Serve un senso del vivere che non ci lasci indifferenti

Serve un senso del vivere che non ci lasci indifferenti

di Don Aldo Buonaiuto
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Domenica 1 Ottobre 2023, 06:10 - Ultimo aggiornamento: 2 Ottobre, 11:59

«Non possiamo continuare a fare riferimento alla crescita della popolazione mondiale come causa dell’incapacità della terra di nutrire sufficientemente tutti, perché in realtà la vera ragione, dietro il proliferare della fame nel mondo, è la mancanza di una volontà politica concreta di ridistribuire i beni della terra, affinché tutti possano godere di ciò che la natura ci offre». Papa Francesco, nel messaggio per la Giornata internazionale delle Nazioni Unite sulla Consapevolezza degli sprechi e le perdite alimentari, ha messo in luce tutte le contraddizioni e gli egoismi dell’attuale società. In occasione della V edizione del Festival nazionale dell’Economia Civile, il Pontefice ha indicato le due problematiche che segnano particolarmente il mondo di oggi: quella della povertà, ossia delle diseguaglianze in un modello economico che produce scarti e scartati, e quella dell’emergenza climatica.

«Una visione più profonda, ispirata all’ecologia integrale – ha affermato – ci fa capire che alla radice di questi disordini che destabilizzano la convivenza a tutte le latitudini c’è un problema di impoverimento del senso del vivere». Eppure, la tradizione letteraria latina ci tramanda che “nulla di ciò che riguarda l’umanità mi è indifferente”. Sono trascorsi due millenni e mezzo ma la sollecitazione del commediografo Terenzio risuona quanto mai attuale. Martedì prossimo ricorre il triste decennale del naufragio in cui persero la vita 368 migranti nelle acque di Lampedusa. “Sciagura disumana”, l’ha definita il Papa facendo proprio il grido contro “l’indifferenza verso i fratelli” che provoca stragi. Nell’isola siciliana divenuta epicentro dei flussi migratori, Jorge Mario Bergoglio ha compiuto il primo viaggio del pontificato. Il canale di Sicilia è stato teatro della tragedia avvenuta esattamente dieci anni fa di fronte alla “Porta d’Europa” cioè al monumento in memoria dei migranti morti in mare che si staglia all’orizzonte nella parte più a sud di Lampedusa.

Sulle orme del Magistero siamo chiamati ad anteporre il senso della responsabilità fraterna al disinteresse e all’insensibilità per le sofferenze del prossimo.

La misericordia è condivisione, il sentimento di compassione per l’infelicità altrui, che spinge ad agire per alleviarla. Misericordioso è lo sguardo del Papa, figlio di migranti sull’umanità ferita del terzo millennio. Un appello innanzi tutto rivolto ai credenti. “Senza la misericordia la nostra teologia, il nostro diritto, la nostra pastorale corrono il rischio di franare nella meschinità burocratica o nell’ideologia”, scrive Francesco in una lettera alla diocesi di Buenos Aires. L’accoglienza è un’opera di misericordia nella morale cristiana e in senso più generico è un atto di bontà, di carità verso chi soffre. “Dio perdona tante cose, per un’opera di misericordia”, scrive Alessandro Manzoni nei Promessi Sposi.

Il Papa se n’è accorto quando, diventando vescovo, iniziò a lavorare con i poveri in Argentina. Per questo le sue attenzioni sono prima alle persone che non alle strutture preposte. Non categorie sociologiche, ma luoghi dove essere Chiesa e far vivere il messaggio evangelico. Se parla della donna è perché ha ascoltato realmente le donne di Plaza de Majo; se parla di periferie è perché la Settimana Santa, anche da vescovo, la celebrava nei barrios; se parla di migranti è perché ha dovuto accogliere peruviani, boliviani e paraguayani giunti a Buenos Aires e finiti nel vortice della spaventosa crisi argentina del 2003. Questa è la Chiesa nel mondo contemporaneo della “Gaudium et Spes” che Francesco promuove.

Lo ha ribadito il cardinale Pietro Parolin a Padova in una conferenza nella Facoltà teologica del Triveneto in piena concordanza con il richiamo del Pontefice a una teologia incarnata che metta i teologi a confronto con la quotidianità. È un invito, rivolto a tutti gli uomini di buona volontà, a ricevere la luce del Vangelo nell’accoglienza e nel dialogo. Un nuovo cammino dell’intera comunità ecclesiale a favore di un’umanità condotta a ritrovarsi nella luce e nello splendore di Dio. Pur essendo la stessa di ieri, la Chiesa vive e realizza in Cristo il suo oggi.

*  Associazione Comunità Papa Giovanni XXIII 

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