni italiane ed europee con la maggiore quota di occupati nel settore manifatturiero. E’ un punto di forza a condizione che il sistema riesca a recuperare i ritardi accumulati soprattutto sul fronte della capacità innovativa e della diversificazione verso settori a più alto contenuto di tecnologia e di conoscenza. Molto dipenderà dalla propensione imprenditoriale dei marchigiani. Ma molto può fare anche l’intervento pubblico data anche l’inusuale abbondanza di risorse a disposizione per i prossimi anni.

E’ un’occasione unica e non destinata a protrarsi oltre l’orizzonte di un quinquennio. Per questo è essenziale che le scelte in termini di investimenti infrastrutturali e di sostegno e indirizzo al sistema produttivo siano essere fatte con estrema oculatezza. La prolungata situazione di stagnazione ha moltiplicano le richieste di interventi assistenziali, dei quali sarà inevitabile tenere conto. Occorre però evitare il rischio che questo penalizzi gli interventi in grado di favorire le condizioni di crescita di lungo periodo.

 

* Docente di Economia alla Politecnica delle Marche e coordinatore Fondazione Merloni

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