Apriamo le porte del cuore per stare vicini al prossimo

Apriamo le porte del cuore per stare vicini al prossimo

di don Aldo Buonaiuto
4 Minuti di Lettura
Domenica 7 Gennaio 2024, 04:55

«Il mondo attende dai credenti uno slancio rinnovato verso il Cielo. Come i magi, alziamo il capo, ascoltiamo il desiderio del cuore, seguiamo la stella che Dio fa splendere sopra di noi. E come cercatori inquieti, restiamo aperti alle sorprese di Dio». Le parole di Papa Francesco per l’Epifania aiutano a comprendere il significato di questa importante ricorrenza cristiana che abbiamo appena vissuto. L’Epifania è la solennità nella quale la Chiesa celebra la triplice manifestazione di Cristo ai popoli di tutto il mondo: a Betlemme, Gesù bambino è adorato dai magi; nel Giordano, battezzato da Giovanni, è unto dallo Spirito Santo e chiamato Figlio da Dio Padre; alla festa di nozze a Cana in Galilea, mutando l’acqua in vino nuovo, rivela la sua gloria. I Magi, sapienti provenienti dall’Oriente, guardarono verso il cielo e individuarono una stella. Guidati da quel segno luminoso, entrarono nella casa dove si trovava la Sacra Famiglia e adorarono Gesù.

Questi astronomi rappresentano il modello dell’uomo, per sua natura in ricerca, pervaso dal bisogno di andare verso quell’oltre che costituisce il termine dell’esistenza umana. Il cammino esteriore dei Magi era finito, ma a quel punto per loro cominciò una nuova fase, un pellegrinaggio interiore che cambiò la loro vita. Intimamente appartenevano a quel genere di persone che hanno fame e sete di giustizia; volevano servire quel Re, prostrarsi ai suoi piedi e così adoperarsi per il rinnovamento dell’umanità. Il mondo di oggi sembra aver perso cultura e certezze tentando di regolare tutto attraverso il denaro e il potere, di scartare sempre più i poveri, di ripristinare la guerra come unico moto regolatore di ogni controversia, di smorzare la fede negandola. Invece la rivoluzione del Vangelo riesce a trasformare tutti quelli che sono ai margini della storia in costruttori del Regno di Dio che, col suo amore, restituisce dignità e libertà agli oppressi e sradica dal cuore dell’uomo la schiavitù antica del peccato. Il bisogno fondamentale di onorare il Signore manifestato dai Magi, quell’imprescindibile esigenza di trovare il principio dell’esistenza, incontrando la ragione stessa del vivere, è da sempre nell’animo di ogni persona.

Le cose di questo mondo possono occupare l’uomo, ma soltanto l’Infinito, colui che lo ha amato e creato, può riempire il suo essere.

Sant’Agostino, infatti, ha scritto: «Signore, ci hai fatto per te e il nostro cuore è inquieto finché non riposa in te». Quando l’essere umano non riconosce il Padre Celeste, giunge la confusione, l’insicurezza e l’individuo vuole diventare il dio degli altri piegando il proprio fratello a sé stesso e soprattutto volendo diventare lui il fondamento della verità e del bene. La vera missione dei cristiani è annunciare che Gesù è il Signore. L’unico modo credibile ed efficace di dare questo annuncio al prossimo è testimoniare che la verità salvifica del Vangelo ha purificato e trasformato realmente l’esistenza di chi crede nel Messia, rendendolo strumento per la creazione di mondi vitali nuovi dove regna la giustizia di Dio.

«Il cuore è una fonte di conoscenza - ha affermato il Pontefice durante un’udienza venerdì scorso -. Noi conosciamo con la mente, con l’intelletto, ma da solo è una conoscenza incompleta: senza cuore non c’è conoscenza umana. Per conoscere dobbiamo conoscere con la mente, col cuore e poi fare con le mani… Non dimenticate questo nel vostro agire». Con tali presupposti, come i Magi siamo chiamati a non avere paura unendo alla contemplazione del Bambinello anche l’azione. Ognuno, infatti, può approfittare del tempo di Natale per aprire le porte del proprio cuore e iniziare a compiere dei gesti gratuiti e disinteressati a favore del prossimo.

Al senso di frustrazione dinanzi alle tante notizie drammatiche che giungono dal mondo è necessario rispondere valorizzando le numerose proposte ed esperienze positive che esistono. Impariamo a scomodarci, a sporcarci le mani donando qualche ora del nostro tempo al fianco di chi ha bisogno e liberandoci almeno un poco dai nostri agi per riconoscere il Salvatore nella nostra storia e in quella dei più poveri e sofferenti.

*  Associazione Comunità Papa Giovanni XXIII

© RIPRODUZIONE RISERVATA