La macroregione Adriatico-Ionica per una vera Europa di progresso

La macroregione Adriatico-Ionica per una vera Europa di progresso

di Donato Iacobucci
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Mercoledì 14 Settembre 2022, 06:35 - Ultimo aggiornamento: 29 Settembre, 14:56

Durante questa settimana Ancona ospita una serie di iniziative che fanno riferimento alla macroregione Adriatico-Ionica. Le iniziative si svolgono in gran parte presso la Facoltà di Economia “Giorgio Fuà” e sono organizzate dall’Università Politecnica delle Marche in collaborazione con UniAdrion (l’associazione delle università della macro-regione), il FAIC (Forum delle Città dell’Adriatico e dello Ionio) e l’IAI, l’Iniziativa Adriatico Ionica, che raggruppa i ministeri degli esteri della macro-regione e che fin dalla storica firma della “Dichiarazione di Ancona” nel 2000 ha la sede nel capoluogo marchigiano.

Tra gli eventi in programma, vi sono iniziative di formazione, incontri tra rappresentanti delle università e delle associazioni studentesche, la conferenza Redete, incontri B2B tra imprenditori. Non mancano i momenti di aggregazione culturale, che si concluderanno venerdì prossimo con uno spettacolo di musica di ispirazione balcanica in Piazza del Plebiscito. Le tensioni geo-politiche che si sono riacutizzate con l’invasione dell’Ucraina da parte della Russia hanno drammaticamente riportato all’attenzione la situazione dei Balcani occidentali verso i quali l’Italia e l’UE hanno mostrato negli ultimi anni una colpevole distrazione. Non è un caso che la scorsa settimana il Presidente Sergio Mattarella si è recato in visita ufficiale in Albania e Macedonia del Nord anche per ribadire il convinto sostegno dell’Italia al processo di adesione di questi due paesi all’Unione Europea.

Come ribadito dal Presidente nel suo discorso al parlamento di Skopje: «l’ingresso a pieno titolo nella famiglia europea dei Paesi dell’Europa Sud-Orientale è destinato a recare un contributo decisivo alla causa della pace in Europa e consente di por fine a un ritardo della storia nel processo di integrazione del Continente». Se vi è un generale consenso sulla prospettiva finale, non altrettanto si può dire con riferimento all’effettivo interesse dei paesi dell’Ue nel creare le condizioni che consento di accelerare o quantomeno di non ritardare sine die il processo di integrazione. E’ importante tenere conto che alcuni dei problemi creatisi con le recenti guerre balcaniche sono stati congelati ma non risolti; ciò riguarda in particolare gli assetti territoriali e istituzionali della Bosnia & Herzegovina e del Kosovo. Verso i quali l’Ue ha un peccato originale poiché l’attuale situazione è il risultato del deciso e forte intervento della Nato e degli Usa a fronte di un’Europa allora incapace di esprimere una volontà comune oltre che di agire per imporla. Come ha giustamente ricordato il Presidente Mattarella, il valore della costruzione europea non è nella capacità di dominio e di influenza ma nel “… costruire invece, insieme, in perfetta condizione di uguaglianza con i popoli liberi del continente, una prospettiva comune di progresso”.

Prima di essere un’importante realtà economica, l’Europa è infatti un progetto di pace e di riconciliazione fra i popoli e un progetto di condivisione delle sovranità nazionali. Questa prospettiva è tanto più rilevante se pensiamo alla tragica sequenza di conflitti e di divisioni che ha caratterizzato la storia dei Balcani. Ed è proprio per tenere fede a questa prospettiva di condivisione e di costruzione comune che è nata Eusair, la strategia europea per la macro-regione Adriatico-Ionica. Una strategia che nasce con una logica di coinvolgimento di tutti i livelli istituzionali, dalla Commissione UE, agli stati membri, alle regioni e che si fonda sulla mobilitazione e sull’attivismo delle istituzioni, delle imprese e dei cittadini della macro-regione.

Di qui l’importanza delle associazioni – di università, camere di commercio, città, imprese, etc. – e delle iniziative che riescono a mettere in atto in una logica di mobilitazione dal basso piuttosto che di imposizione dall’alto. E’ una logica di governance complessa e che in un paese già fortemente frammentato come il nostro si associa spesso alla confusione. Ma per quanto difficile e poco efficace è l’unica strada che si muove nella prospettiva di uguaglianza e di comune progresso che, come ci ha ricordato il Presidente, è il fondamento della costruzione europea.

* Docente di Economia alla Politecnica delle Marche  e coordinatore Fondazione Merloni

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