Contro le calamità naturali partiamo dall’informazione

Contro le calamità naturali partiamo dall’informazione

di Donato Iacobucci
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Mercoledì 21 Settembre 2022, 05:50

È difficile sottrarsi ad un commento dei tragici eventi della scorsa settimana nella valle del Misa e del Nevola. Ed è difficile accettare l’idea di un tributo di vite umane così alto per effetto di precipitazioni atmosferiche. Gli esperti di meteorologia ci hanno spiegato che si è trattato di un evento del tutto eccezionale per intensità. Ci hanno anche informato che l’eccezionalità emerge soprattutto se si guarda al passato mentre potrebbe non essere tale per il futuro, dal momento che il cambiamento climatico sta accentuando la variabilità delle manifestazioni atmosferiche.

L’individuazione delle cause della tragedia è quanto mai rilevante al fine di evitare che al ripetersi di eventi atmosferici di questa portata si associno le stesse disastrose conseguenze. Al momento le principali responsabilità sono attribuite alla mancata realizzazione di opere di contenimento delle ondate di piena, come le vasche di espansione, o la mancata manutenzione ordinaria degli alvei e degli argini. E’ auspicabile che l’attenzione su questi aspetti cresca anche se difficilmente aumenteranno le risorse a disposizione. La situazione della finanza pubblica, nazionale e locale, ha determinato una progressiva riduzione della capacità di investimento e sta cominciando ad intaccare anche le possibilità di spesa corrente. In questa situazione è probabile che si continuerà con il taglio dei fondi destinati all’ambiente per salvaguardare quelli destinati alle situazioni di disagio sociale.

Alcuni commentatori hanno messo in evidenza che il problema non è tanto nella mancanza di fondi ma nella cronica incapacità delle nostre amministrazioni di spenderli. Anche in questo caso non sembra ragionevole attendersi cambiamenti rilevanti. Il nostro sistema istituzionale e amministrativo è rimasto finora impermeabile ai tentativi di riforma e cambiamento. Le norme introdotte con l’obiettivo di incrementare l’efficienza o favorire la semplificazione hanno quasi sempre ottenuto il risultato di aggiungere ulteriori complicazioni procedurali a quelle già esistenti. E’ quindi improbabile che sul fronte della manutenzione del territorio vedremo cambiamenti significativi nei prossimi anni. Un secondo filone di responsabilità è stato individuato in un’urbanizzazione non sempre attenta alla considerazione dei rischi idrogeologici.

Anche in questo caso è improbabile ipotizzare modifiche rilevanti degli attuali assetti insediativi. Infine, si è evidenziata la sottovalutazione da parte del servizio meteorologico regionale della perturbazione in arrivo e della conseguente mancata allerta meteo sull’intensità delle precipitazioni. Se ci sia stata questa sottovalutazione lo accerteranno le indagini della procura. Guardando al futuro è improbabile che i sistemi di previsione possano garantirci informazioni precise sull’entità dei fenomeni e con sufficiente anticipo per prevenirne le conseguenze. Tanto più se aumenterà la frequenza di eventi estremi, più difficili da prevedere nella localizzazione e nell’intensità.

Rimane un ambito che nel nostro paese è sottovalutato ed è quello dell’educazione ai comportamenti individuali in presenza di calamità naturali. Calamità che non si possono prevedere ma che gli attuali mezzi tecnologici consento di monitorare in tempo reale. Questa capacità consente una comunicazione rapida che risulta tanto più efficace quanto più gli individui sono preparati a fronteggiare i diversi eventi. Un esempio è il sistema di allerta rapido dei terremoti in Giappone che sulla base dei segnali anomali rilevati dalla rete dei sismometri allerta la popolazione utilizzando radio, televisione e messaggi telefonici.

L’anticipo può essere di pochi minuti o pochi secondi a seconda della distanza dall’epicentro ma è sufficiente per consentire alle persone di mettere in atto comportamenti che riducono i rischi. E’ una questione di tecnologia ma anche di educazione e di informazione sul modo di comportarsi. In queste situazioni, infatti, i comportamenti individuali sono fondamentali per ridurre i rischi. In Italia si è fatto molto per il comportamento in caso di incendi negli edifici o terremoti. Queste iniziative andrebbero estese a tutte le situazioni di rischio. 

* Docente di Economia alla Politecnica delle Marche  e coordinatore Fondazione Merloni

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