Cresce il partito del non voto: è sua la maggioranza relativa

Cresce il partito del non voto: è sua la maggioranza relativa

di Lorenzo Sconocchini
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Martedì 11 Giugno 2024, 04:40 - Ultimo aggiornamento: 12 Giugno, 08:57

Nelle dichiarazioni post-elettorali sciorinate a ogni tornata dai candidati premiati dalle urne, due promesse-fotocopia ricorrono puntualmente come in un giorno della marmotta che si replica all'infinito, sempre uguale a se stesso. Una: «Sarò il sindaco (o presidente o parlamentare o europarlamentare) di tutti i cittadini, anche di quelli che non mi hanno votato». L’altra: «Lavorerò sin dal primo giorno per fare in modo di riportare ai seggi gli elettori che non hanno votato».

Sulla prima promessa ognuno può valutare caso per caso, dai risultati del mandato svolto dagli eletti, se sia stata o meno mantenuta. Ma sulla seconda, non c’è alcun dubbio: tutti hanno fallito, in un costante scivolone bipartisan testimoniato in modo inesorabile dai numeri. Tra sabato e domenica nelle Marche, dove 1.281.357 cittadini erano chiamati alle urne per il rinnovo dell’Europarlamento (e in due terzi dei comuni anche per le amministrative) hanno votato in 699.059, con un’affluenza del 54,56%, che sale al 63% nei comuni dove si votava per sindaci e consigli civici.

Nel precedente election-day del 2019 eravamo rispettivamente al 62,1% e al 67,3%. Rispetto a poco più di dieci anni fa, all’ultimo picco di affluenza registrato alle Politiche del 2013 (956.257 votanti, il 79,84% degli aventi diritto) nella nostra regione circa 257mila elettori sono passati al partito del non voto, che quest’anno alle Europee ha raggiunto il 45,44% ed è il partito di maggioranza relativa, staccando di 12 punti Fratelli d’Italia (32,90%) e di 20 il Pd (25,50%).

Negli ultimi 11 anni l’elettorato marchigiano ha perso un numero di attivisti - cittadini che hanno deciso di esercitare il loro dovere civico recandosi ai seggi - pari alla somma dei residenti delle tre principali città marchigiane, Ancona, Pesaro e Fano. E non prendiamocela come al solito con il meteo, con i 30 gradi dell’ultimo weekend elettorale che sabato e domenica scorsi invogliavano i marchigiani a cercare un po’ di sollievo nelle spiagge. Che piova o splenda un sole radioso, che regni l’alta pressione o il maestrale spinga nuvoloni neri, il calo dell’affluenza è un fenomeno costante dell’ultimo ventennio e passa, non certo solo marchigiano.

Alle Politiche 2018, tenute in giornata unica il 4 marzo, molti seggi delle Marche furono resi agibili in extremis liberando gli accessi con pattuglie di spalatori, perché l’appuntamento elettorale arrivava in fondo a una settimana di neve e gelo in gran parte della Regione. Eppure i votanti furono il 77%, quasi 250mila in più di quest’ultima tornata che pure abbinava il voto per l’Europarlamento a quello per i sindaci e consigli comunali di 148 su 225 comuni marchigiani.

E l’anno dopo quell’exploit di affluenza alle Politiche, il partito del non voto tornò a mostrare i muscoli, con il crollo dell’affluenza (62,1%) alle Europee del 26 maggio 2019, abbinate come quest’anno alle amministrative, e tenute in giornata unica. Neanche la contrazione dell’apertura dei seggi, ridotta alla domenica anche per contenere i costi dei frequenti appuntamenti elettorali, può essere addotta come alibi.

Nelle ultime Regionali del 20-21 settembre 2020, vinte dal centrodestra con Acquaroli, la coda dell’emergenza Covid impose di tornare alle urne aperte anche di lunedì, per evitare pericolosi assembramenti ai seggi: eppure votarono poco meno di 6 elettori su 10 (59,8%). Un buon risultato rispetto alle precedenti regionali del 2015, quando l’astensione superò di qualche decimo il 50%, ma un crollo al cospetto delle politiche di due anni prima (-17% di affluenza). Neanche giova ragionare troppo su quale sia il periodo dell’anno migliore per chiamare i cittadini al voto stimolando la partecipazione. Alle Politiche del 25 settembre 2022, prima domenica d’autunno, l’affluenza registrò un crollo, con un dato regionale al 68,39%, 9 punti in meno della tornata elettorale omologa del 2018.

E se il meteo troppo benevolo tiene alla larga gli elettori dai seggi, anche la pioggia (se esagera) non scherza. L’anno scorso, alle amministrative in 15 comuni marchiani, compreso il capoluogo di regione, nel primo turno del 14-15 maggio si votò con un’allerta gialla della Protezione civile per rischio temporali e criticità idrogeologica in tutta la regione, previsioni nefaste avverate con forti precipitazioni che segnarono le due giornate di voto e all’indomani causarono allagamenti e frane.

L’affluenza fu del 57,01%, ad Ancona del 55%, con ulteriore calo al 51,8% due settimane dopo, nel ballottaggio. Più del meteo, pesa senz’altro la disaffezione alla politica, fenomeno intergenerazionale che sarà sì stato accentuato dall’epoca dei social e della disintermediazione, ma che è iniziato senz’altro prima dell’avvento delle piazze virtuali aperte sul web. Nel decennio tra il 1989 e il ‘99, quando Facebook era solo il libro dei volti dei college Usa, l’affluenza alle Europee in Italia era scesa dall’81% a sotto il 70. Ora a livello nazionale siamo sotto la metà (49,69%), nelle Marche poco sopra (54,56%). Non prendiamocela con il solleone, né con i social network. Troppe promesse, pochi fatti.

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