La pace non solo è possibile ma indispensabile come l’aria

La pace non solo è possibile ma indispensabile come l’aria

di don Aldo Buonaiuto
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Domenica 6 Novembre 2022, 05:50 - Ultimo aggiornamento: 13:27

La manifestazione nazionale per la pace, realizzata a Roma, ha dato voce e visibilità a quanti non credono che la via delle armi possa portare alla concordia tra i popoli. Dopo 260 giorni di feroce guerra in Ucraina, a pochi passi da noi, migliaia di persone hanno partecipato all’appuntamento promosso dall’organizzazione “Europe for peace”. Molto significativa la “Lettera a chi manifesta per la pace” che il cardinale Matteo Zuppi, presidente della Conferenza Episcopale Italiana, ha rivolto ai partecipanti con uno stile diretto e originale: «Non sei un ingenuo.

Non è realista chi scrolla le spalle e dice che tanto è tutto inutile. Noi vogliamo dire che la pace è possibile, indispensabile, perché è come l’aria per respirare. E in questi mesi ne manca tanta. È proprio vero che uccidere un uomo significa uccidere un mondo intero. E allora quanti mondi dobbiamo vedere uccisi per fermarci?». Intanto Papa Francesco nella sua visita in Bahrein, ha evidenziato ancora una volta l’insensatezza della guerra: «Mentre la maggior parte della popolazione mondiale si trova unita dalle stesse difficoltà, afflitta da gravi crisi alimentari, ecologiche e pandemiche, nonché da un’ingiustizia planetaria sempre più scandalosa, pochi potenti si concentrano in una lotta risoluta per interessi di parte, riesumando linguaggi obsoleti, ridisegnando zone d’influenza e blocchi contrapposti. Sembra così di assistere a uno scenario drammaticamente infantile».

Il successore di Pietro, nel 39° viaggio apostolico del suo pontificato - il nono in Paesi a maggioranza musulmana - ha percorso un itinerario all’insegna del dialogo interreligioso, della pace, del dialogo e dell’incontro tra uomini di fedi diverse. Al contempo ha sottolineato come la guerra sia il frutto acerbo di un infantilismo mascherato da elevate e insondabili strategie di conquista per soddisfare chissà quali obiettivi. Quando due bambini litigano per lo stesso giocattolo e arrivano a urlare: «Questo è mio… no, è mio… no, lasciamelo…», a un certo punto deve intervenire un adulto a dire basta, a fermare l’alterco per non farlo deflagrare. Sicuramente non accontenterà entrambi i contendenti ma quel mediatore potrà calmare gli animi cercando per l’insoddisfatto un’alternativa che gli restituisca serenità, pace. Anche di questa figura “terza” si avverte oggi la mancanza nei luoghi di conflitto. Soffriamo l’assenza di leader maturi e quindi capaci di mediazione vera, autorevole e reale. Personalità in grado di chiudere con la guerra per ripristinare la pace. Abbandonare gli altri al loro male è così riprovevole che anche l’indifferenza di questo periodo cupo dovrebbe inquietarci e allarmarci. Il desiderio di pace, infatti, non ha un colore politico e neanche religioso, ma può essere soltanto un istinto di vita e di dignità al di fuori di qualsiasi teatrino.

La manifestazione di Roma mostra che non serve, anzi è ignobile, guardare la guerra come se fossimo seduti ad assistere a una tragica partita di calcio. Bisogna intervenire, mettersi in mezzo e tramutare lo scontro nella forza inesauribile dell’incontro, del dialogo. La vera forza è entrare in quella logica evangelica che in oltre duemila anni ha fermato tante guerre e distruzioni, con quel carico di odio, invidia, sete di potere e di supremazia. C’è un “nemico” ben conosciuto che si nasconde nel cuore di tante persone persino di quelle che si dicono religiose, cristiane, cattoliche, ortodosse.

Non ci saranno mai armi a sufficienza e non basterà neanche il nucleare a cacciare quel nemico interiore che ci porta a vedere il prossimo come un pericolo, un avversario, una minaccia. I cristiani e le persone di buona volontà raccolgano l’invito che il Papa ha rivolto ai fedeli durante la Messa celebrata nel Bahrain National Stadium: «Ecco che cosa ci domanda il Signore: non di sognare irenicamente un mondo animato dalla fraternità, ma di impegnarci a partire da noi stessi, cominciando a vivere concretamente e coraggiosamente la fraternità universale, perseverando nel bene anche quando riceviamo il male, spezzando la spirale della vendetta, disarmando la violenza, smilitarizzando il cuore».

* Associazione Comunità Papa Giovanni XXIII

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